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Sulle note della musica: il Museo del teatro alla Scala

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La storia di un teatro come la Scala si evolve di continuo e il museo ne raccoglie le memorie, fissandole attraverso ritratti di musicisti, oggetti e antichi strumenti musicali, a cominciare dai mandolini e i fortepiano (l’antenato del pianoforte.) Ve n’è un esemplare stupendo , dipinto con angeli e fiori, e sul retro del coperchio, un affresco della scena”Noli me tangere”.Si sentono nell’orecchio della memoria le loro melodie e storie , che attraverso la musica, hanno espresso sentimenti intramontabili. Ecco, nella prima sala, la vetrina degli strumenti antichi di Pier Luigi Pizzi.

Ad una parete un’arpa, i busti di famosi compositori come Lully, Gluck, una statuetta di Mozart, un busto di Giuseppe Verdi col capo chino su se stesso. I primi cantanti narrano la storia del melodramma, che ispirerà in gesti e costumi quella dell’epoca

Il famoso Arlecchino era rappresentato dal bolognese Giuseppe Domenico Bianco Colelli,divenuto dottore e chiamato a Parigi come Comedien du Roi, mentre la figlia Caterina si era specializzata nel ruolo della maschera vivace e furbetta di Colombina. Fu invece Tiberio Fiorilli, un napoletano, a inventare il celebre personaggio di Scaramouche, rappresentato anche al cinema,Raymon Poisson.Tuttavia la grande riforma del teatro con Carlo Goldoni non si fece aspettare. Il celebre commediografo veneziano lo liberò dalla fissità delle maschere sempre uguali , con le sue commede ricche di spirito e humor nel riprendere difetti e virtù della borghesia e dell’aristocrazia del tempo,i loro conflitti e contraddizioni...In sua memoria è esposto un ritratto tra due delle sue maschere più famose, Arlecchino e Pantalone….Spiccano altri personaggi celebri della commedia goldoniana come Florindo e Rosaura o della commedia dell’arte, come capitan Bombardone e capitan Grillo…

Nel salone centrale si entra in pieno ‘800: è” l’età dell’oro” della Scala e di Milano: da un lato Isabella Colbrano, prima moglie di Rossini, si distingue nelle vesti di “Saffo”, mentre su una parete laterale fa scena la bella Giulia Grisi, a cui è dedicata un teca con altri artisti. Sul lato opposto invece, dietro ad un imponente colonnato, domina il magnifico pianoforte di Franz Listz, donatogli nel 1883, che appartenne poi a D’Annunzio. Troneggia Maria Malibran che fu la prima Desdemona(in “Otello” di Verdi) una star deglia anni’1835-36 ,avvolta in un abito rosso rubino,il bel volto incorniciato dai capelli neri,mentre a sinistra si trova Giuditta Pasta, che fu la prima interprete di Norma(1831), dolcissima, bruna,dalla pelle dell’incarnato e delle spalle candida, come l’abito.

Si giunge così alla sala di Giuseppe Verdi il cui ritratto da giovane,bruno con la barba e lo sguardo profondo, occupa buona parte della parete frontale , di fianco ai due quadri dell’amata Giuseppina Strepponi e, sull’altro lato, quello della prima moglie, morta in giovane età coi due figli piccoli. Giuseppina, nel primo ritratto ancora molto giovane e bella, si presenta con uno spartito in mano- era una cantante lirica-,avvolta in un abito in velluto rosso, l’incarnato ancora fresco e roseo incorniciato dai capelli bruni, mentre nel secondo, in alto, rivela il viso dolce più affilato e smagrito,gli occhi un po’ cerchiati, più sofferti, avvolta in un abito color tenue,celeste. Ecco che i quadri di un museo sanno raccontare la storia delle persone: Giuseppina soffrì tanto per il suo Verdi, a causa dei pettegolezzi che correvano sul loro conto, quando non erano ancora sposati. Egli infatti la sposò diversi anni dopo essersi unito a lei, ragione per cui decisero di andare a Parigi, per poter vivere finalmente sereni, fuori dall’ambiente chiuso e soffocante della provincia di Parma da cui provenivano, la pur amata Busseto.

La facciata del teatro alla Scala del 1852 testimonia i costumi dell’epoca e la sua antica posizione, quando era ancora affacciata ad una via stretta.Ecco Bartolomeo Morelli, colui che offrì al giovane Verdi amareggiato il libretto del Nabucco, il suo primo grande successo di cui rieccheggiano, sempre intramontabili, le sue note più conosciute : “Va’ Pensiero”, che furono cantate come un inno alla libertà al Teatro alla Scala, in occasione della presenza dell’Imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo con la moglie Sissi.

Un grande ritratto di Gaetano Donizetti(ricordiamo di lui la “Lucia di Lamermoor”, l'”Elisir d’amore”…), occupa gran parte di una parete ,nella sala successiva,accanto a quello della bella Adelina Patti, soprano che cantò in “Traviata”(Verdi):”Sempre libera…” “Si’ bella e pura…” “Alfredo Alfredo,di questo core,non puoi comprendere tutto l’amore…”,nel” Barbiere di Siviglia”(Rossini) e in “Aida”(ancora di Verdi),l’opera più imponente del maestro.Di lei scrisse Giuseppe Verdi:””Quando la sentii per la prima volta (aveva 18 anni), a Londra, restai stupito non solo per la meravigliosa esecuzione , ma da alcuni tratti di scena in cui si rivelava una grande attrice.”Giuditta Pasta trionfò invece in “Anna Bolena” di Donizetti al Teatro Carcano nel dicembre 1830 e alla Scala nel’32.

In occasione del centenario dalla nascita di Slavatore Fiume(1915-1997), è stata esposta una mostra temporanea sull’artista al piano superiore , che durerà fino al 20 aprile ’15. Attraverso costumi da lui creati egli riporta alla memoria melodie e scene ben conosciute…

Nell’ultima sala si viene accolti da Verdi che contempla l’immensità del mare, ormai anziano, posato, calmo e riflessivo, mentre forse nella mente risuonavano alcune delle sue più note e incantevoli melodie, che suscitano amore e dolore, questi due grandi sentimenti dell’animo umano che la sua musica continua a rievocare….Verdi morì nel 1901, ma prima riuscì a realizzare ancora due grandi opere, Falstaff e Otello. Dopo lo spettacolo di quest’ultima il maestro e il suo tenore si affacciarono al balcone dell’hotel Milan,mentre Francesco Tomagno intonava l'”Esultate”. Non manca il ritratto di Giacomo Puccini, dalla musica più intima e dolce, che sa toccare le corde più profonde dell’anima: “Mi chiamano Mimì”,”Sono andati, fingevo di dormire…ho tante cose che ti voglio dire, ma una sola è grande come il mare… di “Boheme”, o la commuovente romanza “Un bel dì vedrem…” diMadama Butterfly”, e poi ,Turandot, Tosca sono tra le sue opere più famose. Tra le grandi cantanti entriamo nel Novecento con Maria Callas, bruna, dai grandi occhi scuri ed espressivi, grande soprano drammatico dalla vita travagliata,mentre sulla parete frontale sorride luminosa Renata Tebaldi, celebre soprano lirico.Siamo ormai in epoca contemporanea, ma le note di quelle opere, da loro sapute interpretare mirabilmente, sono sempre le stesse, una musica che riecheggia ancora nell’aree suscitando quei sentimenti che non moriranno mai.

Grazia Paganuzzi

 

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