Motori

Breve storia del motore

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Il motore a scoppio, questo meraviglioso congegno meccanico che con la sua apparizione la vita dell’uomo è cambiata completamente, è una innovazione abbastanza recente. La sua diffusione e propagazione è stata così rapida da considerarlo oggi come una cosa normale, un oggetto qualsiasi che fa parte della nostra vita, quasi in modo naturale.

Invece nella storia dell’uomo, che datiamo a cinque milioni di anni fa con l’apparizione dei primi ominidi, il motore é una conquista dell’uomo recentissima, dell’ultimo secolo.

Prima del motore, per quasi 5.000 anni, il mezzo di trasporto più veloce e sicuro é il cavallo, che continua anche quando appaiono i primi motori.

Nel 1769 l’americano Watt realizza la prima macchina a vapore, che solamente nel 1807 trova applicazione sul primo piroscafo e, nel 1825, sulla locomotiva a vapore. Erano questi motori a” combustione esterna”, in altre parole il combustibile era bruciato all’esterno del motore, con rendimenti molto bassi, attrezzature molto ingombranti, fra caldaie per l’acqua e carri porta carbone.

Il primo motore brevettato a combustione interna é degli italiani Barsanti e Matteucci nel 1854, anche se avrà successivamente più notorietà il motore del francese LENOIR (1822-1900), brevettato nel 1860, un motore a 2 tempi che utilizza gas illuminante come combustibile, con il solo 4% di rendimento.motore-scoppio

Il tedesco ing. OTTO realizza il primo motore a 4 tempi (aspirazione-compressione scoppio-scarico) chiamato appunto ciclo otto dal suo nome.

Il primo motore che utilizza la benzina come carburante é del tedesco BENZ (1885), che impiega il suo motore su di un veicolo a tre ruote, chiamata” la carrozza senza cavalli”, certamente la prima automobile.

La prima auto a 4 ruote é del tedescoDaimler.

 

CURIOSITA’ NELLA STORIA DELL’AUTOMOBILE

La catena di montaggio

La grande diffusione dell’auto avviene solamente con la produzione di serie. Questa tecnica trae le sue origini dall’americano Elj Whitnej, noto per la sgranatrice di cotone, che nel 1789, per soddisfare una commessa di fucili per l’esercito federale a lui assegnata, ebbe l’idea di costruire pezzi uniformi, in modo che ciascuno andasse bene per qualsiasi fucile. Fino allora i fucili erano fabbricati uno per uno, assemblando pezzi singoli. Costruire pezzi standard, intercambiabili per un dato articolo, é il fattore che maggiormente ha contribuito alla nascita della moderna produzione di serie.

L’inventore americano Samuel Colt (vedi pistola a sei colpi) nella produzione delle armi e, il sig. Olds, nella costruzione di auto, cercano di applicare la produzione di serie, usando l’uomo come erano impiegate le macchine, facendo cioè ripetere la stessa operazione di continuo con regolarità. Il tutto evidentemente per accelerare la produzione.

Il sig. Henrj Ford, poi, nel 1913 sfrutta l’idea Whitnej sfornando auto dopo auto, ognuna esattamente uguale alla precedente e, tutte fatte di parti uguali. Nasceva così la catena di montaggio. Sul nastro trasportatore l’operaio aggiungeva un pezzo al prodotto che gli passava davanti, finché alla fine della catena, usciva l’auto completa. In quell’anno Ford produceva già giornalmente 1.000 auto, si trattava della famosa Ford T.

l’accensione del motore

L’accensione della miscela aria-benzina al momento giusto ha costituito un serio problema. Già con l’avvento del magnete si é realizzato un passo evolutivo, perché si trattava di un ingegnoso sistema che produceva corrente a bassa tensione, la trasformava in alta tensione e la distribuiva alle candele di accensione ma é l’uomo che manualmente deve fare l’operazione di avviamento del motore, fornendo col suo braccio e una manovella, energia dall’esterno.

La batteria, accumulatore di corrente

Con lo sfruttamento della batteria, l’inventore americano Kettering nel 1912, ha l’idea di un motorino di avviamento che automaticamente avvia il motore.

La batteria, congegno d’immagazzinamento di corrente, é inventata dal francese Gaston Planté nel 1859, con successivi perfezionamenti, raggiunge l’attuale accumulatore ricaricabile più comune, formato da piastre alternate di piombo e ossido di piombo, immerse in soluzione di acido solforico.

La sterzatura

Nei primi veicoli a 4 ruote le ruote anteriori, le direzionali, erano montate direttamente sull’assale anteriore imperniato al centro del telaio. In questo modo non si potevano soddisfare le esigenze di una buona sterzatura che richiede:

-le ruote devono rotolare e non strisciare

-il quadrilatero di appoggio delle ruote sul terreno ci deve garantire la massima stabilità e, non restringersi nelle curve, che rappresentano il punto più critico.

-non avere sullo sterzo delle reazioni di stabilità della direzione alle alte velocità.

Nel 1878 è adottato, sul principio del francese Jeantaud, il quadrilatero che consente alle ruote anteriori di essere differentemente orientate senza spostamento dell’assale. Il tutto é costituito da 4 elementi: un assale centrale portante, 2 elementi laterali denominati fusi collegati a snodo al primo, sul quale sono montate le ruote, e una barra di sterzo posteriore all’assale centrale.

Differenziale

Anche per le ruote posteriori, pur non essendo mai direzionali, ma in molti casi motrici, per permettere alle stesse la massima indipendenza l’una dall’altra, sia nelle curve, dove l’interna dovrà percorrere un tragitto più corto dell’esterna, sia negli avallamenti di terreno e sempre quando l’una perdeva aderenza rispetto all’altra.

Fango, neve), le ruote non potevano essere fra loro solidali.

E’ del francese Pequer nel 1827 l’invenzione del differenziale, che risolve, con una serie d’ingranaggi (planetari e satelliti), questa esigenza, conferendo l’interdipendenza delle 2 ruote fra loro.

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Questa in sintesi è una piccola memoria storica del motore e dell’automobile che non tutti più ricordano.

Ancora una curiosità:

Automobile significa “si muove da se”

Ma auto è parola di origine greca, mentre mobile è latina.

Quindi se la denominazione fosse tutta in greco dovrebbe essere

“ autokinesis”

Se tutto latino invece

“ ipsemobile”

 

Ciao, a presto Giacomo Dall’Olio

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