Biden e il report Hur: “Anziano con scarsa memoria”

Il procuratore Robert Hur, nel suo rapporto sul caso dei materiali classificati da Biden, lo descrive come un "anziano con scarsa memoria". Pronta la replica del presidente Usa che sbotta in conferenza stampa

Nella serata di giovedì ha visto la luce il tanto atteso apporto del procuratore speciale Robert Hur, incaricato di indagare le accuse mosse contro Joe Biden sulla sua gestione di materiali classificati ai tempi di quando era vice presidente. E se da un lato il presidente americano viene scagionato, malgrado vi siano prove che abbia trattenuto per sé documenti classificati – alcuni di essi, ad esempio, riferiti alla guerra in Afghanistan e conservati nel garage della sua casa di Wilmington -, dall’altro lato il consigliere speciale non usa parole lodevoli nei suoi confronti, perché nel rapporto si legge che l’attuale presidente democratico possiede lacune di memoria ed è anziano.

Nonostante dunque la vittoria sul piano legale, le informazioni rilasciate da Hur pongono ancora una volta l’accento sulla stato di salute del 81enne, nel momento tra l’altro clou per quanto riguarda le prossime elezioni: si avvicinano sempre più e il suo principale rivale politico Donald Trump viaggia a vele spiegate nelle primarie repubblicane. Ecco perché il report potrebbe avere conseguenze politiche sulla campagna elettorale dell’attuale presidente americano. Che non a caso, adirato dalle parole del consigliere, ha indetto subito una conferenza stampa per rispondere alle accuse relative alla sua memoria. Biden si è difeso prendendosela soprattutto con le accuse di Hur secondo cui non ricordasse la data della morte del figlio Beau. “Come diavolo osa sollevarlo?”, si è chiesto il presidente americano, dicendo che non “erano affari di Hur“. Poi ha giustificato le sue lacune di memorie perché si era presentato davanti al procuratore per cinque ore di fila, proprio nelle ore in cui la diatriba Israele-Hamas stava prendendo piede.

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Il rapporto prodotto dal procuratore speciale fa riferimento a una indagine partita a fine 2022 ed è riferita all’eventuale crimine commesso dall’allora vice di Obama legato al possesso di materiali governativi classificati. Si basa su due tipi di materiali classificati: documenti sulla politica militare e estera in Afghanistan e quaderni che Biden ha usato durante il suo mandato. Lui, subito dopo l’irruzione dell’FBI, si era subito difeso, dicendo nell’intervista al procuratore che altri presidenti prima di lui avevano fatto la stessa cosa, ossia scrivere sui dei quaderni degli appunti anche facenti riferimento a materiali top secret. Ma le parole di Hur nel suo rapporto evidenziano la presenza di “prove oltre ogni ragionevole dubbio” che abbia volontariamente trattenuto documenti. Alcuni dei quali menzionati dallo stesso presidente nel 2017, si legge rapporto, mentre stava aiutando il suo ghostwriter alla stesura di libro di memorie Promise Me, Dad: ebbene, in quel caso avrebbe, almeno in tre occasioni, avrebbe fatto menzioni di documenti governativi sensibili.

Gli avvocati di Biden hanno subito replicato al rapporto di Hur tramite l’invio di una lettera allo stesso procuratore. Anche i difensori del presidente americano tirano in ballo la questione israelo-palestinese, dicendo che l’intervista di cinque ore era stata ultimata proprio all’apice della crisi in Medio Oriente. “Il rapporto usa un linguaggio altamente pregiudizievole per descrivere un evento comune tra i testimoni: una mancanza di richiamo di eventi vecchi di anni“, hanno detto Richard Sauber, consigliere speciale del presidente, e Bob Bauer, il consigliere personale di Biden.

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