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“Da Tiepolo a Carra’ “alle Gallerie d’Italia alla Scala

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I secoli del Seicento e del Settecento rappresentati da Fiamminghi e dal Tiepolo da un lato e il Novecento da esponenti come Carrà e altri contemporanei dall’altro,attraverso diverse tematiche , sono esposti alle Gallerie d’Italia alla Scala, di Milano, fino al 18 gennaio 2015. Si tratta di 23 opere d’arte selezionate tra i numerosi capolavori di otto fondazioni bancarie, che narrano i temi più consueti dei secoli trattati, come la caccia,la maternità, l’amore, la famiglia…

I primi due secoli: Seicento e Settecento

La scena del Mercato ci introduce nel Seicento visto da un fiammingo, Simon Johannes Van Donw: in esso si ritrovano molti momenti di vita dell’epoca all’ombra di architetture classiche. La vita quotidiana si snoda attraverso una folla composta da nuclei familiari con bambini, contadini che vendono il loro bestiame-un particolare incantevole è la contadinella che munge la capretta…-,in contrasto con eleganti signori con turbante, a cavallo, la nobildonna circondata di dame accanto ad un magnifico cavallo pezzato, che si avvicina ad un variopinto banco di frutta… Sullo sfondo il paesaggio pian piano sfuma fino a dileguarsi tra le colline lontane, sormantate da nuvole…Un’altra opera nitidissima sia nel disegno che nei colori è la “Donna che cuce e due bambini” in un ambiente di povertà.

Di Menageot si distingue il grande ritratto della Famiglia Tiepolo“(1801): la moglie dal volto dolce, con in mano una chitarra, ha uno sguardo un po’ malinconico. I suoi occhi richiamano quelli dei due bambini, in particolare lo sguardo della sorellina più grande. Tuttavia i capolavori più notevoli appartengono a Tiepolo stesso e sono “IL cacciatore con cervo” e “Il cacciatore a cavallo”, soprattutto quest’ultimo per il movimento dell’animale bianco pezzato e il cipiglio aggrottato del suo cavaliere con la feretra sulla schiena.

Un richiamo all’antichità , in stile fiammingo rappresenta “Socrate che beve la cicuta”, di Assereto,(1600), dipinto dai volti particolarmente espressivi e notevolmente realisti, come rivelano il gesto cinico di colui che gli porge il veleno e lo sguardo di Socrate pensoso, che congiunge le mani nei suoi ultimi attimi di vita. Due secoli dopo, in un dipinto dell’800, Socrate ricompare ormai moribondo sul letto, mentre dà il suo ultimo saluto alla moglie Santippe con in braccio il bambino. Lo stile ovviamente è completamente mutato e si rivela nella descrizione di un ambiente povero, nei sentimenti di maternità e di ansietà della donna,secondo la sensibilità dell’epoca.

IL Novecento

Inevitabilmente, passare al’900 rappresenta un salto enorme. Si parte da un capolavoro di Dudreville, “Amore: discorso primo“, ambientato a Venezia, che risente tuttavia ancora un po’ del secolo precedente. Vi sono raffigurate scene di vita quotidiana all’interno e accanto ad un palazzo a cavallo dei due secoli.: al pian terreno, in un salotto borghese dei bambini giocano mentre il papà suona il pianoforte. A dimostrare però che il concetto dell’amore , per l’artista, era molto travagliato, la moglie , abbraccia un altro uomo attraverso la porta. Quest’ultima scena tuttavia potrebbe essere interpretata in altro modo, osservando le due scene nella stanza accanto alla prima, ossia questo saluto, che può rappresentare un vero abbraccio d’amore, messo a confronto con il rapporto superficiale tra un marinaio ed una donna leggera, come rivelano i colori eccessivamente accesi dell’abito-rosso- e del trucco della donna, nonchè lo sguardo di entrambi, che esprime qualcosa di poco pulito. Al secondo piano al centro è protagonista ancora l’amore autentico di due genitori che fanno giocare il loro bambino durante il bagnetto, mentre di fianco, a sinistra, si ha un ritrovo di giovani che si divertono con donne e vino, in netto contrasto con lo svago più autentico e salubre , sul lato destro, di un’elegante dama con un gentiluomo che leggono e ascoltano musica davanti ad una balconata, con sullo sfondo una biblioteca. L’ultimo angolo, al pian terreno sulla destra, rappresenta al suon di una chitarra,due innamorati che si allontanano,e una coppia di amanti abbracciati in gondola, che conferma il luogo, Venezia. Così Dudreville, con strema abilità, ha saputo evidenziare la profonda differenza tra amore vero e sentimento fatuo, il piacere considerato come divertimento superficiale da un lato, o come profondo arricchimento dell’anima dall’altro, con i suoi effetti: un senso di vuoto e noia nel primo caso, contrapposto ad una gioia profonda nel secondo….

Di Carrà è “Madre e figlio”, un magnifico nudo di donna con bambino, che gioca vicino a lei, dalle linee pure e bei chiaroscuri.

In carboncino e tempera Funi ha raffigurato “L’Allegoria della Gloria”del 1940: una gigantesca tela dall’evidente contenuto propagandistico. Siamo infatti in epoca fascista, all’inizio dell’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. Impressionante per lo sguardo angosciato e “Il ritratto di Cinciada” di Annigoni: una figura di uomo povero, come rivelano il manto lacero e le scarpe rotte, il volto sciupato dagli occhi spenti, la cui preoccupazione è accentuata dalla mano sotto il mento, una testimonianza della miseria e povertà , ancora tanto diffusi. “Nell’Alzaia” di Cagnaccio si nota lo sforzo dei marinai che trascinano un’imbarcazione: interessante è il particolare su un angolo della stessa, della Madonna che regge il corpo di Cristo morto…,un segno della fede nell’aiuto di una Madre che nella sofferenza ci è sempre vicino …, e che pare mancare totalmente in in “Baruffa” di De Maria (1926), dove i sentimenti dei personaggi vengono esasperati nell’espressione dei volti, quasi fino al grottesco.

Fine, elegante, ma dallo sguardo molto distaccato è il ritratto di “Mia moglie” ancora di De Maria: la donna è avvolta in un raffinato abito da sera in pizzo nero, con una rosa in mano. Tuttavia gli occhi azzurri paiono ormai disincantati, velati, come il lieve sorriso, di un tocco di ironia. Forse questo non era più amore…

Grazia Paganuzzi

 

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