Un’antica cittadina verdiana: Busseto

I luoghi, i sentimenti e la musica di un grande maestro: Giuseppe Verdi

Va’ Pensiero, sull’ali dorate….va’ si posa sui clivi e sui colli…,”Pare ancora di sentire l’antica aria che infiammò l’animo degli italiani negli anni più densi di sacrifici e ideali,per le strade di Milano, citta’che col Teatro della Scala Verdi amava tanto,... Tuttavia quella che gli diede i natali nel 1813, fu la terra di Busseto, l’antica capitale dello stato Pallavicino nel 1500, che nell’omonima villa ospita il Museo Nazionale Giuseppe Verdi.

Cerchiamo così di farne un itinerario , anche se non si può dire che Verdi abbia amato Busseto e i suoi abitanti, che orgogliosi del genio partorito dalla loro terra, lo amavano di un sentimento possessivo e geloso,e, peggio di tutto, chiusi nella loro mentalità gretta di provincia, non compresero la sua scelta di amare la cantante Giuseppina Strepponi, che poi divenne la sua seconda moglie.Pur tuttavia, se ne sentì sempre legato, tanto da non volersene mai staccare. I genitori, pur essendo semplici contadini, avevano compreso il talento del ragazzo che passava ore a suonare una spinetta regalatagli dal padre. La sua fortuna vera però cominciò quando incontrò Antonio Barezzi,un commerciante benestante che teneva una drogheria a  Busseto , ma in realtà era un grande appassionato di musica.

Entrare nella casa-museo Barezzi vuol dire entrare  nel cuore della giovinezza di Verdi. A quei tempi egli rappresentava una vera promessa per l’avvenire e studiava intensamente, oltre a suonare l’organo della chiesa di Busseto, sovvenzionato da Antonio Barezzi, che fu il suo benefattore e venne considerato da lui un vero padre per tutta la vita. Fu Barezzi  a fondare insieme al fratello la Filarmonica di Busseto, con sede nel proprio stesso palazzo. Verdi, incoraggiato da lui, tenne un concerto in casa sua, dove conobbe anche sua figlia, la dolce Margherita, che sarebbe divenuta poi sua moglie. Qui si trasferì a studiare prima di andare a Milano, per completare il percorso iniziato. Al suo ritorno sposò Margherita e in quella stessa casa compose una delle sue opere: “I due Foscari”.

Loading...

L’ambiente più importante è il magnifico salone, dal soffitto affrescato e le pareti ricoperte con tappezzerie dell’epoca. Tra gli arredi, ancora originari, risalta in particolare un fortepiano  viennese Tomascheck, che fu suonato da Giuseppe Verdi ne “I due Foscari” e  quando, negli ultimi attimi di vita di Barezzi, egli volle dolcemente accompagnarlo nell’ultimo saluto, con le note di “Va’ Pensiero”. Il ritratto di Barezzi domina sopra il grande camino in pietra del 1600. Tra gli altri ritratti di famiglia si ritrova quello che raffigura “Giuseppe Verdi seduto al caffè Cova di Milano con Puccini, Mascagni, Leoncavallo,Catalani e Toscanini.” In un dipinto dello stesso Barezzi , del 1836, si rivede poi Verdi giovane, dalla folta barba e gli occhi ancora persi in un…sogno..Si possono vedere anche le modifiche date al III° atto dell’Otello del 1894 e le testimonianze del suo unico allievo, Emanuele Muzio.

In Pal. Orlandi,dove visse per due anni con Giuseppina Strepponi, si accede nel vasto salone, mentre in una saletta adiacente si può ancora ammirare il pianoforte su cui Verdi compose alcune opere, tra cui Luisa Miller, Stiffelio e Rigoletto, ma presto  a causa dei pettegolezzi continui dei bussetani  sulla loro convivenza, non essendosi ancora sposati, si trasferirono a S.Agata. Nel palazzo, acquistato nel 1900 dalla famiglia Orlandi ,fu ospite tra il 1913 e il 1926 Arturo Toscanini. Oggi è divenuto un centro dedicato alla musica. Molto elegante è la facciata principale, abbellita da un porticato con arcate a tutto sesto e un rivestimento in finto bugnato, mentre salone del piano nobile è completamente decorato con affreschi .

Ancora Verdi non aveva composto la musica della “Traviata“,che realizzò più avanti,quando Giuseppina soffriva in cuor suo per la loro situazione. Doveva venire fuori dopo alcuni anni in un unico fiotto dal cuore di Verdi “l’aria di Violetta” e il suo disperato “Amami Alfredo”,un dono richiestole e voluto da quella stessa mentalità che non permetteva ad una donna di amare e vivere per aver fatto uno sbaglio…Così Verdi seppe immortalare, mettendo in musica  la storia del romanzo della Dama delle Camelie, Marguerite Gautier  di A.Dumas,divenuta Violetta in “Traviata”, il sentimento d‘amore di ogni donna al di fuori degli schemi sociali…, amore misconosciuto, condannato, ma che pur tuttavia  resta unico, esclusivo, profondo e vasto come l’immensità del mare e del cielo:  in una parola  amore…Forse per questo” La Traviata” restò una delle più grandi opere di Verdi, cantata quasi ogni giorno in un teatro da qualche parte del mondo. Così alla musica dei cori, Nabucco, suo primo grande successo, divenuto inno patriottico,I Lombardi alla Prima Crociata, Aida,etc, Verdi passò alla musica piu’ intima, che rivela i sentimenti più profondi dell’animo umano, di cui fece parte anche il mirabile “Rigoletto”, che impersona il sentimento d’amore disperato di un padre...

Per completare l’itinerario  e dare un occhio alle origini di Busseto è necessario vedere Villa Pallavicino, un magnifico palazzo in stile rinascimentale,adibito a residenza estiva dai marchesi Pallavicino nel 1530, mentre nel 1543 fu sede dell’incontro tra papa Paolo III° e l’imperatore Carlo V° d’Asburgo. In seguito fu affrescata e decorata con stucchi nel 1700 in stile barocco e rococò. Nel 2009 divenne sede del Museo Nazionale di G.Verdi con cimeli e arredi a lui appartenuti, mentre al suo interno sorge il palazzo delle Scuderie, divenuto nel 2014, sede del museo di Renata Tebaldi.

A Busseto non mancano interessanti  eventi :  in primo luogo per completare l’itinerario verdiano, il Festival Verdi, che attualmente si verifica in ottobre.Rinomati sono anche il Carnevale e la Sagra di San Bartolomeo, durante cui si svolgono diversi eventi musicali e si possono gustare diversi prodotti gastronomici locali come i  celebre “culatello”, salame locale di cui esiste ancora il negozio dove si dice andasse a comprarlo la Strepponi.

Grazia Paganuzzi

Sono una giornalista pubblicista dal 1991 laureata in Pedagogia, specializzata in turismo culturale: antichi centri storici e borghi d'arte, residenze d'epoca, castelli, mostre d'arte, storia e musica... Ho viaggiato in Italia, Area Mediterranea, Europa e Centr'America. Ho un mio sito: "voyagedart.com".
Potrebbero interessarti anche