Abbattimento aereo ucraino: i contraccolpi sull’Iran

I vertici iraniani ammettono l'abbattimento per errore dell'aereo con 176 persone a bordo nei cieli di Teheran. Gli studenti scendono in piazza contro il governo.

Abbattimento aereo ucraino: i contraccolpi sull'Iran
Photocredit: Don White da Pixabay

L’abbattimento dell’aereo ucraino provoca contraccolpi sull’Iran perchè dopo giorni di negazioni le massime autorità sciite hanno ammesso di aver colpito per errore il velivolo dell’Ukrainian Airlines.

Abbattimento aereo ucraino: i contraccolpi sull’Iran e il twitt del presidente Rouhani

Il presidente della repubblica iraniana Hassan Rouhani ha sciolto conseguentemente ogni dubbio ammettendo la responsabilità su Twitter:

Armed Forces’ internal investigation has concluded that regrettably missiles fired due to human error caused the horrific crash of the Ukrainian plane & death of 176 innocent people. Investigations continue to identify & prosecute this great tragedy & unforgivable mistake“.

In effetti, l’Iran ha declinato ogni responsabilità per qualche giorno ma, in conclusione, non poteva negare l’esistenza di filmati che comprovano l’abbattimento dell’aereo.

Il presidente Rouhani si affida, per di più, al risultato dell’investigazione interna delle forze armate da cui risulta che i missili sono stati lanciati per errore provocando “il tremendo disastro e la morte di 176 persone innocenti“. Le indagini proseguono con la promessa “d’identificare e perseguire i responsabili di questa grande tragedia e di un errore imperdonabile“.

Abbattimento aereo ucraino: i contraccolpi sull’Iran in un mare di contraddizioni

L’aspetto curioso dell’ammissione di colpa iraniana è, a dire il vero, il riconoscimento dell’errore imperdonabile unito al tentativo di autoassolversi cercando d’incolpare gli Stati Uniti del disastro.

Gli Ayatollah accusano infatti gli Usa per lo stato di massima allerta in Iran, provocato dalla morte del generale Qasem Soleimani e il conseguente abbaglio di scambiare il velivolo civile per un aereo nemico.

In ogni caso, l’agenzia di stampa iraniana Fars ha confermato che la guida suprema Ali Khamenei ha ordinato al governo di dire la verità sull’abbattimento dell’aereo nel cielo di Teheran e di divulgare pure i risultati dell’indagine al popolo “esplicitamente e onestamente“.

Il rimbrotto di Khamenei alle forze armate di rimediare alle negligenze per garantire che questo errore non si ripeta rischia, in particolare, di offrire un capro espiatorio all’opinione pubblica.

Abbattimento aereo ucraino: i contraccolpi sull’Iran tra responsabilità e proteste

Il generale iraniano Amir Ali Hajizadeh, al comando delle Forze aeree dei Guardiani della Rivoluzione, si è quindi dichiarato responsabile per l’abbattimento dell’aereo ucraino:

Mi prendo la piena responsabilità e rispetterò qualsiasi decisione sarà presa“, ha affermato in un’intervista andata in onda sulla tv iraniana, raccontando di aver “desiderato di morire” quando è stato sicuro che l’aereo era stato abbattuto a causa di un errore dei suoi uomini.

In effetti, il rischio che lo prendano alla lettera è concreto, trattandosi di una teocrazia sciita che, come tale, ha propagandato il lancio dei missili come coraggiosa ritorsione per vendicare il generale Soleimani e si ritrova ora a fronteggiare un effetto boomerang.

La prova video dell’abbattimento

Per cominciare, l’abbattimento ha causato la morte di 176 persone tra cui 57 canadesi. Di conseguenza, la reazione in Canada del premier Justin Trudeau non si era fatta attendere, rivelando l’esistenza di un video che provava l’abbattimento dell’aereo da parte di un missile sui cieli iraniani e per di più ritenuto autentico anche dal New York Times.

Il video mostrava una piccola esplosione al momento dell’impatto con il razzo. L’aereo non è esploso subito perché ha tentato per diversi minuti di dirigersi nuovamente verso l’aeroporto e poi si è schiantato al suolo.

Gli studenti iraniani scendono in piazza contro il governo

Ma gli Ayatollah fanno i conti anche con le manifestazioni studentesche all’università Amir Kabir di Teheran e a Mashhad, nel Nord est iraniano, che hanno trasformato la commemorazione per le 176 vittime in uno scontro aperto con il regime.

I manifestanti sono in effetti furiosi sia per la reticenza del governo sull’abbattimento del velivolo, sia per non aver chiuso lo spazio aereo ai voli civili, nel momento di massima tensione con gli Stati Uniti dopo la morte del generale Soleimani.

Slogan e scontri in piazza

Comandante dimettiti” riferito alla guida suprema Khamenei, “Il nostro nemico non sono gli Usa ma è qui da noi” sono gli slogan più gettonati. La polizia e l’esercito sono intervenuti con molti arresti.

Tuttaiva, anche artisti, personaggi del cinema ed atleti hanno postato sulle proprie pagine Twitter e Instagram messaggi di solidarietà con le vittime del disastro aereo e critiche pesanti al sistema.

Il problema riguarda l’estensione delle proteste anche alle città di Rasht, Kashan, Sanandaj e Amol, con invettive che, in particolare, spaziano da “Guardie, siete voi il dittatore” passando per “Vergogna per voi, lasciate in pace il Paese” fino a “Non vogliamo la repubblica islamica“. Alcuni video mostrano agenti che sparano a Teheran, ma si ignora se ci siano vittime.

La reazione internazionale

L’ambasciatore britannico in Iran Rob Macaire è stato in effetti fermato con l’accusa di aver istigato i disordini. Resta indagato dopo il rilascio, rischiando un altro incidente internazionale, questa volta con la Gran Bretagna.

Il governo russo ha invece derubricato l’abbattimento a incidente ma ha bacchettato l’Iran affinché “impari la lezione” da questo disastro. Non a caso, anche le forze armate iraniane hanno presentato scuse e condoglianze ai parenti delle vittime promettendo una totale riorganizzazione dei protocolli operativi.

Gli Usa sostengono la protesta

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha quindi colto la palla al balzo del malcontento iraniano twittando in lingua Farsi un messaggio rivolto “Al coraggioso e a lungo martoriato popolo dell’Iran:

Sono stato con voi dall’inizio della mia presidenza e la mia amministrazione continuerà a stare con voi. Stiamo seguendo la vostra protesta da vicino e siamo ispirati dal vostro coraggio“.

Gli ha fatto eco il segretario di Stato Mike Pompeo con un post che mostra comunque toni simili:

La voce del popolo iraniano è chiara. Ne hanno abbastanza delle bugie del regime, della corruzione, dell’inettitudine e della brutalità dei Guardiani della rivoluzione islamica sotto la cleptocrazia di Khamenei. Stiamo con il popolo iraniano che merita un futuro migliore“.

Il caso Aramco complica la posizione degli Ayatollah

Il giornalista Andrea Massardo aggiunge su Inside Over un altro tassello ai problemi degli Ayatollah. Si tratta, in particolare, degli impianti petroliferi di Abqaiq e Khurais, situati nella parte orientale dell’Arabia Saudita, e di proprietà della compagnia Saudi Aramco.

Il 14 settembre 2019, 11 missili lanciati da 20 droni hanno colpito questi complessi petroliferi che gestiscono, a dire il vero, due terzi della produzione saudita e l’azione è stata rivendicata dal gruppo separatista yemenita degli Houthi.

L’Arabia Saudita contesta la versione ufficiale

Gli investigatori sauditi hanno indagato sull’attacco in collaborazione con le Nazioni Unite e, conseguentemente, non credono alla versione ufficiale, perché la traiettoria dei missili proveniva da Nord e il livello di precisione rientra nelle capacità balistiche di Teheran.

L’Iran respinge ovviamente ogni addebito e l’Onu non ha ancora formalizzato accuse in assenza della pistola fumante. Tuttavia, l’Arabia Saudita spera, di conseguenza, che le indagini facciano chiarezza in via definitiva e il braccio di ferro tra sciiti e sunniti continua.

Il rapporto dell’Onu getta quindi benzina sul fuoco mettendo l’Iran sotto osservazione come responsabile di una strategia aggressiva che alimenta la tensione nel Golfo Persico.

Le conseguenze sul fronte interno iraniano

Molti osservatori ritengono che la catena di errori, incidenti e comunicazione fallimentare può minare come conseguenza la credibilità interna del regime in modo crescente.

Le proteste della parte meno tradizionalista della società iraniana quindi non cesseranno, nonostante la capacità repressiva degli apparati di sicurezza. Ecco perché l’abbattimento dell’aereo ucraino ha provocato contraccolpi sull’Iran.

Ennesima protesta a Teheran

Non è un caso, infatti, che il fuoco covasse sotto la cenere ancora prima della morte del generale Soleimani. Le proteste di questo inverno hanno infatti provocato  feriti, morti (forse centinaia) e la conseguente disattivazione di internet per milioni di persone.

A dire il vero, molti studenti iraniani siano già finiti nei guai in passato per aver espresso il semplice desiderio di tenere una corrispondenza online con gli studenti americani.

In conclusione, la protesta non si placa e, al contrario, si alimenta, con gli errori plateali del governo di questi ultimi giorni, sempre più combattuto tra desideri di rivincita e necessità di negoziati, per evitare la sfida aperta con gli Stati Uniti e ulteriori crepe sul fronte interno.


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