Villa Carlotta: la regina del lago

villa_Carlotta dal lago

Nelle azzurre acque del lago di Como, a Tremezzo, col suo candido palazzo e il rigoglioso giardino, si riflette villa Carlotta, un vero inno alla bellezza e alla primavera.

In questa magnifica posizione tra montagne e lago, la fece costruire nel 1600 il marchese Giorgio Clerici, così come la vediamo, imponente, immersa in un verdissimo parco ricco di rare specie botaniche. Il massimo splendore tuttavia fu raggiunto con Gian Battista Sommariva, il signore che la ereditò agli inizi del 1800, arricchendola di opere d’arte, tra cui capolavori del Canova e di Hayez, oltre a Thorvaldsen. I mirabili  stucchi e i soffitti decorati ne fanno un quadro unico, meta di appassionati d’arte, intellettuali o semplicemente amanti di tutto ciò che è bello.

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Amore e Psiche a Villa Carlotta
Salendo al primo piano si comincia rimanendo a dir poco sorpresi da una replica di Amore e Psiche, una delle più note opere di Antonio Canova, che gli fu commissionata dal principe russo Yussupoff, ed è conservata al Museo dell’Ermitage  di San Pietroburgo. Il gruppo fu creato partendo da un unico blocco di marmo, eccezione fatta per le ali:  la sua alta qualità lo fece ritenere per molto tempo un’opera del Canova, rimanendo  una delle più conosciute. Una copia della Maddalena Penitente, pure del Canova,è ospitata in una piccola stanza. Ancora oggi, come voleva il Sommariva, è esposta in un piccolo locale dalle pareti in seta grigia, a cui giunge la luce da una pianta di alabastro.

Qui si trova anche uno dei più noti quadri di Francesco Hayez, “L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta”, un olio su tela del 1823, commissionato dallo stesso Sommariva: la fanciulla, di spalle, accoglie il bacio di Romeo sul balcone della sua casa, alla prima luce rosea dell’alba. Gli affreschi staccati e posti sul soffitto e le pareti della sala rappresentano “L’apoteosi di Napoleone Bonaparte”, o meglio ciò che ne rimane dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Il ciclo un tempo ornava la Sala del Trono di pal. Reale a Milano. Su un grande medaglione, l’imperatore sul trono è retto da quattro vittorie alate circondato dai segni zodiacali, dalle Ore e dalle Virtù Cardinali.la fontana, villa Carlotta

Il nome della villa deriva dalla figlia della principessa di Nassau, Carlotta, a cui era stata donata  dalla madre in occasione delle nozze con Giorgio II°, granduca di Sachsen-Meiningen. Il secondo piano è ricco dei mobili ed oggetti  appartenuti ai due coniugi. Colpisce subito il magnifico soffitto a cielo stellato dell’anticamera e le pareti decorate da due grandi scene mitologiche, attraverso cui si giunge alla “galleria”, lunga 30 metri. In questa si apre la camera di Carlotta, il cui gusto femminile si rivela nei mobili in stile tardo rococò, di metà ‘800.

galleria villa Carlotta

Sul tavolo da toilette vi  è il ritratto della principessa, mentre in un angolo, sulla stufa in maiolica, si trova la statua che rappresenta l’allegoria della Seta, con due bambini che portano bachi e trecce di seta grezza.  Sollevando lo sguardo si resta poi incantati dai mirabili soffitti decorati del Settecento. Particolarmente belle sono anche la Sala dell’Arezzo e quella del Salotto Impero. La prima ospita un magnifico arazzo sulla parete in fondo con una scena campestre del 1727-1761. La stessa sala accoglie anche il dipinto della Madonna con Gesù e San Giovannino, che si attribuisce a Pietro Vannucci, detto il Perugino. Inconfondibili nello stile del Perugino, sono infatti l’aspetto di Maria e quello “grazioso” di Gesù  e San Giovannino. I salotto Impero invece è popolato di mobili di origine francese della fine dell’800 in rovere e mogano dipinti.

Villa-Carlotta-Tremezzo
Il parco, che pare immenso, circa 8 ettari ,è ricco di specie botaniche, essenze e fioriture  che in questa stagione stanno esplodendo in una meraviglia di colori. Gradualmente si evidenziano i diversi stili, il giardino all’italiana del Seicento, con le alti siepi geometriche, le statue e i giochi d’acqua,  quello romantico del giardino all’inglese con i suoi grandi alberi, per finire con l‘architettura del ‘900: le variopinte fioriture di rododendri, azalee e specie rare. L’apprezzò particolarmente lo scrittore Gustave Flaubert nel suo soggiorno  sul lago di Como nel 1845, in cui descrisse “la scalinata di pietra che scende fino all’acqua per imbarcarsi, i grandi alberi, le rose che spuntano su una fontana”. Magnifica è la vista che si gode dal giardino all’italiana a Terrazze, con la balaustra  in pietra e i 12 pilastri che reggono altrettante statue di divinità mitologiche in marmo di Candoglia....Sulla fontana al centro vi è la statua di Arione di Metimma, un famoso suonatore di cetra. Si passa tra i colori e i profumi delle camelie,del rigoglioso “bosco dei rododendri”, delle palme provenienti da più parti del mondo, del “giardino roccioso”, come tra gli immensi platani del cosiddetto “giardino vecchio”, celebrati anche da Stendhal.

Grazia Paganuzzi