Siria, una bambina con le braccine alzate in segno di resa diventa il simbolo della guerra

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Le immagini più strazianti e commoventi di una guerra sono quelle che riguardano i più piccoli, i bambini. Lo sa bene il fotografo turco Osman Sağirli, che nel campo profughi di Atmeh, tra la Siria e la Turchia, ha immortalato la piccola Hudea, 4 anni: la bimba, vedendolo, ha alzato le braccine in segno di resa, come se quello sconosciuto volesse spararle. L’espressione del visino è angosciata e impaurita, fin troppo adulta, le labbra contratte, gli occhioni penetranti. La sua foto ha fatto il giro del web toccando il cuore del popolo del social network e si è guadagnata con il suo autore un articolo della Bbc intitolato proprio “The photographer who broke the internet’s heart” (Il fotografo che ha spezzato il cuore di internet). Solitamente, ha spiegato Osman Sagirli, i bambini quando vedono una macchina fotografica ridono, scappano o si nascondono: Hudea no, è rimasta lì, ferma, ma ha pensato che quello strano aggeggio in possesso dell’uomo che le stava davanti fosse un arma che le avrebbe sparato. La prima ha comprendere la forza comunicativa di quella fotografia è stata la fotogiornalista palestinese Nadia Abu Shaban, che lavora da Gaza. Ha postato l’immagine che poi sarebbe stata ripresa su Twitter ben 11 mila volte. Non sempre accompagnata da voci veritiere sulla sua autenticità, la foto di Hudea, una bambina che viveva nel campo profughi con la madre e i fratelli, è stata scattata lo scorso anno ed è stata pubblicata per la prima volta sul giornale Türkiye, per il quale Sağırlı ha lavorato per 25 anni, occupandosi di guerre e disastri naturali. Ha sempre avuto un occhio particolarmente attento per i bambini, perché i loro occhi mostrano la sofferenza in modo più vero di quello che a volte fanno gli occhi degli adulti.

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Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).
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