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Arcuri: “Speculazione vergognosa sulle mascherine. Previste sanzioni”

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La situazione economico finanziaria è conosciuta, la crisi ha anzitutto caratteristiche, dimensione e durata del tutto imprevedibile, comuni a quelle di altre vissute nei decenni scorsi. La sua specificità è la “disordinata durata”: non riusciamo a prevedere per quanto tempo le attività economiche e sociali saranno condizionate e dovranno essere limitate“. Queste le parole con cui il commissario Domenico Arcuri ha dato inizio alla sua video audizione alle Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera.

Durante il discorso di Conte, tenutosi il 26 aprile scorso, il premier avrebbe chiarito anche il discorso “mascherine”, annunciando che si stava lavorando per fissare un prezzo calmierato per limitare qualsiasi speculazione. E così si sta agendo: in base a quanto ha dichiarato Arcuri oggi, sulle mascherine c’è una “speculazione vergognosa“. Il piano è quello di comprarle a 0,38 cent per rivenderle ad un massimo di 50 centesimi, prezzo fissato “nell’esclusivo interesse dei cittadini” per “annientare una speculazione vergognosa rispetto al bene primario della salute. E’ una questione su cui abbiamo ragionato molto ed ha suscitato gli strepiti dei pochi che vengono danneggiati dal provvedimento, nel silenzio dei tanti cittadini che vengono avvantaggiati e che non hanno voce mediatica a differenza di altri“.

Mascherine diventate un bene di prima necessità con il Covid-19

Giustamente, il commissario ha spiegato: “Prima della crisi una mascherina costava in Italia 0,08 euro l’una. Durante i primi giorni della crisi il prezzo era arrivato a almeno 5 euro. Non esisteva una produzione nazionale di questi dispositivi, prima considerati beni di consumo marginale e diventati all’improvviso beni di consumo primari. Siamo partiti da 8 centesimi per mascherina e siamo arrivati a 5 euro. Le analisi dei nostri uffici mi dicono che il costo di produzione di una mascherina è 5 centesimi. Si capisce qual è lo spazio di profitto della categoria”.

Ha continuato poi aggiungendo: “Il prezzo è stato fissato sulla base di alcuni parametri. Le 5 aziende italiane ci stanno già rifornendo le mascherine. Arriveranno a darcene 660 milioni, e ci vendono i beni a un prezzo di 0,38 euro. Quindi mezzo euro è un prezzo che riteniamo 10 volte superiore al costo di produzione. A questo poi va aggiunto il costo di distribuzione, e del 20% superiore al costo al quale acquistiamo noi“.

Obiettivo: “Punire chi specula”

Ha detto ancora Arcuri: “Ho chiesto che vengano previste delle sanzioni per chi, malgrado la norma, vende le mascherine a un prezzo più alto, dice il commissario per l’emergenza coronavirus. A fine estate 100% dispositivi di protezione prodotti in Italia“.

Le lamentele

Contemporaneamente, c’è chi si lamenta, e il discorso di Arcuri sembra quasi coincidere con l’insorgere delle lamentele. Il primo a non essere d’accordo con il prezzo fisso sulle mascherine è il Gruppo Crai. La compagnia ha annunciato che, se le cose stanno così: “Si vede costretto a ritirare dalla vendita, dai negozi del Gruppo, le mascherine chirurgiche“.
Per il Gruppo, 50 centesimi sono pochi. Con la consapevolezza delle loro azioni e del disservizio che genereranno verso i clienti, la Crai dispiaciuta afferma: “Siamo nell’impossibilità di vendere le mascherine ad un prezzo inferiore al loro costo di acquisto. Confidiamo che il governo voglia risolvere al più presto tale situazione in modo da consentirci di riprendere la vendita delle mascherine in questione“.

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