Russia, estromessa da summit Nato

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Mosca non prenderà parte al vertice Nato che avrà luogo in Galles. I motivi del rifiuto sono correlati alle azioni affrontate dal Paese in Ucraina

La profezia del presidente statunitense, Barack Obama, che a quanto pare sembrerebbe avere eccezionali doti premonitrici – oltre alle innumerevoli altre virtù che lo eleggerebbero alla pari del suo predecessore George W. Bush per ciò che concerne la predilezione per la guerra – , si è compiuta: Mosca non prenderà parte al summit Nato in programma in Galles il 4 e 5 settembre prossimi.

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Putin si ritroverà sempre più isolato,ecco quanto dichiarato dal presidente Obama in una nota in occasione del vertice sulla sicurezza nucleare G7 tenuto all’Aja (Paesi Bassi) lo scorso marzo e caldeggiato fermamente dallo stesso Obama, mentre era già nell’aria un probabile esonero di Mosca dall’incontro delle otto maggiori potenze economiche mondiali (G8) avvenuto a Bruxelles.

La Russia si riscopre visibilmente “messa all’angolo”.Allontanata da quei 28 Stati membri dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (che ad oggi suona come il nome di un club per pochi privilegiati), per via di un abituale  forma di “bullismo” fra Nazioni.

La notizia è stata riferita da un giornale Russo, Kommersant, il quale riporta fonti diplomatiche, secondo cui la presenza della Russia al vertice è ritenuta “irragionevole”. Mosca tuttavia, ammette che non contava di essere “invitata”, visto i trascorsi del G8 e dell’annullamento del summit di Sochi.

Kommerrsant, dal canto suo, auspica un miglioramento delle relazioni fra la Nato e Mosca, dopo che Jens Stoltenberg (ex premier norvegese) prenderà il posto dell’attuale segretario generale Anders Fogh Rasmussen. Fra i temi che verranno affrontati durante il meeting vi è anche il contesto di instabilità interna in Ucraina. Forse è per tale motivo se l’Organizzazione ha deciso di tenere lontano uno dei due Paesi direttamente implicati nella vicenda, invece di usufruire dell’occasione come nuovo punto di dialogo.

La questione si vede aperta dopo che l’Occidente stizzito, ha accolto con animo di sfida l’invio del convoglio russo di aiuti umanitari senza, per giunta, il beneplacito della Croce Rossa. La Russia risponde a queste insinuazioni con un rinnovato affronto: invierà un nuovo convoglio di aiuti nell’Est dell’Ucraina. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri russo Serjey Lavrov.

La notifica di Lavrov che ha fatto mobilitare il web

Non ho visto nulla che possa essere considerato come un’umiliazione nel Donetsk nella sfilata dei soldati di Kiev catturati“.Si è espresso con queste parole il ministro degli esteri Russo, sulla parata dei soldati di Kiev prigionieri, che domenica scorsa, mentre nella capitale ucraina si celebrava la giornata memoriale dell’indipendenza dall’Urss con una parata militare, contemporaneamente a Donetsk, scenario persistente di lotta fra filorussi e forze armate di Kiev oramai da svariati mesi, si è tenuto quello che è stato definito come il “corridoio della vergogna”. La sfilata dei catturati è stata valutata da molti come violazione della Convenzione di Ginevra e condannata persino da Human Rights Watch.

Alcuni rispondono alle accuse -sempre rimanendo nell’ambito dei social networks- pubblicando le immagini del “Maidan” risalenti al febbraio scorso, in cui vengono mostrati militanti filorussi portati in piazza con le mani legate e la scritta ladro sulla fronte. Per quella gente, come denunciato da alcuni utenti, nessuno gridò per la tutela dei diritti umani.

Mosca è disposta a partecipare a negoziati per un’eventuale tregua

Durante una conferenza stampa a Mosca il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov, si è mostrato speranzoso nel confidare in una futura partecipazione ai negoziati sulla cessazione delle ostilità nell’Est dell’Ucraina. Ha comunicato, inoltre, l’interesse affinché l’incontro di Minsk (Bielorussia), che avrà luogo martedì fra il presidente ucraino Petro Poroshenko e l’omologo russo Vladimir Putin, comprenderà un approfondimento particolare sulla questione Ucraina.

Fra esclusioni dai giochi, allontanamenti, contropiedi e vendette, c’è chi nell’Est dell’Ucraina è costretto ad abbandonare la propria casa, i propri affetti e averi. C’è chi vive senza acqua né elettricità, chi ha perso un familiare e chi cerca di proteggere i propri cari. Ai diritti umani di queste persone si è interessato forse qualcuno fra i “potenti”?

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