“Sotto il segno di Leonardo”: al Museo Poldi Pezzoli a Milano

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Verso la fine del Quattrocento fu straordinaria la fioritura degli artisti a Milano: lo rivelano le opere della mostra: “Sotto il segno di Leonardo. La magnificenza della Corte Sforzesca nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli”, aperta fino al 28 settembre 2015. L’apogeo dell’espressione artistica fu raggiunto alla corte di Ludovico il Moro, grazie anche al Bramante e a Leonardo da Vinci, giunti a Milano nel 1481-82. Ciò valse non solo per la pittura, ma anche per opere di oreficeria, tessuti in seta e oro, spesso dono di chiese.

Fu Leonardo ad influenzare profondamente la scuola artistica Lombarda. Suo più grande interprete ed allievo fu Boltraffio, mentre Andrea Solario si rese indipendente dall’influenza del maestro, causa anche un lungo soggiorno a Venezia, trovando un suo particolare linguaggio. Un bronzetto, che raffigura un guerriero con scudo, costituisce già una scultura  preparatoria alla Statua Equestre dedicata a Francesco Sforza, ordinata da Ludovico il Moro.

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Ci inoltriamo tra le opere della Scuola Leonardesca, ammirando la dolcezza della “Madonna della Rosa”, una Madonna con Bambino di Boltraffio, della seconda metà del Quattrocento. Nello stesso periodo in cui fu eseguita, Leonardo stava realizzando la Vergine delle Rocce, oggi al Louvre: non a caso, le immagini dei due quadri si richiamano per l’espressione e la delicatezza dei lineamenti…

Un’altra Madonna è rappresentata con un copricapo in stile un po’ orientale, e un nastro azzurro intrecciato– forse un’aggiunta successiva-: è la “Vergine che allatta il Bambino”, di autore ignoto. Eppure si ritiene sia stata realizzata su disegno di Leonardo, anch’essa da Boltraffio, almeno secondo alcuni critici. Con uno sguardo dolcissimo che si scorge di profilo, si presenta sullo sfondo di un tendaggio rosso  semisollevato, che ne rivela il paesaggio di montagne, che sarebbe stato dipinto sopra un altro disegno più “petroso” e simile alla Vergine delle Rocce.

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A Bernardo Zenale appartengono i due santi, S.Stefano e S.Antonio da Padova, un po’ fissi in un’immobilità più tipica del Quattrocento. Un tempo facevano parte della parte destra di una pala d’altare della chiesa S.Francesco a Cantù, dipinta per una Confraternita all’inizio del’500. In contrasto  con gli sguardi seri e immobili sono i vivaci colori dell’abito  di S.Stefano e i gesti spontanei . Un vero capolavoro rappresenta poi la” Madonna con Bambino” del Gianpietrino che, pur ancora giovane, seppe esprimere in questa tela con estrema delicatezza il sentimento materno di Maria unito ad una certa malinconia, quasi come segno di un triste presagio. Anche lui apprese la propria tecnica da Leonardo, soprattutto nell’armonia delle forme.

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Accanto si ritrova invece “Riposo durante la Fuga in Egitto” di Andrea Solario, sempre del primo Cinquecento. Incantevoli sono gli sguardi di Maria e Gesù con cui S.Giuseppe, raffigurato anziano, ha un vero “intimo colloquio”. Non manca il famoso” Ritratto di Giovanni Francesco Brivio” di Foppa, oltre ai magnifici arazzi, dove la tinta dominante è il rosso.

Grazia Paganuzzi

 

Sono una giornalista pubblicista dal 1991 laureata in Pedagogia, specializzata in turismo culturale: antichi centri storici e borghi d'arte, residenze d'epoca, castelli, mostre d'arte, storia e musica... Ho viaggiato in Italia, Area Mediterranea, Europa e Centr'America. Ho un mio sito: "voyagedart.com".
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