Terremoto in Puglia, c’entrano le trivelle?

Scontro tra ambientalisti e geologi.

Nella notte un terremoto di magnitudo 3.9 è stato avvertito chiaramente dalla popolazione in tutta la regione Puglia. Hanno tremato tutte le principali città della regione; Carovigno, Ostuni e San Vito dei Normanni sono state le città più vicine all’epicentro, ma gli effetti del sisma si sono sentiti anche a Brindisi, Conversano e persino a Bari, Taranto e a Matera. Sui social si sono riversate quasi subito le testimonianza delle persone residenti nelle zone interessate, che hanno raccontato di avere sentito chiaramente il boato e poi le scosse; tanti si sono riversati in strada ed i centralini dei Vigili del Fuoco sono stati subissati dalle chiamate.

Gli ambientalisti hanno subito collegato il sisma ai lavori di trivellazione in atto nelle zone costiere; già all’inizio dei lavori c’erano state imponenti manifestazioni contro le trivelle ed in alcuni casi si erano anche registrati scontri con le forze dell’ordine. Le associazioni ambientaliste credono che le trivellazioni rendano tutta la zona interessata più fragile e delicata e che quindi il terreno sia molto più soggetto a fenomeni sismici anche di una certa intensità; le trivelle cambiano radicalmente la composizione del terreno e rendono le rocce più fragili e questo crea a lungo andare terremoti anche violenti, dicono gli ambientalisti.

Gli esperti invece catalogano il sisma di oggi come un fenomeno naturale, dovuto allo spostamento delle placche della crosta terrestre, non legato in nessun modo ai lavori di trivellazione. I geologi affermano che il terremoto è scaturito dallo spostamento naturale della placca adriatica su cui poggia anche la Puglia e che quindi le trivelle non c’entrano; i lavori possono proseguire senza problemi e non saranno mai in grado di provocare fenomeni sismici, fanno sapere i sismologi.

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La popolazione locale, tuttavia, non è del tutto convinta che le trivelle siano del tutto innocue per l’ambiente e per la stabilità del terreno e chiede che i lavori siano fermati o perlomeno ripensati in senso più sostenibile per la natura.

 

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