Albania chiude atenei: no al traffico di lauree

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L’Albania revoca la licenza a diciotto atenei, tra cui la Kristal University, al centro dello scandalo per la finta laurea di Renzo Bossi

Il consiglio dei ministri albanese ha deciso di revocare la licenza a diciotto istituti di istruzione superiore per non aver rispettato gli standard minimi di affidabilità per quanto riguarda l’aspetto normativo edi programmi di educazione.

Altri tredici atenei dovrebbero vedere la propria attività sospesa per almeno un anno, mentre altre sei sedi distaccate di istituti pubblici saranno chiuse, secondo quanto annunciato dal vicepremier albanese Niko Pelshi, ma, assicurano da Tirana, i ragazzi immatricolati in uno di questi istituti potrnno continuare gli studi in altri atenei.

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Intanto, il premier Edi Rama Rama, che conferma la determinazione del suo governo nella lotta contro il traffico di lauree, ha dichiarato che si tratta di – “Una situazione catastrofica, di uno schema truffaldino”.

L’Albania, infatti, detiene, in proporzione, il numero più alto di università in Europa, addirittura otto volte più della Gran Bretagna, secondo un rapporto di 20 atenei per un milione di abitanti.

Rama ha, inoltre, denunciato la concessione di una laurea negli atenei privati albanesi a ben 900 studenti stranieri nonostante non esista alcun programma o lezione in lingua straniera.

Tra gli atenei costretti alla chiusura anche la Kristal University, l’università privata in cui il 29 Settembre 2010 risultava essersi laureato in Gestione aziendale il figlio di Umberto Bossi, Renzo, conosciuto come “il Trota”, in quell’anno consigliere regionale alla regione Lombardia.

Secondo gli atti dei magistrati milanesi che seguirono la vicenda, Renzo Bossi si sarebbe laureato a Tirana pagando ben 77 mila euro, di proprietà della Lega, senza aver mai messo piede in Albania. Anche l’ex senatrice leghista Rosi Mauro fu accusata di aver comprato con i soldi dei rimborsi elettorali del partito, e quindi con soldi pubblici, una laurea in sociologia per la sua guardia del corpo, sempre sborsando 77 mila euro e senza mai esser stata in Albania.

In una nota del vicepremier albanese Peleshi si legge che con la chiusura dei cosiddetti “diplomifici” si vuol – “Mettere fine al vergognoso fiorire di piramidi finanziarie nel settore dell’istruzione e al commercio di diplomi falsi in Albania“.

L’Albania ha intrapreso una vera e propria guerra contro la mercificazione dell’istruzione che si spera possa portare fino in fondo e, perchè no, sproni anche il governo italiano ad affrontare con più attenzione questo tema, molto complesso e controverso, troppo spesso sottovalutato.

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