Cataldo – Il 32enne lizzanese della Nasa

Per aspera ad astra

La vita, gli studi, la Nasa e l’occhio cosmico

Giuseppe Cataldo, il lizzanese della Nasa

Da bambino sognavo di lavorare alla Nasa. Quando anni dopo, a Washington, ho ricevuto la proposta per essere assunto, non ci credevo“.

Incredulità e gioia, il tono delle voce di Giuseppe Cataldo è ancora pieno di meraviglia e ora aggiunge l’orgoglio dei due riconoscimenti che l’ente spaziale americano gli ha assegnato per i suoi contributi al programma del James Webb Space Telescope, il telescopio spaziale successore dell’attuale Hubble: l’Early Career Public Achievement Medal per i nuovi metodi matematici ideati per controllare gli aspetti termici, i più critici del telescopio; e il Group Achievement Award per i meriti conquistati nella costruzione e nella prova dello stesso osservatorio al centro Goddard della Nasa.

Gli studi e la scalata sino alle “stelle”

Inseguendo il suo sogno, Giuseppe Cataldo ha iniziato a studiare fisica all’Università statale di Milano – “Ma avevo capito che – proferisce Cataldo – la mia strada era quella dell’ingegneria e quindi mi sono trasferito al Politecnico“. Qui si è laureato nel 2010, quando la Nasa lo aveva già assunto.

Da studente, infatti, mentre seguivo dei corsi in un’università francese – spiega – ho vinto uno dei due posti banditi in Europa dall’Esa per entrare alla Nasa Academy e questo ha aperto le porte alle mie aspirazioni”.

Da allora è stata una vera e propria rapida scalata verso le stelle.

Difatti, successivamente, ha iniziato a lavorare al centro Goddard e ha seguito un dottorato al Mit di Cambridge, vicino a Boston, maturando quelle capacità innovative di cui Webb Telescope aveva assoluto bisogno, le quali sono ora premiate e ben riconosciute. Adesso, mentre sale anche in cattedra all’Università del Maryland, Giuseppe ha una nuova aspirazione nascosta.

Dopo lo straordinario e magnifico impegno con il grande telescopio che richiederà alcuni anni – conclude – mi piacerebbe tornare in Italia a insegnare all’università, consapevole che da noi la preparazione che si conquista, nonostante tutto, è eccellente“.

L’occhio cosmico

Con il mio metodo matematico — racconta Giuseppe — si verificano le qualità termiche del telescopio in appena due settimane quando prima occorrevano tre mesi. Ma, soprattutto, sarà in grado di garantire un’affidabilità finora impossibile da raggiungere. Ed è quello che serve, perché il grande occhio cosmico sarà sistemato a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra per allontanarlo da possibili disturbi causati dal nostro pianeta o dalla Luna, e non potrà essere riparato come era accaduto con Hubble grazie a varie missioni dello shuttle e agli interventi degli astronauti.

Lassù – illustra – sarà capace di rivoluzionare l’astronomia mostrandoci gli oggetti più antichi del cosmo, vale a dire l’universo bambino. Quando, dopo soli 400 milioni di anni dal Big Bang, nascevano le prime stelle e le prime galassie. Mai nessuno strumento costruito dall’uomo – termina Cataldo – era riuscito a vedere tanto lontano nel tempo e nello spazio“.

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