A Venezia…è “volato” il Carnevale!

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Un angelo è volato su Venezia: ha sorvolato il campanile di S Marco e la meravigliosa facciata ricca di trafori di Palazzo Ducale,per poi passare sui riflessi perlacei dei suoi canali in cui si specchiano le bifore e trifore dei suoi palazzi, sui piccoli ponticelli che congiungono vecchie case alle fondamenta, come sulla luce di Canal Grande, sul ponte dei Sospiri – dove davvero “sospiravano i condannati a morte nei secoli passati-come su quello del Rialto e le sue botteghe…Un angelo è volato sulle antiche chiese dei Frari e S .Polo, tra le più conosciute, come sulle più periferiche, S.Stefano, in sestriere dì Dorsoduro e S.Pietro in Castello…,ma anche sulla imponente chiesa della Salute.

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Così,come ogni anno in questo periodo, è esploso il Carnevale, un’ondata di gioia e follia che riempie le calli ( i vicoli) fino a piazza S.Marco di una folla multicolore, per cui il tempo e ogni altra cosa pare essersi fermata,quest’anno almeno fino al 9 febbraio...Innumerevoli persone hanno superato anche i controlli anti-terrorismo, togliendosi le maschere, per arrivare in piazza S.Marco.

Alla Biennale sono di casa i bambini: nei giardini del Padiglione Centrale si svolge il programma del Carnevale Centrale dei Ragazzi, “Giro Giro Tondo intorno al mondo”. Nella più bella piazza d’Italia canti e balli di dame e cavalieri in maschera sono già iniziati. Al Ponte del Rialto si sono svolte danze al suono di musiche del’500...

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Tra calli e scorci di canali che brillano di luci la sera, si possono sorseggiare caffè in abito da  dame del ‘700, in un’atmosfera che ci riporta  a due secoli fa, oppure assistere alle regate in costume e danzare nel salone di un mirabile palazzo, dove gli abiti in tulle e seta dell’epoca volano sui pavimenti in marmo, come avverrà al Ballo del Doge, a palazzo Misani Moretta, il 6 febbraio.

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Il Carnevale tramanda storie della città, come quella delle dodici fanciulle che furono rapite e poi liberate e riportate a Venezia “sugli scudi dei guerrieri”, o “il volo della giovane più bella” al suono di squilli di tromba…La maschera classica tradizionale è la “bauta”, che si indossa con un mantello nero: un tempo quando la si incontrava si diceva in dialetto veneto: “Buongiorno, siora maschera...!”

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La si può trovare ovunque,agli incroci delle calli, che si intersecano come in un labirinto all’ombra dei palazzi, oppure andando ad una delle famose commedie del Goldoni, il più celebre scrittore veneziano di commedie  del Settecento, che, ridando vita ad antiche maschere come Arlecchino, Colombina o Pantalone, rivoluzionò il teatro dell’epoca, mettendo in rilievo con sapiente ironia e spirito difetti e virtù di borghesia e nobiltà:una delle più famose  andrà in scena fino al 7 febbraio, la commedia de “I Rusteghi” al Teatro stabile del Veneto. Si potranno ammirare anche i vecchi mestieri degli artigiani o la creazione sul posto di un gioiello in vetro, il famoso vetro soffiato di Murano, una antica tradizione dell’isola veneziana.

Da alcuni anni si svolge la Festa Veneziana sull’Acqua, che avrà il suo apice nella “Vogata del Silenzio” il 9 febbraio, una sfilata di gondole che solcherà l’acqua, infiammandola dei riflessi dei lumi accesi, nel silenzio della sera.

Desiderio di infinito, di immensità, di gioia…: tutto questo, infine, si esprimerà domenica 7 febbraio nel “Volo dell’Aquila”, la gioia di volare sopra Venezia…

Grazia Paganuzzi