Vaccino Covid: tutto ciò che c’è da sapere a riguardo

Partono oggi le prime vaccinazioni in Gran Bretagna: i dubbi rimangono molti e crescono i dibattiti in merito all'efficacia del vaccino

Sono molti i dubbi che da mesi attanagliano molti riguardo al nuovo vaccino anti-Covid: quali sono i suoi effetti collaterali immediati? E quelli a lungo termine? Le sperimentazioni non sono state troppo veloci? E soprattutto: riuscirà il vaccino a riportarci al mondo pre-pandemia?
Tutte domande più che legittime e che però hanno risposte ancora poco chiare. Chi da una parte grida al complotto, chi dall’altra tranquillizza in merito: insomma, la situazione è tutt’altro che limpida.

Gli effetti collaterali

Le prime risposte, tuttavia, ci sono, e vengono direttamente dai team di dottori e scienziati che hanno lavorato attorno alla creazione dei due vaccini più discussi degli ultimi anni: quello di Pfizer e quello di Moderna.
A tal proposito è stata Kelly Moore, consulente esterna di Pfizer, a rilasciare alcune parole al Washington Post riguardo agli effetti collaterali del neo vaccino.

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Il vaccino è reattogeno” ha spiegato la Moore, chiarendo sul fatto che dopo l’iniezione gli effetti collaterali saranno comuni. Quest’ultimi potranno variare da un braccio dolorante, a dell’irritazione nel punto dell’iniezione, passando per alcuni sintomi della comune influenza.
Ed è del tutto normale” ha poi continuato l’intervistata, anticipando però una certa preoccupazione da parte dei vari team dietro il progetto di vaccinazione.

È la stessa Moore infatti a preoccuparsi affinché la campagna di vaccinazione sia accompagnata da una campagna di informazione.
Se infatti non sarà stata fatta abbastanza chiarezza e trasparenza sugli effetti collaterali del vaccino, il rischio è che al richiamo per la seconda iniezione in pochi si presentino perché spaventati dall’esperienza precedente.
Serve dunque che l’informazione sia limpida al massimo in modo da evitare allarmismi e insensati scandali.

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Effetti a lungo termine

Riguardo inoltre agli effetti collaterali a lungo termine serve fare ulteriore chiarezza.
A parlare a riguardo è stato Seth Welles, epidemiologo della Drexel University, il quale ha ricordato come qualsiasi riscontro negativo dopo la vaccinazione dovrebbe arrivare entro qualche settimana dal vaccino.
Per questo Welles si dice ampiamente fiducioso dell’efficacia del neo vaccino: se così non fosse si sarebbero visti gli effetti negativi sulle persone testate.

A proposito serve un altro chiarimento. Punto critico del vaccino anti-Covid è stato infatti la sua necessaria rapida creazione, che per molti comporta un alto rischio rispetto ad altri vaccini testati su un bacino più ampio.
Le cose, tuttavia, non stanno esattamente così: se è infatti vero che il vaccino di Pfizer e Moderna ha avuto meno test del normale, c’è da tenere in conto che, in tempi normali, i volontari per nuovi vaccini non superano comunque l’ordine della centinaia di migliaia.

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Tutto ciò sempre stando a sentire Welles, il quale ha tuttavia ammesso che, superata una certa soglia di somministrazioni, alcuni rari effetti collaterali potrebbero emergere: tutto questo rimanendo comunque nella media di una persona ogni 200.000 vaccinati.

Miti da sfatare

Ultimo scoglio da abbattere è invece quello, più radicale se vogliamo, legato al presunto pericolo che il vaccino anziché curare possa procurare il Coronavirus se iniettato.

Questa credenza è presto sfatata. Nel caso dei comuni vaccini infatti abbiamo in esame un virus che è stato indebolito, e che, se iniettato, causa una risposta da parte del corpo senza tuttavia costituire un vero pericolo.
In questo caso si ha invece un funzionamento differente: i vaccini di Pfizer e Moderna sono infatti stati costruiti utilizzando solamente la cosiddetta “proteina spike“.

Quest’ultima è quella che forma la corona attorno alla particella di Covid-19. Con la sola introduzione della proteina dunque i ricercatori sono riusciti ad avere una risposta da parte del corpo sufficiente per renderlo immune all’intera particella.
Questo particolare dunque invalida qualsiasi teoria in quanto una proteina non può in alcun modo causare una malattia influenzale.

Gli esperti si stanno ora muovendo affinché le informazioni utili siano alla portata di tutti e affinché la campagna di vaccinazione sia all’insegna della trasparenza.
Questo con i mesi decisivi sempre più vicini e con la prima persona ufficialmente vaccinata contro il Coronavirus in Inghilterra.

Fonti: The Philadelphia Inquirer; Washington Post

Davide Zanettin
Davide Zanettin
Sono Davide Zanettin, ragazzo di 21 anni e studente presso l'università di Trento. L'interesse per il giornalismo e la mia passione nello scrivere nascono anzitutto dalla voglia di esprimermi, obiettivo che mi pongo sempre nei miei articoli con cui cerco di informare mantenendo la maggiore obiettività possibile.