Coronavirus, le varianti erano un fenomeno inevitabile?

Il Coronavirus si è dimostrato un avversario arduo da scongiffere per l'umanità: quanto ancora potrà farci disperare?

Era il 21 febbraio 2020 quando in Italia, a Codogno (Lodi) venne scoperto il primo caso accertato di Covid-19 nel nostro paese. Si trattava di un uomo di 38 anni, Mattia Maestri. Da lì iniziò l’incubo per la penisola e l’inizio della battaglia contro un nemico invisibile. Un nemico che avrebbe mietuto (e miete tutt’ora) innumerevoli vittime tanto in Italia quanto nel resto del mondo. Qualche settimana dopo, il governo italiano avrebbe proclamato lo stato di emergenza. In un anno e mezzo la nostra conoscenza sul Coronavirus ha tuttavia fatto passi da gigante.

Giorno dopo giorno, gli scienziati hanno lavorato per arginare quanto possibile questo demone che attenta la nostra quiete quotidiana. Da quel 21 febbraio 2020 le cose sono molto cambiate. I nostri sanitari si sono trovati pronti dinanzi alle nuove ondate. Sono intanto arrivati i vaccini, che stanno contribuendo non poco a debellare il Covid-19. Forti le campagne mediatiche per invogliare la popolazione a vaccinarsi e, tutto sommato, nonostante il pericolo non sia affatto da prendere sotto gamba, la nostra società sta tornando gradualmente alla normalità: un dono che fino a poco tempo fa ci sembrava così scontato, ma che invece adesso rappresenta il nostro obiettivo principale.

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Coronavirus: l’evoluzione continua

Il Covid-19, tuttavia, non si arrende neanche dinanzi ai vaccini, risorsa più che mai preziosa per fronteggiare il male a testa alta. Nel corso di questi mesi sono nate diverse varianti, che talvolta si sono rivelate così potenti da mettere di nuovo in difficoltà governo, medici e scienziati. Si veda, ad esempio, la variante indiana (o delta) che rappresenta la forma di Coronavirus più pericolosa al momento. Le varianti, nonostante la loro letalità, erano un fenomenono inevitabile. I patogeni del resto si evolvono in natura. Una variante è la fonte di ulteriori pandemie e quando essa esaurisce il proprio potere, lascia spazio a varianti successive.

Variante Delta quali sono i sintomi e come riconoscerla

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Una questione di alfabeto

Quando i giornalisti pronunciano di questi tempi una nuova lettera dell’alfabeto greco, per noi è sinonimo di inquietudine. Ciò significa che una variante ha soppiantato la precedente, con il rischio di una nuova ondata di Coronavirus. La variante Alpha, ad esempio, aveva una potenza superiore del 50% di contagio rispetto al virus base. La variante delta, invece, ha avuto un potenziamento ulteriore, imponendosi su tutte le altre versioni precedenti del Coronavirus. Ci si chiede a questo punto se mai ne usciremo, se siamo capitati in una spirale dell’eterno ritorno, un uroboros che si morde la coda all’infinito, o se in qualche modo ci potremo mai svegliare da questo incubo.

Sono leggi di natura come l’influenza stagionale

Come la BBC ha spiegato all’interno di un articolo, le varianti di un virus sono un fatto inevitabile e, per quanto drammatico, comunque normale. Focus ha fatto l’esempio di un impiegato che compie il salto di specie in ufficio il primo giorno di lavoro. Scrive Elisabetta Intini nel suo articolo: “Anche se ha un curriculum eccellente ha ancora molto da imparare”. Quindi basta solo la prima variante a far partire la pandemia. Ne finisce una e ne subentra un’altra e via discorrendo. Sia chiaro: non è un’esclusiva del Coronavirus, anche per altre epidemie è stato così, come ad esempio l’Ebola o la più conosciuta influenza stagionale.

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Il possibile epilogo

Prendiamo esempio del morbillo: la capacità di contagio è ancora notevole, ma ha oramai perso il suo potere di reinfettare. Questo perché i vaccinati hanno sviluppato i giusti anticorpi che rendono improbabile una nuova infezione a chi si è già ammalato in precedenza. I virus dell’influenza, invece, si evolvono sempre di più e per secoli continuano a combattere ad armi pari le protezioni immunitarie degli uomini. Tuttavia, il loro numero di riproduzione di base si è ridotto di molto e al momento si trova attorno all’uno. Il Coronavirus si trova in una fase intermedia e ora non è possibile prevedere quale strada prenderà. Alcuni paesi sperano in un’immunità di gregge per decimare la minaccia, ma ciò basterà? Molto più probabile che il virus diverrà endemico. Se così sarà dovremo imparare a convivere con il Covid-19 in quanto diverrà parte delle varie patologie di cui sarà normale ammalarsi come influenza, varicella, morbillo ecc.

Calcolare il rischio di contagio da Coronavirus

Un gruppo di volontari USA ha ultimato recentemente uno strumento che permette di calcolare il rischio di contagio da Coronavirus e prendere decisioni razionali sulle attività che si vogliano fare in tale fase di ripresa della vita sociale. Stiamo parlando di microCOVID, una pagina che offe consigli su varie azioni e abitudini quotidiane come ad esempio l’incontrarsi con il proprio gruppo di amici, se in questo periodo di emergenza mezzi come i treni e gli aerei sono luoghi sicuri, oppure il contributo dell’utilizzo delle mascherine in pubblico.

Come funziona il microCOVID

Bisogna prima di tutto inserire paese e regione e descrivere la situazione in cui sarà possibile trovarsi, tipo: viaggio in auto di un quarto d’ora assiene a un’altra persona, interazione in un luogo chiuso senza mascherina in compagnia di un’altra persona, spesa settimanale di un’ora in un luogo affollato, volo al completo, cena al ristorante al chiuso, la partecipazione a una festa all’aperto ecc. Bisognerà poi inserire il numero di persone vicine previste, la durata dell’interazione, la loro distanza e il loro profilo di rischio (sono state a contatto con persone a rischio? Vivono da sole o in luoghi affollati? Disposizione di esporsi al contagio da parte loro ecc.)

Infine bisognerà compilare i dati sul tipo di contesto, al chiuso o all’aperto, il tipo di mascherina che noi e gli altri indosseranno o meno e la situazione vaccinale. I rischi sono calcolati in numero di microCOVID: in tale contesto un microCOVID risulta essere pari a un milionesimo di possibilità di ammalarsi di Covid-19. Ognuno decide quanti microCOVID è disposto ad accumulare in vari periodi: una settimana, un anno o per tutta la vita. Bisognerà quindi stabilire una sorta di budget di rischio, oltre il quale però non bisogna andare per non incorrere in rischi maggiori per la nostra salute.

Un atto dovuto da parte di tutti noi

Il calcolatore di rischio che abbiamo illustrato poc’anzi sembra bizzarro e, a tratti, complesso da usare, ma è un dovere da parte di tutti noi utilizzare certe precauzioni, in nome del nostro rispetto e di quello del nostro prossimo. È più di un anno che siamo costretti a fare i conti con il Covid-19 e dobbiamo dunque calcolare anche le quantità di rischio che siamo disposti a tollerare. Detto in parole più semplici, al giorno d’oggi abbiamo la capacità di comprendere quando è più facile ammalarsi di Covid-19 nelle diverse interazioni quotidiane, sia quando indossiamo, sia quando non indossiamo la mascherina. Ricordiamo inoltre che l’igienizzazione della mani (Amuchina è la sostanza ideale), il distanziamento e l’utilizzo della mascherina stessa sono solo alcuni dei più semplici riti di ogni giorno che contribuiscono a diminuire le probabilità di contagio.