Coronavirus: emergono ritardi e reticenze

La Cina, pur stretta tra emergenza coronavirus e rischio di scatenare il panico, è ora accusata di ritardi e reticenze dai media che chiedono più chiarezza.

Coronavirus: emergono ritardi e reticenze
Photocredit: freakwave da Pixabay

Il coronavirus si diffonde ma emergono ritardi e reticenze, mentre i contagiati ufficiali in Cina risultano ormai quasi dodicimila, con 259 decessi, 242 guarigioni e 118.00 persone sotto osservazione.

Secondo la ricostruzione del quotidiano La Stampa c’è un retroscena che riguarda l’allarme dato all’inizio dell’epidemia di coronavirus e che rimbalza sui media, anche con conferme internazionali.

Coronavirus: emergono ritardi e reticenze già a cavallo tra dicembre e inizio gennaio

Già il 30 dicembre, un oftalmologo di 34 anni, Li Weliang, dell’ospedale di Wuhan scrive su un gruppo wechat, a cui sono iscritti 150 studenti di medicina, lanciando il primo allarme: “Confermati sette casi di Sars provenienti dal mercato di frutta e pesce. I pazienti sono isolati nella sala d’emergenza”.

Qualcuno gli risponde: “Stai attento, il nostro gruppo wechat potrebbe essere cancellato”. Ma il medico rilancia le preoccupazioni: “Confermato che si tratta di coronavirus, ora stiamo cercando di identificarlo, fate attenzione, proteggete le vostre famiglie”.

A questo punto, come confermano anche Libero e Matteo Carnieletto su Inside Over, la situazione si complica perché qualcuno esegue facilmente lo screenshot della conversazione e lo fa quindi girare in rete.

Coronavirus: emergono ritardi e reticenze. Le autorità cinesi condannano la diffusione delle notizie

Il problema di Li Weliang diventa infatti duplice, perché la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan pubblica un avviso in cui vieta a tutte le persone non autorizzate a diffondere informazioni su ciò che accade all’interno dell’ospedale e, di conseguenza, il 3 gennaio la polizia bussa alla sua porta e gli sottopone una “nota di ammonizione”.

Infatti, come precisa La Stampa, si accusa apertamente il medico di aver creato il panico in tutto il Paese: “Stai diffondendo parole non veritiere in rete. Il tuo comportamento ha gravemente disturbato l’ordine sociale. Hai violato il regolamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza”.

Coronavirus: emergono ritardi e reticenze. La scoperta in Cina già a inizio gennaio

Il medico si dichiara sfortunato e pensa di essere punito in un’intervista dichiarando però di non aver voluto diffondere il panico, ma desiderava allertare i suoi studenti e le relative famiglie, perché si comportassero con prudenza.

Ma, riguardo l’isolamento del coronavirus, emergono ritardi e reticenze perché le autorità cinesi hanno comunicato ufficialmente solo il 20 gennaio che l’infezione si trasmette da uomo a uomo, anche se, secondo la rivista Lancet, i medici sono intervenuti tempestivamente con protocolli terapeutici e diagnostici, individuando la malattia già il 7 gennaio.

Coronavirus: emergono ritardi e reticenze tra contrasto alla malattia e rischio di panico

Il ritardo si aggrava anche perché solo il 23 gennaio il governo cinese blocca di fatto i trasporti pubblici. Il dottor Li Weliang e la sua famiglia risultano fra i ricoverati per il contagio e l’epidemia si diffonde in 32 province.

A dire il vero, Pechino ha affrontato un dilemma che costringeva a combattere su due fronti: da un lato doveva intervenire per contenere l’epidemia e sottoporre a cure i contagiati, estendendo la profilassi di controllo a una popolazione immensa mentre, dall’altro, cercava di evitare il panico.

Ma la situazione era già ormai fuori controllo, al punto che l’Organizzazione mondiale della Sanità ha subito ipotizzato una quarantena  generalizzata che la Cina ha attuato di sua iniziativa da fine gennaio, a partire dall’epicentro di Wuhan.

La BBC segnala il controllo rigoroso cinese sulle notizie

Già il 3 gennaio, una fonte BBC aveva lanciato la notizia sul tentativo del governo cinese di impedire la diffusione di notizie sul coronavirus per filtrare la comunicazione all’opinione pubblica con il massimo rigore e solo da parte di persone autorizzate.

E mentre le autorità confermavano i primi 44 casi di coronavirus di cui 11 gravi a Wuhan arrivava anche una conferma ufficiale della polizia che, secondo la BBC, era intervenuta per sanzionare otto persone, responsabili di aver continuato a pubblicare informazioni ingannevoli su internet senza averle verificate.

Tutto questo però ha scatenato critiche perché Pechino è stretta tra incudine e martello con un nuovo coronavirus da fronteggiare e il rischio di panico da gestire, ma reticenze e ritardi sul coronavirus hanno provocato comunque apprensione a livello internazionale.

Nasce quindi da questa valutazione la necessità di fare assoluta chiarezza, dato che nel mondo ci sono già stati oltre 140 casi tra cui un bambino in Baviera e ogni Paese sta adottando misure di emergenza per contenere l’infezione.

La reazione di Onu e Stati Uniti

Come spiega Luigi Guelpa sul Giornale, i video in rete con i passanti che in effetti collassano per strada a Wuhan, Xiaogan, Xiantao, Xianning e Huangshi hanno fatto il giro del mondo, nonostante la rigida censura governativa. 

L’Onu ha quindi chiesto al presidente Xi Jinping di raccontare tutta la verità, senza ulteriori manipolazioni, mentre Donald Trump ha vietato l’ingresso negli Stati Uniti a tutti i cittadini stranieri che hanno viaggiato in Cina nei 14 giorni precedenti.

Lo stato di emergenza nazionale ha spinto anche il presidente Vladimir Putin a chiudere l’immenso confine orientale e sempre più compagnie aeree internazionali hanno cancellato gli scali in Cina, comprese quelle di Pakistan, Corea del Nord e Kenia.

La posizione della Cina

Per il momento, i media cinesi procedono ancora con i piedi di piombo e riportano i dati ufficiali del ministero della Salute senza particolari commenti o pareri di esperti.

L’ambasciatore cinese all’Onu Zhang Jun non si sottrae alla pressione dei media internazionali sull’epidemia in Cina, già soggetta a un isolamento senza precedenti, e usa toni rassicuranti: “Massima comprensione per gli altri Paesi, ma la situazione non è drammatica e certe reazioni sono eccessive“.

La speranza riposta nelle cure

A dire il vero, le autorità cinesi salutano con soddisfazione le prime centinaia di casi di guarigione, che controbilanciano, almeno in parte, le migliaia di nuovi contagiati di questi ultimi giorni. Si tratta di pazienti che hanno cioè superato la febbre e sono stati sottoposti ad analisi del sangue e controlli dell’apparato respiratorio dall’esito rassicurante.

E’ evidente che i ricercatori cinesi potrebbero trarre ulteriori informazioni dalla risposta positiva del sistema immunitario di questi soggetti per elaborare infine un vaccino che, tuttavia, richiederà ancora parecchi mesi di ricerche che sono già avviate anche in Europa con risultati incoraggianti.

I dubbi di Lancet

In ogni caso, i dubbi rimangono perché la rivista specializzata Lancet e gli operatori economici ritengono che la cifra dei contagiati potrebbe essere addirittura dieci volte superiore ai dati ufficiali prospettando fino a 75.000 casi reali.

A dire il vero, dodicimila malati registrati ufficialmente sembrano davvero pochi, considerando che la sola provincia dell’Hubei ha 58,5 milioni di abitanti, praticamente come la Francia o l’Italia.

Inoltre, i cinesi viaggiano moltissimo ed entrano in contatto con molte persone magari già ammalate. Chi mostra i primi sintomi è quindi contagioso. Di conseguenza, sul coronavirus emergono ritardi e reticenze che preoccupano la comunità internazionale.

La risposta italiana al coronavirus

In Italia il governo Conte ha deciso provvedimenti ancora più drastici ed è la prima nazione europea a interrompere tutti i voli da e per la Cina per un periodo di sei mesi.

Inoltre, gli ultimi mille cinesi sbarcati a Roma sono stati obbligati a compilare un modulo per comunicare i loro spostamenti e sono stati monitorati, ma nessuno presenterebbe il virus.

Il problema è che solo a gennaio sono atterrati a Roma almeno duemila cinesi che hanno pernottato negli alberghi, compresa la coppia ricoverata allo Spallanzani per coronavirus conclamato. Di conseguenza, diventa difficile monitorare tutti i contatti che ognuno di loro ha avuto durante le vacanze in Italia.

L’interpretazione a due facce

Secondo però Nicola Porro, vicedirettore del Giornale, ci sono due possibili spiegazioni:

  • Il governo italiano ha paure eccessive per un virus tutto sommato contenibile che ha provocato 259 vittime e quindi contrastabile anche senza il vaccino
  • Palazzo Chigi ritiene, al contrario, che i dati cinesi non siano completi o del tutto attendibili e teme che malati e deceduti siano molti di più.

Se il provvedimento riguarda quindi un rischio emergenziale, oppure si giustifica in definitiva con un monitoraggio a semplice scopo preventivo, lo capiremo meglio nei prossimi giorni.


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