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A Bruxelles si parla di energia pulita

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Oggi a Bruxelles si parlerà di energia rinnovabile e pulita in un convegno a cui parteciperanno i ministri dell’energia dei ventotto stati membri dell’Unione Europea per mettere a puto le strategie di implementazione degli accordi sul clima siglati a Parigi nel 2015.

Al loro arrivo davanti ai palazzi delle istituzioni comunitarie i ministri hanno trovato ad accoglierli alcuni manifestanti che hanno gridato ” Vogliamo energia pulita e un mondo migliore”, segno che i problemi del clima sono un tema molto sentito dall’opinione pubblica. La preoccupazione è che alcuni Stati possano mettere i bastoni tra le ruote ai progetti delle istituzioni comunitarie a favore delle fonti di energia rinnovabili ed ecologiche e possano invece spingere per provvedimenti a favore dei combustibili fossili molto inquinanti. Tara Connelly, rappresentante dell’organizzazione ambientalista Greenpeace, spiega: ” Penso che molte compagnie in Europa sappiano bene che prima o poi saranno costrette a passare alle energie rinnovabili, il problema è che non vogliono farlo così presto. Alcune potrebbero accettare il passaggio all’energia pulita magari tra 30 o 40 anni ma non adesso ed è questo che sta frenando molti ministri europei”.

L’Unione Europea è spaccata al suo interno anche sulla proposta della Commissione Europea di passare entro il 2030 alla produzione con fonti pulite e rinnovabili di almeno il 27% dell’energia consumata negli Stati membri. Spagna, Regno Unito e i Paesi dell’est frenano perché considerano impossibile adeguare entro pochi anni il loro sistema energetico, mentre Francia, Germania e i Paesi del nord Europa spingono perché siano fatti al più presto passi in avanti. In particolare il Presidente francese Emmanuel Macron si è fatto portavoce di una campagna a favore della lotta ai cambiamenti climatici e dell’uso di energia pulita e sente il dovere di portare alla piena operatività gli accordi di Parigi nel 2015, che lui considera un grande successo francese.

“L’importante è fissare tre tappe chiave, ed è questo il modo più giusto per raggiungere gli obiettivi prefissati che noi difenderemo sempre. Allo stesso modo per quanto riguarda le sovvenzioni, non vogliamo che il contribuente europeo si trovi alla fine a finanziare indirettamente e senza saperlo le centrali e le industrie inquinanti grandi emettitrici di gas pericolosi”, ha detto la sottosegretaria francese all’ecologia Brune Poirson.

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