Casamonica, condannata coppia che ha aggredito la troupe RAI dopo il funerale show

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I due, legati al clan malavitoso dei Casamonica, attivo da molti anni a Roma nell’ambito del racket, dello strozzinaggio dal quale sarebbe derivato il riciclaggio di denaro e del traffico di droga a livello internazionale, dopo l’aggressione, hanno poi restituito il telefonino e la telecamera alla troupe televisiva, ma solo dopo aver cancellato le registrazioni. Registrazioni per la trasmissione Agorà di Rai Tre, che raccoglievano le reazioni indignate della cittadinanza romana per i funerali in pompa magna del boss Vittorio Casamonica, 65 anni, avvenuti giovedì 20 agosto nella Chiesa Don Bosco.

La coppia incriminata è ora agli arresti domiciliari e la sezione feriale del Tribunale di Roma presieduta dal giudice Adele Rando, deve decidere se revocare o meno il provvedimento. Lunedì mattina, in aula, gli imputati si sono difesi affermando che i giornalisti avevano invaso la loro privacy, perché non avrebbero richiesto, com’era capitato in altri casi, un’intervista in merito al discusso funerale del “padrino” – com’è noto, la musica del film ha accompagnato l’ingresso della bara di Vittorio Casamonica al funerale.

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Legata a quest’episodio, c’è anche la denuncia del comico romano Dado, minacciato di morte su Facebook dallo stesso clan malavitoso, per aver fatto una parodia in musica della cerimonia, satira, insomma. Lui ha affermato di aver voluto puntare il dito non contro i Casamonica, ma contro il rilievo che i media hanno dato alla modalità delle esequie, in particolare al lussuoso cocchio trainato da sei cavalli neri, usato per trasportare il feretro in chiesa (tensione fuori dall’edificio religioso durante la commemorazione del boss.). Ha spiegato di ritenere che ciascuno abbia facoltà di far celebrare il proprio funerale come crede e precisato che nella cultura degli zingari sinti – di cui il clan fa parte – esso consiste in una sorta di festa; inoltre Dado ha spiegato di aver criticato lo Stato che, se Vittorio Casamonica era un delinquente, non avrebbe dovuto lasciarlo in libertà. Il nostro Paese non ha fatto comunque una pessima figura, visto che la vicenda è rimbalzata all’estero?

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).
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