Autostrade per l’Italia parte la nazionalizzazione di mercato con Cassa Depositi e Prestiti

Cassa Depositi e Prestiti acquisterà il 51% delle azioni ASPI, Atlantia ridimensionata. Si sutdiano i nuovi asset societari

Autostrade per l'Italia, parte la nazionalizzazione di mercato con Cassa Depositi e Prestiti
Photocredit: Engin Akyurt da Pixabay

Autostrade per l’Italia (ASPI) cambia volto e parte la nazionalizzazione di mercato con Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che sostituisce la proprietà dei Benetton, ma senza espropriare le concessioni per evitare uno scontro giuridico dall’esito incerto.

L’acquisto di CDP e ricollocazione sul mercato di Autostrade per l’Italia apre un nuovo scenario

La nazionalizzazione di mercato indica che lo Stato rileva il controllo della società con un aumento di capitale del 51% ma non si tratta di una semplice statalizzazione, perché il piano prevede anche di scorporare di fatto Autostrade per l’Italia da Atlantia e trasformarla in una public company che sia appetibile per gli investitori, attraverso un azionariato diffuso.

In altre parole, La società della famiglia Benetton è Atlantia che detiene attualmente l’88% di Aspi tramite un’altra società controllante (Sintonia), ma i Benetton scenderanno a un livello azionario pari al 10-12%, che è la quota minima per entrare nel consiglio di amministrazione. Non si esclude, tuttavia che gli imprenditori veneti possano vendere ulteriori quote a privati o che CDP sia interessata a rilevarle completamente.

L’operazione dovrebbe concludersi entro un anno, la famiglia Benetton ha già accettato le condizioni, il mercato ha reagito bene alla notizia che non si adirà le vie legali per l’esproprio delle concessioni e Atlantia ha avuto un balzo del 20% in borsa.

Il retroscena della soluzione

La soluzione della nazionalizzazione di mercato riguardo Autostrade per l’Italia, attraverso Cassa Depositi e prestiti, è maturata nel corso di questa notte perché fino a ieri sera il rischio di uno scontro frontale tra governo e Atlantia era ancora sul tavolo e, specie nel movimento 5Stelle, si puntava all’espropriazione diretta dei Benetton. Il compromesso sembra una mezza giravolta dei grillini che si giustificano sostenendo che, in ogni caso, i Benetton usciranno dal controllo di Aspi e autostrade tornerà un patrimonio di tutti i cittadini che potranno anche acquistare le nuove azioni.

Partito democratico e Italia Viva di Renzi tirano un sospiro di sollievo, le opposizioni attaccano le giravolte dei 5Stelle e attendono di capire se l’operazione sarà un successo o provocherà, al contrario, perdita di denaro pubblico e nuove carenze gestionali, dopo la non esaltante manutenzione condotta da ASPI sulla rete autostradale, a partire da quella ligure.

Di certo, la partita non era solo italiana, considerando che la situazione di stallo aveva allarmato anche gli azionisti stranieri al punto che, nell’ultimo incontro tra Giuseppe Conte e Angela Merkel, la Cancelliera tedesca aveva detto in modo sibillino che era molto “curiosa” di sapere come la vicenda Autostrade sarebbe andata a finire.

Il ruolo di Germania e Cina

La preoccupazione tedesca non è casuale, considerando che la Germania partecipa come azionista di Aspi attraverso un gruppo guidato da Allianz assicurazioni, ma neppure Pechino stava alla finestra con eccessiva tranquillità, avendo investito in Autostrade mediante l’agenzia cinese Silk Road Fund. In pratica, Berlino controlla il 7% di Autostrade per l’Italia e la Cina il 5%.

La decisione di nazionalizzare e poi mettere sul mercato Autostrade per l’Italia, sottraendola al controllo di Benetton, dovrà quindi tenere conto della partecipazione azionaria straniera che si attenderà una contropartita per evitare di subire un danno da questo repentino cambio di scenario. Essendo le autostrade un asset strategico, è evidente che gli altri Paesi europei e la Cina sono interessate ad aumentare le loro quote di partecipazione azionarie per influenzare il processo decisionale, quindi l’Italia dovrà fare attenzione a non perdere la sovranità della gestione della rete per l’urgenza di trovare capitali freschi, dopo il Covid-19 e le inevitabili ripercussioni economiche negative.

Le ragioni dell’intervento di CDP su ASPI

Secondo la ricostruzione di Andrea Muratore per Inside Over, il crollo del ponte Morandi è solo uno dei motivi che ha ridimensionato il ruolo dei Benetton nel mondo finanziario, ma la pandemia legata al Coronavirus ha generato anche un desiderio di protezione economica e non solo in Italia. Germania, Francia e persino Gran Bretagna, pur essendo un Paese vicino al modello di economia di mercato statunitense, hanno rilanciato la tutela degli asset strategici con crescita della presenza pubblica nel settore delle infrastrutture.

Ecco perché Cassa Depositi e Prestiti acquista un ruolo centrale nel rilevare ASPI da Atlantia, essendo una società per azioni controllata dal ministero dell’Economia che promuove l’innovazione, lo sviluppo, il territorio e il rilancio delle infrastrutture con prestiti e interventi a fondo perduto. CDP attinge quindi da un ampio ventaglio di risorse patrimoniali, considerando che, a fine 2019, gestiva il risparmio postale italiano per un valore di 265 miliardi di euro, una raccolta sul mercato di 91 miliardi, prestiti per altri 101, oltre a 34 di partecipazioni.

Le conseguenze dell’iniziativa

Come conferma Muratore, la mossa del governo crea una complessa rete di sviluppo industriali, finanziari ed economici che avranno un impatto profondo sul futuro assetto societario del gruppo Autostrade:

  • La prima mossa è il calcolo del valore reale di ASPI che è calato rispetto ai tempi della sottoscrizione di Allianz e Silk Road, quando la valorizzazione assicurata ammontava a 14,8 miliardi di euro
  • Alcune svalutazioni l’hanno infatti ridotta a 11,5 nel corso del tempo, ma se attualmente il valor effettivo del capitale non supera 5 miliardi, ridurrebbe l’esborso di CDP ma complicherebbe la spartizione delle quote di Atlantia, da ripartire proporzionalmente tra gli investitori
  • L’ingresso di CDP crea una triangolazione di investimenti fra Italia, Germania e Francia, senza dimenticare la consistente presenza cinese che conta molto sulla partnership italiana per rafforzare la “nuova via della seta”
  • La penetrazione di Pechino nel tessuto economico occidentale ha tuttavia indotto il nostro governo a rallentare la cooperazione nel settore strategico della tecnologia 5G
  • Le alleanze internazionali sono quindi volatili anche sul versante degli investimenti e i piccoli risparmiatori inglesi e americani svolgono un ruolo importante nell’acquisto di azioni del gruppo Autostrade, quindi il calcolo delle quote dovrà tenere conto di tutti questi fattori

La sfida per la crescita delle nuove Autostrade

ASPI è quindi al centro di un grande risiko economico e finanziario che dipende dal modo corretto di valorizzare l’intervento di CDP, rilanciando anche gli investimenti in modo strategico, perché i collegamenti autostradali sono vitali per lo sviluppo economico.

La rete autostradale richiede una gestione equilibrata proprio come nei rapporti con gli investitori italiani e i soci internazionali evitando, allo stesso tempo, di diventare terra di conquista di asset strategici da parte di Paesi terzi. Tutto questo passa attraverso una programmazione completa e attenta da pianificare subito per evitare che il potenziale successo si trasformi in un clamoroso fallimento sulla pelle degli italiani e degli azionisti, compromettendo anche gli investimenti e medio e lungo termine.