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Assalto al Campidoglio e politica nel solco di Trump

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L’assalto al Campidoglio, ha fatto il giro del mondo scatenando l’indignazione generale per la violenza e le vittime, ma la politica nell solco tracciato da Donald Trump non si cancella e cresce la polarizzazione negli Stati Uniti, mentre i democratici hanno presentato la mozione di impeachment alla Camera dei rappresentanti.

I protagonisti dell’irruzione al Campidoglio

Il 6 gennaio era il giorno previsto per la discussione finale in Congresso sulla vittoria di Biden e per le ultime contestazioni da parte repubblicana, ma è degenerato dopo il discorso di Donald Trump in Georgia che ha incoraggiato la marcia in atto su Capitol Hill, assicurando che si svolgeva pacificamente, mentre la situazione stava per precipitare.

Drammatico il bilancio, con quattro manifestanti e un agente di polizia morti tra un mare di polemiche sulle carenze del servizio d’ordine, che ha alternato momenti di palese indecisione alla reazione finale, permettendo a parecchi manifestanti di scorazzare per ore all’interno dell’edificio.

Gli estremisti che hanno violato il Campidoglio fanno capo a movimenti variegati i cui componenti spesso non si conoscono tra loro e si tengono in contatto via social. Dai Proud Boys, che l’intelligence classifica un’organizzazione estremista con simpatie per il suprematismo bianco, passando per i Boogaloo Boys, che ritengono inevitabile una seconda guerra civile e considerano i lockdown anti Covid misure dittatoriali, si arriva ai sostenitori della teoria complottista QAnon che punta il dito sul “deep state” nemico di Donald Trump e dei suoi elettori.

La ricostruzione di Piccole Note

La redazione di Piccole Note precisa che il video della morte di Ashley Babbit, la donna uccisa da un colpo di pistola dentro il Campidoglio, è stato girato da un “attivista di sinistra”, così definito da Cbs, di nome John Sullivan e fondatore di Insurgence Us, uno dei movimenti più attivi nelle proteste contro Trump.

In pratica, Sullivan e la documentarista Jade Sacker erano sul posto perché avevano seguito la mobilitazione sui social dei sostenitori di Trump, che intendevano marciare su Capitol Hill, e lo stesso Sullivan aveva lanciato un appello per fare anche una contro manifestazione a sostegno dei democratici che poi non è avvenuta.

Piccole Note considera sorprendente l’impreparazione della sicurezza interna, peraltro allertata dall’Fbi, nonostante l’evento fosse preannunciato e di dominio pubblico, ma anche i social hanno lasciato briglia sciolta ai richiami per la mobilitazione, iniziati ben prima del 6 gennaio, per poi chiudere la stalla quando i buoi erano già scappati, oscurando il profilo di Trump dopo gli scontri.

La chiusura del profilo di Donald Trump sui social

Twitter e Facebook hanno chiuso il profilo di Donald Trump ma il giornalista e docente Francesco Giorgino ha chiarito sul Sole 24Ore che è contrario alla missione dei social stabilire chi censurare o no, perché il loro ruolo consiste nell’accrescere la partecipazione dei cittadini alla vita democratica, con inevitabile presenza dei leader politici che comunicano idee e programmi al vaglio di sostenitori e avversari:

Il web, specie nella versione 2.0, nasce e si sviluppa sul presupposto della massima libertà di opinione… E’ difficile o quanto meno troppo disinvolto accostare la mission di una televisione generalista o di un gruppo editoriale offline e online alla proprietà di una piattaforma nata e concepita per orizzontalizzare (e non certo per verticalizzare) la produzione e la fruizione di tutti i contenuti“.

L’opinione di Pierluigi Battista e dei Paesi europei

Non meno tranchant il giudizio di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera che, pur criticando le idee di Trump sui social, precisa che la censura spesso non è imparziale e manca di coerenza, ponendo l’accento su due pesi e due misure di cui i social si rendono responsabili:

Se si mette la sordina al presidente americano ancora in carica per il suo incitamento all’eversione (ma a stabilire se è un reato deve essere la giustizia americana, non Twitter o ciascuno di noi) non si capisce perché si permetta all’ayatollah iraniano Khamenei, nel cui Paese continuano le impiccagioni di dissidenti e le persecuzioni contro le donne, di scrivere che «Israele è un cancro maligno in Medio Oriente che va rimosso e sradicato», e non ci vuole molta fantasia per immaginare come dovrebbe realizzarsi questo sradicamento“.

Il governo tedesco precisa che eventuali limiti alla libertà di parola deve rispettare dettami di legge e non basarsi mai su una decisione privata aziendale, il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire critica il potere arbitrario delle oligarchie tecnologiche e il commissario europeo al mercato interno Thierry Breton sostiene la mozione della Ue per affrontare il potere crescente nella vita pubblica da parte dei colossi del web.  

Gli errori di Trump e la strategia ignorata

Donald Trump ha incendiato gli animi dei suoi sostenitori più esagitati e ha offerto a Joe Biden un assist inatteso per un goal a porta vuota. L’errore più evidente è stato l’incitamento a proseguire la battaglia contro gli eventuali brogli da voto postale, nonostante il presidente avesse già sparato tutte le cartucce in ogni sede giudiziaria.

I tribunali erano in una posizione delicata e poco adatta a esprimere un giudizio sereno: allungare le indagini, ma senza certezza di trovare la pistola fumante, esponeva a scenari estremi, dato che le frange dei Black Lives Matter e Antifa avevano già minacciato di mettere a ferro e fuoco le principali città americane se Trump avesse avuto il minimo appiglio a suo favore. Per questo, molti suggerivano al Tycoon di accettare la sconfitta, restare il regista del partito repubblicano e preparare una contro strategia politica per approfittare degli errori dei democratici, alle prese con un partito dilaniato dalle lotte fra correnti.

Ma l’ostinazione eccessiva del Tycoon ha motivato le frange più estreme del suo elettorato che si sono sentite in dovere di compiere i gesti vandalici e violenti in Campidoglio a difesa della democrazia minacciata, convinte di essere patriottiche, con tanto di copricapi di pelliccia sovrastati da corna di bufalo, in stile ribelli di montagna del vecchio West, e bandiera americana al seguito.

La politica interna di Donald Trump

Di certo, l’assalto al Campidoglio e la politica nel solco di Trump sono due lati della stessa medaglia, quindi non si può ignorare che il TYcoon è il presidente repubblicano più votato, nonostante la pandemia Covid-19, da 74 milioni di elettori bianchi, giovani, anziani, moltissime donne, comprese il 40% delle laureate, cristiani e musulmani, ispanici di Florida e Texas oltre che da parte della middle class afroamericana, specie in Georgia per una serie di provvedimenti:

  • Contrasto alla delocalizzazione di molte aziende americane offrendo più opportunità di lavoro in patria
  • Aumento del potere d’acquisto e contrattuale di milioni di americani
  • Consenso di molti comparti del manifatturiero che si sentivano abbandonati dalle politiche precedenti, anche se resta il problema di armonizzare la produzione tradizionale con l’inevitabile evoluzione tecnologica ed ecosostenibile
  • Ha promosso la definizione e produzione veloce del vaccino anti Covid-19
  • Erogazione veloce dei ristori per la pandemia sui conti correnti di milioni di americani
  • Ha unito milioni di cattolici, protestanti e musulmani praticanti sul tema della difesa della vita contro l’interpretazione più permissiva dell’aborto che molti democratici estenderebbero, a certe condizioni, fino a fine gravidanza.

La politica estera

  • Uso contestato dei dazi, ma soprattutto come strumento tattico per riprendere le trattative da posizione di forza
  • Ha affrontato il dossier Cina con un approccio volto a superare la paura paralizzante verso il Dragone
  • Superamento dei colloqui pluriennali ma poco decisivi per arginare il ricorso all’atomica iraniana e, nonostante l’eliminazione del generale Soleimani, non ha scatenato alcuna guerra
  • Apertura alla Corea del Nord con incontri storici, alternando minacce a negoziati sotterranei
  • Avvio del percorso di normalizzazione con gli accordi di Abramo tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, senza farsi condizionare dal rifiuto della dirigenza palestinese, e ottenendo anche il riconoscimento indiretto dell’Arabia Saudita che non ha condannato l’accordo
  • Tentativo, senza troppo successo, di ammorbidire i rapporti con la Russia rispetto alla palese ostilità dei democratici e di parte dei repubblicani verso Mosca.

La polarizzazione politica americana

In conclusione, si può imputare a Trump di non aver avuto il coraggio di accettare con pragmatismo la sconfitta, come un rampollo viziato che ruba il pallone a fine partita, ma i media che lo hanno dipinto in questi anni come un suprematista bianco, odiato dalle donne e dai giovani, guerrafondaio ed economicamente incapace, sono stati sconfessati dai fatti e da una massa senza precedenti di sostenitori elettorali, a dispetto di un establishment, anche repubblicano, che lo ha sempre considerato uno scomodo outsider.

Nancy Pelosi punta ora alla distruzione politica e personale di Trump, senza neppure ascoltare gli inviti alla moderazione di Joe Biden sull’impeachment, aggravando la polarizzazione politica tra sostenitori e avversari dell’approccio “politically correct”, che esisteva già prima del 2016, e di cui Trump, a giudizio degli analisti, è stato il prodotto ma non la causa.

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