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Riccardo Muti: al Museo del Teatro alla Scala

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“…così da’ lumi che lì m’apparinno
s’accogliea per la croce una
melode che mi rapiva, senza
intender l’inno” (Dante,Paradiso Canto XIV°,118-123).

Da questi versi danteschi, con cui Riccardo Muti ha introdotto la sua autobiografia, egli si è sentito “richiamato alla musica“. Così ci accoglie anche la mostra a lui dedicata per i suoi 75 anni al primo piano del Museo del Teatro alla Scala, che resterà aperta fino al prossimo 16 ottobre.

Sull’onda delle care note di”Va’ Pensiero”, il celebre coro del Nabucco di Giuseppe Verdi, si viene introdotti all’iter professionale di Muti, 34 anni di musica di cui 19 come Direttore Musicale: le tourneè in tutto il mondo, le incisioni discografiche, gli studi approfonditi delle partiture, vissuti da lui ogni volta come “un ripensamento, una riscoperta…”, la sua assiduità alle audizioni…Si può così riconoscere il maestro attraverso l’esame di alcuni autori e opere rivelatesi tra le più significative per lui.Tutto è poi da rileggersi attraverso alcune sue riflessioni, dove immagini e musica si intrecciano solcando il tempo e suscitando nostalgia…

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L’Orchestra Filarmonica alla Scala era stata fondata nel 1982 da Claudio Abbado che la inaugurò col concerto della terza sinfonia di Mahler.Riccardo Muti la diresse per tutti gli anni del suo incarico di Direttore Musicale, periodo in cui incise il ciclo delle sinfonie di Beethoven con la forza del suono che solo lui sa imprimere. Con la sua direzione l’Orchestra alla Scala acquista una particolare “duttilità”: è inconfondibile. I suoi concerti: 155 con l’Orchestra della Scala, due con la New Philarmonica di Londra e la Wiener Philarmoniker, alcuni di questi eseguiti in giro per il mondo, da Berlino, Tokyo,Parigi, Mosca, S.Pietroburgo, fino a New York e poi a Gerusalemme, Poznam...

Alla domanda se oggi l’interpretazione sia migliore di un tempo Muti rispose di no:”Viene data ai giovani…la responsabilità di opere grandi in teatri importanti: bruciare l’attesa vuol dire abituarli a contentarsi di quello che cominciano a capire e il pubblico a non cercare oltre…” Senz’altro egli ritiene che si possa scrivere ancora della grande musica, per questo rispose:”Sì, bisogna dare fiducia. In America e alla Scala ho commissionato pezzi nuovi a compositori giovani…

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La “musica d’oggi”non è con parametri nati più di un secolo fa: è quella che si scrive oggi liberamente, nella proliferazione dei suoni, dei linguaggi e delle idee…” Si ricorda ancora con stupore il virtuosismo incredibile in cui “scatenò le cantanti nell’Europa riconosciuta di Salieri”, che aveva inaugurato la Scala nel 1778, e fu da lui ripresa nel 2004, dopo importanti lavori di ristrutturazione. Non a caso questa sezione è stata intitolata “La Scala e l’Europa: resurrezione”, rappresentata da un magnifico abito di Artemide per la stagione teatrale 1996-97, con la regia di Pier Luigi Pizzi.

“Wagner: la tempesta e la pace”: il secolare conflitto tra verdiani e wagneriani, questi ultimi, prolungatisi poi nelle tendenze estremiste della prima metà del Novecento, ha trovato finalmente la pace con Muti. L’opera del Parsifal lo rivelò in tutta la sua profondità nella” lunga partitura per i protagonisti,Domingo e Meier”…

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Verdi, passionale, emozionale, come scrisse Gabriele D’Annunzio,”diede una voce alle speranze e ai lutti,pianse e amò tutti.” Egli fu “custode appassionato di altre verità“. Così lo rappresentò Muti attraverso la Traviata,il Rigoletto, il Trovatore, fino al Falstaff, riportandocelo “senza tagli e senza acuti aggiunti”, “per non perdere il filo” della drammaturgia e della linea musicale”.

 

Muti desiderava che il musicista mettesse “in ogni nota tutta la sua vita”, per trovarvi quella che per lui era la “verità”. Un fiammante costume rosso rappresenta la Traviata, messa in scena nel 1989-90, grazie all’interpretazione di Tiziana Fabbricini.

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“Mozart: dal Quotidiano all’Assoluto. Mozart è sempre stato considerato “tra le felicità più grandi della musica”, ma dal 1991 fu rivalutato maggiormente:”quell’immacolata sincerità di rivelare tutto insieme, gioia e dolore, amore e debolezze, purificando anzichè giudicare, aveva un fascino irresistibile.” Muti lo riportò alla Scala che fece”tutto esaurito”. Mozart era per lui e l’orchestra,”come il pane quotidiano che ne nutre e ne forma il suono”. Così andarono in scena“Così fan tutte”, “le Nozze di Figaro”, il “Don Giovanni”, con la regia di Giorgio Strehler, realizzando un incontro storico tra la Scala e il Piccolo Teatro: grazie ai loro due grandi maestri…

Grazia Paganuzzi

 

 

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