Allarme Unicef, condizioni disumane nel campo profughi vicino alla Giordania

Bimbi in guerra

Dodici bambini, di cui cinque neonati, sono morti dall’inizio dell’anno per le disperate condizioni nel campo per sfollati di Rukban, nel sud della Siria vicino al confine con la Giordania, lo denuncia l’Unicef.

Per i piccoli la vita è quasi impossibile in un campo insicuro e sovraffollato, tra stupri e tratta degli esseri umani, dove non c’è niente a misura di bambino. Manca tutto, cibo, medicinali e soprattutto delle scuole e dei centri in cui si possano svolgere attività formative e creative. Per tanti bambini la scuola è un miraggio, devono cercare di sopravvivere ed è un vero e proprio lusso pensare all’istruzione.

La vita nel campo

Nel campo non c’è assistenza medica adeguata ed è facile che i bambini perdano la vita per malattie che da noi in Occidente sono considerate perfettamente guaribili. Ogni giorno si compie una vera e propria strage in cui sono i bambini a pagare il prezzo più alto.

“Malnutrizione, sepsi, malattie respiratorie e altre cause facilmente prevenibili con accesso ad assistenza medica adeguata” sono pericoli letali in un campo profughi, dicono i responsabili dell’Unicef. Bambini nati con gravi problemi e non del tutto formati sono la norma al campo, la norma di chi vive in un ambiente estremamente degradato perché non ha altra scelta.

Gli sforzi dell’Unicef

“Nonostante i migliori sforzi della comunità umanitaria per fornire aiuti di emergenza”, aggiunge l’Unicef in una nota, “Rukban, per le disperate condizioni in cui si trova, è un luogo in cui nessun bambino dovrebbe nascere o crescere”.

L’Unicef fa di tutto per aiutare i bambini del campo ma le condizioni di vita sono veramente disumane. Esposti al gelo e alle temperature elevatissime dell’estate è difficile che i più piccoli possano stare bene, si ammalano e molto spesso per loro questo significa perdere la vita. Spesso i bambini e i ragazzini finiscono nella rete della pedofilia e della prostituzione minorile e si abituano alla violenza perché non hanno altra scelta per non soccombere.

Tra stupri e violenze non si può vivere così, non si può crescere in queste condizioni; ma per dei bimbi che si trovano profughi a causa di una guerra che non comprendono e non hanno voluto loro, non c’è futuro.

Valeria Fraquelli
Sono una ragazza di trenta anni con Laurea triennale in Studi Internazionali e Laurea magistrale in Scienze del governo e dell'amministrazione; ho anche frequentato un Master e vari corsi post laurea. Conosco oltre all'italiano, inglese e francese e il tedesco a livello base. Le mie passioni sono leggere, scrivere di attualità, ambiente e animali e viaggiare per scoprire sempre posti nuovi. Oltre che per Quotidian Post scrivo anche per Prima Pagina on line, Notiziario Estero e Report Difesa. Ho anche un blog personale http://valeryworldblog.com
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