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Antica Nimrod: gli scempi dell’ISIS sui reperti archeologici

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Il sito archeologico di Nimrod, o Nimrud, in Iraq fa parte del governatorato di Ninive, che è stato appena liberato dai miliziani islamisti del sedicente Stato islamico dalle forze regolari irachene con l’aiuto delle milizie sciite e curde di supporto: appena arrivati i militari iracheni hanno potuto constatare con i loro occhi l’immane distruzione causata dalla furia cieca degli uomini in nero del sedicente Califfato.

I danni inferti al patrimonio archeologico e artistico della città dagli islamisti sono molto gravi, hanno spiegato in conferenza stampa le autorità irachene, sono molto gravi e i restauri potrebbero durare anche decenni; in qualche caso non si sa neppure se i reperti e i monumenti di Nimrod potranno ritornare al loro antico splendore.

Il colonello Sadiq Mhanna, uno degli alti ufficiali dell’esercito iracheno incaricati della protezione e della salvaguardia del patrimonio artistico e culturale del martoriato Paese mediorientale, ha parlato così all’emittente Euronews dei danni riscontrati a Nimrod: “Questi militanti di Daesh non hanno né storia, né religione. L’unica cosa che hanno fatto è stato distruggere e creare danni in tutti i Paesi del mondo non solo in Iraq. Nei confronti di Nimrod è stato compiuto un vero e proprio scempio“.

La città di Nimrod venne fondata intorno al XIII secolo a.C. dal leggendario re Salmanassar I, e divenne ben presto un fiorente crocevia di scambi commerciali, fino a diventare la capitale dell’Impero assiro nell’880 a.C. sotto la guida del mitico re Assurnasirpal II.

Assurnasirpal II costruì nel centro della città uno splendido palazzo reale, che all’epoca era considerato uno dei più lussuosi edifici del mondo allora conosciuto; il palazzo venne terminato intorno all’860 a.C., come dicono alcuni documenti antichi trovati nel sito archeologico. La città arrivò ad avere una estensione di 360 ettari, ma con la caduta dell’impero assiro nel 610 a.C. venne abbandonata.

Non è la prima volta che i miliziani islamisti distruggono le opere d’arte e il patrimonio artistico e culturale dei luoghi che conquistano, basta pensare alle gigantesche statue di Buddha di Bamiyan in Afghanistan e allo scempio delle rovine di Palmira per rendersi conto di come la furia degli uomini in nero del sedicente Califfato non si fermi di fronte a niente.

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