Coronavirus. Italia anello debole della catena

l'Italia registra oltre duecento contagiati e sei vittime. E' il terzo Paese più colpito dal coronavirus e si discute sulle possibili falle del sistema di controllo.

L’evolversi dell’infezione dimostrerebbe, secondo molti virologi che, di fronte al coronavirus, l’Italia è, in definitiva, l’anello debole della catena in Europa e le critiche si sono evidentemente moltiplicate.

Come precisa la giornalista Francesca Angeli il cavallo di Troia più pericoloso è il paziente asintomatico che supera senza problemi gli scanner termici in aeroporto, perché non ha ancora febbre o disturbi particolari.

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Coronavirus. Italia anello debole della catena e obiezioni dei virologi

Walter Ricciardi, rappresentante dell’Italia nell’Executive Board dell’Organizzazione mondiale della Sanità, aveva in effetti lanciato un appello condiviso anche dal virologo Roberto Burioni:

Tutti quelli che sbarcavano dalla Cina dovevano essere messi in quarantena. Non so perché non siamo stati ascoltati. Il governo ha sopravvalutato l’efficacia del blocco dei voli diretti, che ritarda soltanto l’arrivo del virus perché la gente comunque si muove.

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Sarebbe stato meglio quarantenare le persone che tornavano dalle zone a rischio della Cina. Indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla religione, dovevano essere messe in quarantena“.

L’anello debole della catena per il coronavirus è l’Italia a giudizio di molti Paesi

Come specifica Lorenzo Vita su Inside Over è prematuro pensare a richieste ufficiali europee per sospendere il trattato di Schengen sulla libera circolazione dei viaggiatori, ma è evidente che le restrizioni ipotizzate da Marine Le Pen in Francia, dalle autorità svizzere in Ticino e dall’Austria, specie in Carinzia, puntano gradualmente in quella direzione a danno dell’Italia.

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Ovviamente tutto dipenderà dall’andamento dell’infezione nelle regioni italiane più colpite, ma il numero dei casi purtroppo aumenta. Quindi già domani una delegazione Ue e dell’OMS arriverà in Italia per fare il punto sul Paese che, di fronte al coronavirus, rischia di diventare sempre più l’anello debole della catena europea e terza nazione più colpita dopo Cina e Corea del Sud.

Inoltre, la Romania ha predisposto controlli per chi arriva dall’Italia e anche Israele ha inserito il nostro Paese nella black list dei Paesi più colpiti dopo quelli asiatici. Non a caso, il Washington Post ha definito l’Italia il maggiore focolaio di coronavirus al di fuori dell’Asia.

L’ipotesi Dagospia sulla debolezza italiana nel contrasto al coronavirus

Se l’Italia ha avuto una falla nel sistema di prevenzione ci vorrà tempo per definire i dettagli ma, di certo, i sospetti non mancano e proprio il sito Dagospia pone attenzione su alcuni indizi importanti:

  • Curiosamente l’unico Paese ad aver bloccato i voli diretti con la Cina è ora anche il più colpito
  • Il mancato blocco dei voli indiretti con scalo in altri Paesi può dunque aver aperto una falla nel sistema di controllo
  • Gli altri Paesi Ue, lasciando aperto la tratta con la Cina, hanno invece avuto la possibilità di circoscrivere il problema
  •  Nessuno è rientrato in Spagna o in Germania da voli indiretti e chi è rientrato dalla Cina è stato messo direttamente in quarantena
  • Seguendo lo stesso schema, le autorità italiane avrebbero quindi lavorato su un unico canale e invece, facendo distinzioni, hanno lavorato su un doppio binario evitando controlli serrati sui voli indiretti che transitavano via Bangkok e con scali a Francoforte, piuttosto che in Olanda.

Le spiegazioni del governo

Secondo il premier Giuseppe Conte non si dovrebbe, in ogni caso, trascurare la quantità enormi di tamponi (almeno 4.000 in 24 ore) che hanno permesso d’individuare molti contagiati, mentre in altri Paesi ne sono stati fatti decisamente meno e quindi alcuni pazienti potrebbero essere sfuggiti ai controlli.

Tuttavia, il numero dei contagiati in Germania, Francia e Gran Bretagna è infinitamente più basso del nostro, pur considerando un periodo d’incubazione che oscilla tra due settimane e, in casi più rari, fino a 27 giorni dall’esposizione inziale al coronavirus.

Italia anello debole anche per l’OMS

Non bisogna inoltre dimenticare che anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha puntato il dito contro alcune iniziative del governo, come ricorda Maurizio Molinari direttore della Stampa.

Molinari precisa infatti che l’Italia è diventata nelle ultime 72 ore la frontiera europea del contenimento del coronavirus Covid-19 originatosi da Wuhan, in Cina e che proprio l’Organizzazione mondiale della Sanità:

Rimprovera al nostro governo di aver reagito in maniera inefficace al virus perché il blocco dei voli in sé è servito a poco mentre la scelta di non mettere in quarantena chiunque provenisse dalla Cina ci ha reso vulnerabili a un virus con caratteristiche ancora non del tutto conosciute da parte della comunità scientifica.

Ovvero, mentre il blocco dei voli ha dato un’illusione di sicurezza in realtà siamo stati esposti all’arrivo di portatori di virus attraverso molte altre strade: frontiere terrestri e marittime per non parlare di voli provenienti da località non-cinesi.”

Il problema politico aggrava la posizione italiana come anello debole della catena europea

Michele Brambilla su quotidiano.net mette, in poche parole, il dito nella piaga di un’altra spinosa questione da cui l’Italia ancora non si libera: la contrapposizione politica generata da pregiudizio ideologico.

Nel suo editoriale, Brambilla denuncia i pregiudizi di chi non ha aiutato a mettere subito in campo una strategia efficace: “I governatori del Nord – la prima parte d’Italia a essere raggiunta dal contagio, e speriamo anche l’ultima, ma ne dubitiamo – avevano chiesto la quarantena per chiunque arrivasse dalla Cina: sia esso cinese o italiano, americano o norvegese.

Ci si è limitati a bloccare i voli diretti dalla Cina, ignorando quelli indiretti, cioè chi faceva scali in altri aeroporti europei prima di proseguire per l’Italia. E ci si è limitati a misurare la febbre a chi sbarcava, misura definita una barzelletta da ogni virologo serio, visto, che si può avere il virus anche senza avere – o senza avere ancora – la febbre.

Chi chiedeva la quarantena è stato accusato di xenofobia e di sciacallaggio politico: ma a strumentalizzare ideologicamente l’emergenza è stato, al contrario, chi non ha perso l’occasione per appiccicarsi sulla giubba una medaglia da anti-razzista in nome di un politicamente corretto mai così ingiustificato e ottuso”.

La posizione del virologo Roberto Burioni

Com’è noto, il virologo Roberto Burioni è stato sempre un convinto sostenitore dell’isolamento preventivo per contenere il coronavirus, considerando che mancano terapie specifiche e un vaccino che  non vedrà la luce prima di un anno.

Fausto Biloslavo sul Giornale ne sintetizza il pensiero puntando in effetti sugli aspetti centrali della proposta del virologo:

  • Dal 25 gennaio il virologo Roberto Burioni aveva lanciato l’allarme chiedendo un isolamento preventivo per tutti, italiani, cinesi o di altre nazionalità in arrivo dalle zone infette
  • Su Facebook Burioni ha ribadito ha ribadito: «Le ultime notizie mi portano a ripetere per l’ennesima volta l’unica cosa importante. Chi torna dalla Cina deve stare in quarantena. Senza eccezioni».
  • Il ministro della Salute si è mosso con un’ordinanza solo nelle ultime ore.

I transiti su strada, altro aspetto dell’anello debole della catena italiana

Biloslavo ricorda inoltre che il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga aveva chiesto già da settimane controlli ai confini terrestri che, di fatto, non si attuano in modo sistematico. Di conseguenza, arrivano a Venezia dal Nord Europa centinaia di cinesi in pullman via autostrada.

Se a questo aggiungiamo che il Friuli è l’obiettivo prediletto da uno dei fronti caldi delle migrazioni clandestine, si apre un’altra voragine lungo la rotta balcanica, dato che i migranti non vengono sottoposti ad alcuna verifica stringente, rendendo l’Italia ancora di più l’anello debole della catena di fronte al coronavirus.

L’opinione della stampa tedesca

I tedeschi seguono, a dire il vero, con interesse e apprensione l’evolversi del coronavirus in Italia e i principali quotidiani riportano tutte le misure adottate lodando la mobilitazione delle regioni del Nord e le misure severe del governo.

Tuttavia, restano delle perplessità che emergono dai reportage del corrispondente  Frankfurter Allgemeine Zeitung Matthias Rüb riguardo la difficoltà d’individuare il paziente zero e che l’Italia sia davvero l’anello debole della catena nel contrasto al coronavirus.

Rüb paragona la situazione italiana a quella tedesca e, a differenza dei 14 casi di coronavirus in Baviera, provocati da un unico contagiato, sembra che in Italia ci siano più trasmettitori dell’infezione per una serie di motivi:

  • E’ probabile che i primi portatori del virus siano stati turisti o uomini d’affari cinesi
  • Secondo le statistiche ufficiali, vivono in Italia circa trecentomila cinesi proprio nelle regioni economicamente più sviluppate del Nord
  • Inoltre, l’Italia è stata visitata negli ultimi anni da oltre tre milioni di turisti provenienti dalla Cina.

Breaking News

Il commissario straordinario al coronavirus Angelo Borrelli ha dichiarato in conferenza stampa che attualmente risultano 229 contagiati e sei vittime, ma non risulterebbero altri focolai d’infezione. Al primo posto la Lombardia con 172 casi, segue il Veneto con 32 e l’Emilia Romagna con 18. Tuttavia, prosegue il monitoraggio e anche in Liguria si attende il risultato nelle prossime ore di alcune persone sottoposte al test.


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