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Verona: tanta arte e storia a Castelvecchio

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E’ il Castello di Verona, più che mai imponente, l’antica fortezza e residenza degli antichi signori della Scala, – è detto infatti Scaligero-che fiancheggia buona parte della lunga via in direzione di Porta Portinari, nel pieno cuore della città antica.
Sull’altro lato, invece, si affaccia sulle verdi acque dell’Adige, attraversandolo col suo bel ponte, dalle cui feritoie e aperture si può godere il panorama del fiume e dei ponti fino alla verdissima collina delle Torricelle, o ammirare le vecchie case a graticcio sull’acqua, mentre ci sorvolano aerei voli di candidi gabbiani.

Il Castello ospita uno dei musei più completi e meglio conservati : in circa trenta sale sono esposte opere di scultura, pittura, sia italiana che straniera, armi antiche,ceramiche, oreficerie,miniature, nonchè le antiche campane cittadine.

Un po’ di storia

Le origini del castello risalgono al 1354-1356, per volere di Cangrande della Scala, il più importante esponente della casata, ai tempi delle signorie. Inizialmente ebbe funzione difensiva, poi ne divenne anche la residenza. Durante il dominio della Serenissima, la Repubblica di Venezia, ospitò anche l’Accademia di ingegneria militare, mentre in epoca napoleonica subì delle modifiche: vennero abbassate le torri ed edificata l’ala settentrionale.

Finalmente nel 1924, grazie a dei lavori di restauro in stile medioevale, iniziò ad ospitare le collezioni civiche di arte veronese, dall’Alto Medioevo al Settecento. Così furono riazate le torri e riedificati i camminamenti di Ronda con decorazioni nello stile originario. Purtroppo non mancarono anche qui i disastri provocati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, in particolare quelli del’45, che lo danneggiarono gravemente. I restauri furono curati da Carlo Scarpa. Soprattutto durante i lavori eseguiti nella Reggia, vennero alla luce dei nuovi reperti archeologici.

Le opere

L’allestimento della Pinacoteca con opere venete dal Duecento al Cinquecento fu rivisitata con un’impostazione innovativa, come per i polittici e i dipinti su tavola…Il percorso venne collegato al Mastio e la Galleria, tramite un passaggio-ponte nel 1964. Magnifiche sono nella Galleria le grandi finestre a bifore e trifore secondo lo stile veneziano, che furono inserite negli anni’20, i pavimenti veneziani, i soffitti a cassettoni…

Scarpa scelse per le opere del piano terra sculture non famose ma significative per la storia veronese, dal particolare color rosa e avorio. Di grande rilievo è considerata la collocazione della statua equestre di Cangrande della Scala , che prima era posta sopra le Arche Scaligere di fianco alla chiesetta di S.Maria Antica, dove oggi si trova una copia, accanto alla bella piazza Dante. Cangrande della Scala fu l’esponente più importante della famiglia perchè il più amato, resosi famoso anche per le conquiste che lo portarono a diventare la guida della fazione Ghibellina dell’Alta Italia(coloro che parteggiavano per l’imperatore contro i Guelfi, difensori del papa). Egli fu anche protettore e amico di Dante che ospitò durante il suo lungo esilio. La statua, in posizione dominante sulla città, si può ammirare dalle mura del castello, così come dal giardino, un verde prato con due vasche d’acqua in cui si riflettono le mura.

Tra le opere più importanti di scultura prevalentemente romanica si trovano “Il Crocifisso e dolenti ” , un’opera del Trecento, in tufo, dell’artista chiamato il Maestro di S.Anastasia e, sempre dello stesso, S.Cecilia e S.Caterina del 1300, la già menzionata statua equestre di Cangrande e quella di Mastino II°, che pure proviene dalle Arche Scaligere. Particolarmente ricca invece è la Pinacoteca. La sezione gotica fu notevolmente florida grazie a Pisanello, con la famosa Madonna della Quaglia, dai lunghi capelli biondi e la bellezza delicata, e la Madonna del Roseto di Michelino da Besozzo.

Magnifico è il passaggio al Rinascimento (1500) con opere di scuola veneziana, come il “Crocifisso” di Jacopo Bellini e, dello stesso,” la Madonna con Bambino con i piedi sul parapetto” e il “Cristo in pietà”. Di Andrea Mantegna, con cui facciamo qualche passo indietro alla fine del 1400, si intravvede la “Sacra Famiglia e una Santa”.Si nota la differenza dal pieno Rinascimento nel fatto che le figure sono molto più immobili e rigide…Nel Settecento si ritrova l’aerea e movimentata pittura del Tiepolo in “Eliodoro saccheggia il tempio”…

Grazia Paganuzzi

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