Cristiani sempre più perseguitati e il Giornale lancia la raccolta fondi

Il dramma delle persecuzioni ai cristiani nel mondo si aggrava, la comunità religiosa è lsempre più nel mirino del fondamentalismo islamico e dell'ateismo cinese

I cristiani sono sempre più perseguitati e il Giornale lancia la raccolta fondi per aiutarli, nonostante siano minoranza religiosa in molte zone del mondo, ma in crescente pericolo dall’Africa, all’Asia, passando per il Medio Oriente, a causa dell’integralismo sempre più aggressivo.

Il grido di dolore dei cristiani perseguitati in mezzo mondo

Dal Libano, all’Indonesia, fino a Siria, Pakistan e Nigeria, è un crescendo di omicidi, attacchi e devastazioni, a danno di comunità e simboli religiosi, che gli integralisti islamici intendono proseguire fino al totale sradicamento del cristianesimo e, solo nel 2019, i cristiani hanno avuto 2.983 vittime e 9.400 chiese vandalizzate o distrutte.

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Comunità cristiane che, fino ad alcuni anni fa, gestivano una civile convivenza con persone di altre religioni si sono trovate nell’occhio del ciclone di conflitti catastrofici, come avvenuto in Siria, costringendo alla fuga verso l’estero oltre 900mila cristiani che, prima della guerra civile scoppiata nel 2011, erano il 10% della popolazione, ma il vicino Libano non ha avuto sorte migliore nel corso dei decenni.

La delicata situazione in Libano

Dopo l’ennesimo attentato dello scorso agosto a Beirut, il Libano, definito fino agli anni sessanta “la Svizzera del Medio Oriente“, si stia nuovamente avvitando in una fase caotica che fa riesplodere i contrasti all’interno di un mosaico delicatissimo di confessioni religiose, dove i cristiani sono da decenni in prima linea.

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Il vescovo Matthias Charles Mrad, vicario patriarcale dei siri cattolici di Beirut, ha fatto il punto della situazione con il giornalista Lorenzo Vita: “I cristiani di Beirut sono tra i più danneggiati da ciò che è successo al porto. Tutte le zone limitrofe erano abitate dai cristiani ed erano i quartieri con una più alta presenza di cittadini di religione cristiana. Ora le chiese sono distrutte, le case in molti casi sono state spazzate via dall’onda d’urto.

Un danno enorme cui si aggiunge un effetto molto pericoloso: i musulmani più abbienti comprano le case distrutte perché sono gli unici che hanno ancora soldi per ricostruirle. E chi ha perso tutto è costretti a vendere le proprie case e ad andarsene. Col tempo quei quartieri rischiano di non avere più cristiani. E per questo la Chiesa sta chiedendo allo Stato di intervenire per evitare questo processo che può provocare una diaspora: i cristiani stanno scomparendo“.

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La fuga dei cristiani dal Libano e la distruzione dei simboli cristiani in Nagorno Karabakh

Le scuole e gli ospedali cristiani in Libano sono un punto di riferimento anche per le altre religioni, ma troppi vogliono andarsene anche perché gli aiuti internazionali non passano solo dall’Europa, ma sono condizionati politicamente anche da Paesi islamici fondamentalisti come Arabia Saudita e Iran. Dai dati più recenti, i cristiani libanesi che, prima della guerra civile erano il 55% della popolazione, sono scesi al 40%, 2 milioni e duecentomila circa.

Il dramma si allarga ad altri fronti di guerra come il Nagorno Karabakh, l’enclave armena cristiana in territorio azero musulmano, dove divampa una guerra che devasta monasteri, chiese e cimiteri cristiani a causa dell’islamismo azero, mentre aumentano ogni giorno le vittime degli scontri, come ha documentato il corrispondente Gian Micalessin.

I cristiani incarcerati

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) ha sollevato la questione di migliaia di cristiani detenuti ingiustamente con accuse di blasfemia e di moltissimi ragazzi prelevati da casa con la forza per costringerli ad abiurare la fede, come racconta la giornalista Alessandra Benignetti sul Giornale.

Il caso della famosa bracciante agricola Asia Bibi, costretta ad anni di dura detenzione in Pakistan, con l’accusa di aver offeso il profeta Maometto, e liberata solo dopo una mobilitazione internazionale è solo la punta dell’iceberg:

  • In almeno 50 Paesi del mondo ogni mese più di trecento cristiani finiscono dietro le sbarre senza processo o accuse plausibili
  • Solo nel 2019, secondo i dati dell’Ong Open Doors, 1.052 cristiani sono stati rapiti
  • Il governatore del Punjab Salman Taseer e il ministro cristiano Shahbaz Bhatti sono stati uccisi a sangue freddo per aver visitato in carcere Asia Bibi e altri detenuti accusati di blasfemia.

I raid islamici in Nigeria

Già a dicembre dell’anno scorso, il sacerdote Joseph Fidelis aveva puntato il dito, durante l’intervista a Lorenza Formicola, giornalista della Verità, sui massacri nel Nord della Nigeria da parte dei fondamentalisti islamici di Boko Haram che, dal 2015, è affiliata all’Isis:

A livello globale c’è il timore di essere etichettati come islamofobi, così, piuttosto che combattere le forme di intolleranza e discriminazione religiosa, l’Europa e l’America sono cadute preda del cliché di essere viste come islamofobe. Il problema è il politicamente corretto, i leader politici e le grandi organizzazioni globali evitano di denunciare il crimine e condannare il terrorismo, e così facendo stanno diventando indifferenti“.

Anche la Nigeria vanta il suo triste record di rapiti: ogni anno Boko Haram ne sequestra più di 220, gli assalti a comunità cristiane con decine di vittime a raid non si contano e i rapimenti hanno sempre lo scopo di costringere ad abiurare la fede per salvarsi la vita. Con estremo coraggio, la diciassettenne Leah Sharibu ha rifiutato di abiurare la fede ed è detenuta nelle mani dei Jihadisti da due anni, che hanno invece liberato cento studentesse dopo la conversione forzata.

International Organization for Peace Building and Social Justice, l’International Committee on Nigeria e l’All-Party Parliamentary Group for International Freedom of Religion or Belief precisano che, 100mila cristiani hanno perso la vita in Nigeria negli ultimi 20 anni, di cui 43.242 a causa di attacchi terroristici di Boko Haram, Stato islamico e al Qaida; 18.834 sono invece morti per mano dei fulani, etnia nomade dell’Africa occidentale, e 34.233 a causa di altri gruppi armati.

Sequestri e violenze in Pakistan ed Egitto

Nella sola provincia pakistana del Sindh, ci sono stati oltre mille rapimenti di giovanissime nel 2018, le cristiane sono nel mirino e devono sposare forzatamente uno dei rapitori, subendo violenza, usare droghe e abiurare la fede.

Spesso le violenze sono anche filmate dagli aguzzini, come ha raccontato la quattordicenne Maira Shabbaz di 14 anni, dopo essere riuscita a fuggire. Tragica esperienza analoga a quella della quindicenne Huma Younus: “Dall’ottobre 2019 la mia vita è stata stravolta. Sono stata rapita, violentata e data in moglie al mio sequestratore. Ricevo pressioni per abbandonare la mia fede“. La tragedia è che spesso le corti di giustizia danno ragione ai carnefici se le vittime sono cristiane.

Come precisa Federico Giuliani per Inside Over, i cristiani in Pakistan sono solo 1,5%della popolazione e, insieme al 2%di induisti, subiscono vessazioni di ogni tipo. Il Parlamento nazionale, sotto la pressione dei partiti religiosi e movimenti islamici più estremisti, ha bocciato una proposta di legge del 2016, per tutelare le minoranze religiose nel Paese, in quanto contraria “allo spirito fondamentale e ai principi dell’Islam”.

Non è messo meglio l’Egitto, dove gli islamisti praticano la stessa tecnica di rapimento e matrimonio forzato ai danni delle ragazze cristiane copte, mentre in Eritrea il Covid ha aumentato gli arresti arbitrari di cristiani, che partecipano a funzioni religiose domestiche, in aggiunta a circa 1.350 religiosi e laici, già detenuti in condizione di violenza e sovraffollamento.

Cina e Corea del Nord

L’emergenza Covid-19 ha inasprito ulteriormente le restrizioni in Cina a danno dei cristiani e, secondo i report di Acs, continua la repressione dei gruppi ecclesiastici che non aderiscono alla chiesa patriottica cinese e non cooperano con la “sinizzazione” forzata di Pechino. In ogni caso, tra novembre 2018 e ottobre 2019, 1.147 cristiani sono finiti in carcere e non mancano neppure demolizioni di chiese e distruzioni di croci.

Difficile stabilire quanti siano i cristiani detenuti nei campi di lavoro nord coreani, ma si stima che siano circa 50mila in condizioni di vita e lavoro terrificanti per contribuire, secondo Acs Italia, all’avanzamento dei programmi nucleari e balistici del regime di Pyongyang.

Attacchi ai cristiani in Indonesia

Il quadro della situazione si aggrava con i raid degli islamisti dell’East indonesia mujahidin (Mit) e di Jamaah ansharud daulah (Jad), collegati all’Isis, e che colpiscono duramente nello stato indonesiano, con popolazione a netta prevalenza musulmana (87%), ma che ospita anche 7% di protestanti e circa 3% di cattolici.

Gli ultimi a farne le spese sono stati i cristiani evangelici di un villaggio nell’isola di Sulawesi che hanno avuto quattro vittime barbaramente uccise, nonostante l’intervento della polizia, senza contare gli attacchi suicidi contro chiese e stazioni di polizia in nome della Jihad.

L’iniziativa del Giornale in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che soffre

I cristiani sono quindi sempre più perseguitati e il Giornale lancia la raccolta fondi per sostenere Acs nella campagna di denuncia delle violenze che subiscono, aiutando le comunità cristiane assediate a sostenersi e documentando la tragedia che affrontano ogni giorno per sopravvivere, anche a ridosso del Natale. In effetti, nonostante gli appelli, la situazione continua a degenerare e l’odio anticristiano non si arresta. Chi desiderasse contribuire, può farlo tramite Iban inserendo i seguenti dati:

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che soffre ONLUS

Causale: IL GIORNALE PER I CRISTIANI (DI SIRIA; NIGERIA, PAKISTAN ecc, secondo il Paese che si vuole sostenere)

IBAN:IT23H0306909606100000077352

BIC/SWIFT: BCITITMM