Canada sfida la Russia con una spedizione al Polo Nord

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La patria dello sciroppo d’acero non si sente nominare spesso, eppure gli obiettivi del Canada sono chiari: impossessarsi delle risorse naturali appena al di là del suo confine artico.

Venerdì scorso alcuni studiosi canadesi sono partiti alla volta del Polo Nord. Il loro obiettivo? La mappatura dei fondali sottomarini, come notificato all’ONU lo scorso dicembre. Nello stesso mese il Canada aveva avanzato una richiesta affinché fossero rivisti i confini settentrionali dello Stato.
Due navi rompighiaccio (la Terry Fox e la Louis St. Laurent) affronteranno un viaggio di sei settimane verso l’estremo nord del Paese, a ridosso dei confini con la Russia, la Norvegia e gli Stati Uniti. Secondo uno spaccio governativo, se le condizioni meteo lo permetteranno sarà possibile, per spedizione, avvicinarsi di molto al Polo. L’area interessata dalle ricerche copre una zona di circa 1,2 milioni di chilometri quadrati. Oggetti di interesse, per la spedizione ed il governo canadese, sono i giacimenti di ricorse naturali (gas e petrolio) che lo scongelamento dei ghiacci rende ora accessibili. Eppure, queste mire quasi pionieristiche del Canada non hanno esattamente strada libera. Ad incutere timore non sono tanto le rivendicazioni della Norvegia e della Danimarca, quanto piuttosto quelle della Russia. Tanto che il 6 dicembre scorso il Canada aveva installato una nuova base a Resolute Bay, ordinando alle truppe di sorvegliare i confini; ciò a seguito delle esplorazioni della missione russa Arktika, che nel 2007 aveva piantato sul fondale marino dell’Artico la bandiera russa. In quell’occasione, Peter MacKay (Ministro degli Affare Esteri) aveva dichiarato: “Questo è il vero nord, forte e libero; si ingannano se credo che piantare una bandiera sul fondo oceanico possa cambiare qualcosa. Non siamo nel XIV o nel XV secolo”.

Venerdì scorso, Rob Huebert (professore dell’Università di Calgary, Canada) aveva comunque sottolineato il rischio che questa nuova spedizione possa essere interpretata dalla Russia come una minaccia o una provocazione.

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