Attentato al Cairo, l’obiettivo non era l’Italia

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Sabato mattina, alle 6.30, una bomba è esplosa davanti al consolato italiano al Cairo, facendo un morto, un venditore ambulante, e nove feriti.

Il palazzo ottocentesco, in stile eclettico, con grandi colonne e di colore rosso, è stato sventrato sul lato sinistro. Pare, però, che l’obiettivo non fosse l’Italia, ma un magistrato, che è passato di lì poco prima, che sta indagando sui Fratelli Musulmani e sulla jihad in Egitto. O meglio, non solo, ma anche il consolato. Nei prossimi giorni, Paolo Gentiloni, nostro ministro degli Esteri, sarà al Cairo per chiarire, ma pare proprio che l’obiettivo fosse proprio Ahmed al-Fuddaly, uomo di legge vicino al presidente egiziano, il generale Ahmed al-Sisi. Il nostro consolato ha avuto la sfortuna di trovarsi molto vicino all’Alta Corte Egiziana, dove al-Fuddaly sta studiando le carte contro gli islamisti. I servizi segreti italiani avevano pensato a un monito sia all’Italia, collaboratrice antiterrorismo dell’Egitto, che al generale, che ha represso i movimenti religiosi mettendo fuorilegge i Fratelli Musulmani e combattendo la jihad nel Sinai.

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Ora, il Cairo è una città blindata. Carri armati e camionette della Polizia dovunque, mentre gli investigatori continuano a cercare di risalire a una rivendicazione sicura dell’attacco di sabato.  Gentiloni si recherà in Egitto per portare la propria solidarietà ai dipendenti del consolato, ancora molto scossi dall’accaduto.

In materia ha anche parlato Matteo Renzi. Ha detto il nostro premier: “L’Italia non abbandonerà mai i propri amici e alleati a cominciare dall’Egitto impegnati a combattere estremismo e fanatismo .Su questi temi non mancherà la coesione nazionale e l’impegno di tutta la comunità internazionale. In questo momento l’Egitto sarà salvato solo con la leadership di al-Sisi”.

La rivendicazione dell’attentato su cui stanno indagando i poliziotti egiziani è questa, e porterebbe il nome dell’ISIS: “Grazie alla benedizione di Allah i soldati dello Stato Islamico hanno fatto esplodere 450 kg di esplosivo piazzati all’interno di un’auto parcheggiata davanti al Consolato italiano. Raccomandiamo ai musulmani di stare lontano da questi luoghi, obiettivi legittimi degli attacchi dei mujaheddin”.

Stefano Malvicini