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Colao: “Ripartiremo a ondate. Se non dovesse funzionare, pronti a chiudere”

“Riapriremo a ondate. Regole diverse su base regionale“. Così ha dichiarato durante un’intervista Vittorio Colao, capo della task force per la Fase 2. Il manager ha parlato del giorno tanto atteso, del 4 maggio e di come si agirà se il numero dei contagi dovesse risalire.
Attualmente la situazione contagiati in tutto il mondo continua a salire: in America si è raggiunto il milione di contagiati registrando un terzo dei casi di tutto il mondo. In Germania, Francia e Spagna, appena si è avviato l’allentamento del lockdown, è aumentato nuovamente il numero dei positivi. L’Italia, invece, contribuisce all’aumento dei casi di Coronavirus con i suoi oltre 200mila contagiati.
Per questo motivo, il manager Colao sulla Fase 2 è stato abbastanza chiaro: “Ripartiremo a ondate, pronti a chiudere piccole aree se il male riparte” con “regole diverse a seconda delle regioni”.
Il piano d’azione di Colao
Secondo Colao, solamente agendo con un’apertura a ondate si potrà pensare di ripartire. Gestire la situazione a scaglioni sarà l’unico modo che permetterà di testare il sistema. Ma per far sì che questo accada, c’è bisogno di “tre precondizioni” da monitorare, dice Colao:
- il controllo giornaliero dell’andamento dell’epidemia;
- la tenuta del sistema ospedaliero, non solo le terapie intensive, anche i posti-letto Covid;
- la disponibilità di mascherine, gel e altri materiali di protezione.
“Dal 4 maggio rimettiamo al lavoro quattro milioni e mezzo di italiani, tra costruzioni, manifattura, servizi collegati, ovviamente nel rispetto dei protocolli” ed è “una base per poter fare una riapertura progressiva e completa. Sarà un test importante. Dipenderà dai buoni comportamenti. Un’apertura a ondate permette di verificare la robustezza del sistema”. Qualora non dovesse funzionare e nascessero nuovi focolai, l’idea di Colao è quella di agire non a livello nazionale, né regionale, ma con un approccio di contenimento e chiusura “microgeografico”.
Secondo il manager, infatti: “Occorre intervenire il più in fretta possibile, nella zona più piccola possibile. Abbiamo indicato al governo un processo. L’importante è che le misure siano tempestive; nella speranza che non siano necessarie”.








