Trieste, la città dell’Alabarda del Giglio e della Fede “chiama” e l’Italia risponde

Uniti in Piazza dell'Unità d' Italia, i lavoratori portuali e i manifestanti lottano in maniera pacifica anche attraverso le diverse forme di fede. Tutte le immagini all'interno dell'articolo.

A Trieste, una città aperta sul mare e sul mondo, si respira costantemente l’aria della Mitteleuropa. Una città dove si parlano lingue diverse, dove si celebrano riti religiosi diversi. Un luogo dove si incontrano quotidianamente cristiani, ebrei e musulmani nel rispetto delle differenze culturali.

Trieste é da secoli un vortice di culture, di religioni e soprattutto di tanti destini. Una città che “sa integrare” e che non ha compromesso il suo spirito di unione, di fratellanza e di solidarietà mantenendo il rispetto ed il dialogo tra le diverse fedi religiose e correnti di pensiero.

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La fratellanza nella Zona Franca

A Trieste “zona franca”, c’è sempre stato un fiume di fratellanza che é esplosa oggi nei cuori di un Italia unita nella lotta non solo contro il green pass e l’obbligo vaccinale ma verso le libertà individuali previste dalla Costituzione Italiana.

I naturali diritti dell’essere umano sono infatti oggi il punto cardine della protesta di Trieste ma anche del resto d’Italia.

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Perché se “Trieste chiama” l’Italia stavolta ha risposto. E la risposta è pacifica. Davanti alla violenza vista a Trieste durante lo sgombero del Porto il 18 ottobre, e dopo la pioggia degli idranti, il focus della manifestazione è ora la difesa dei diritti naturali dell’uomo.

Diritti che non vengono concessi da un Governo ma che appartengono all’uomo in quanto tale.

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Ha un anima Trieste. E che anima: tante piccole autentiche “nazioni”, che nel corso del tempo si sono radicate ed evolute costruendo rapporti nuovi anche con la vicina Slovenia, dando vita ad una zona neutra, in cui le diversità sono divenute il simbolo della convivenza pacifica sotto il simbolo dell’alabarda che ricorda la lancia di San Sergio ma anche un giglio.

E la purezza di questo giglio, l’abbiamo vista in questi giorni nella lotta onesta di queste persone.

Idranti della polizia come docce di consapevolezza

Abbiamo visto il pugno duro dello Stato tre giorni fa contro manifestanti pacifici, anche attraverso l’utilizzo degli idranti sulla folla. ” Autentiche docce di consapevolezza seppur dolorose” dice Michele Giovagnoli , scrittore animato dalla ricerca della verità e da un universale senso di giustizia.

Perché diventare consapevoli di ciò che sta realmente accadendo e del momento storico che stiamo vivendo è doloroso, ma necessario.

Giovagnoli spiega come molti oramai si rendano conto che “la partita si sta giocando oltre che nelle piazze, su un piano interiore e spirituale.

Qui il link al video: https://100giornidaleoni.it/tv/trieste-e-scontro-spirituale-con-michele-giovagnoli/

Il sostegno ai portuali di Monsignor Viganò

L’immagine dell’ arcangelo Michele sostenuta da un gruppo di manifestanti, by Monica Ellini

Anche il messaggio inviato ai portuali e ai manifestanti da Monsignor Viganò non lascia dubbi al riguardo. Non lasciano dubbio neanche gli occhi limpidi di Stefano Puzzer, leader dei lavoratori impegnato in questa lotta con la spada della fede.

In questa Trieste così cordiale, i manifestanti mantengono con fermezza la decisione presa. Una posizione devastante per chi pensava di poter trattare o pretendeva una resa. Queste persone non hanno accettato la sottintesa proposta di combattere in un terreno fatto di ” frustrazione, rabbia , paura e violenza” come dice Giovagnoli.

Queste persone combattono in un terreno costruito su fede, fratellanza e rispetto reciproco, sostenendo le categorie dei più deboli.

Il sostegno delle persone in Piazza dell’Unità d’Italia è oggi un sostenere il proprio fratello. E questo come conclude Giovagnoli é ” il motore d’amore che genera sostanza“.