Delitto Rega: perché il carabiniere era disarmato?

Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega era disarmato la notte in cui è stato ucciso. Perché?

Una domanda primeggia su tutte nel delitto del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega: perché il carabiniere era disarmato quella tragica notte a Roma?

Non è facile dare una risposta definitiva, ma si può tentare di ricostruire i fatti, partendo dall’ambiente operativo in cui è avvenuta la tragedia.

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Nel tentativo di bloccare due giovani americani, coinvolti con un pusher in una fornitura di droga finita male, Cerciello Rega è stato ucciso da uno di loro con 11 pugnalate.

I dettagli sulla sua morte sono tragici: un individuo brutale gli ha inferto ferocemente svariate pugnalate al fianco, all’addome oltre a quella mortale al cuore.

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Delitto Rega: I dubbi ancora da sciogliere

I superiori di Cerciello Rega non sanno perché non avesse la pistola ma, secondo il sistema centralizzato dell’Arma, il carabiniere era regolarmente in servizio quella notte.

L’intervento con il collega era in borghese e sulla dinamica del delitto la procura di Roma manifesta ancora dubbi da chiarire.

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Delitto Rega: l’inchiesta esclusiva del Giornale

Giuseppe De Lorenzo firma oggi un’inchiesta esclusiva su Il Giornale riguardo l’assenza della pistola d’ordinanza che avrebbe potuto salvare la vita al giovane carabiniere.

Per prima cosa va chiarito un punto: gli agenti in borghese intervengono disarmati più spesso di quel che si crede.

Secondo una fonte del Giornale.it, la spiegazione dipende da una serie di ragioni operative difficili da ignorare:

  • L’arma d’ordinanza è di grande dimensione, è fatta per l’inserimento nella fondina, altrimenti non si può nascondere
  • In estate non si usano giacconi e indumenti pesanti che aiutano a occultarla agli occhi dei delinquenti
  • Esiste un marsupio con laccetto, apribile in pochi secondi, che permette di estrarre l’arma con rapidità
  • Questa custodia non si può usare in una piazza di spaccio, perché presentarsi con il marsupio a tracolla equivale a farsi individuare subito come poliziotti
  • In caso di operazioni in borghese sotto copertura i criminali perquisiscono chi hanno di fronte, per paura che siano agenti, e la pistola non può mimetizzarsi.

Delitto Rega: il carabiniere era disarmato come molti colleghi

Le operazioni sotto copertura sono difficili da gestire. Non basta quindi essere in borghese, ma bisogna agire con estrema prudenza quando si affrontano criminali pericolosi.

Questo crea un dilemma nelle forze dell’ordine: girare armati con il rischio di essere scoperti o lasciare l’arma nell’armadietto violando la consegna che imporrebbe il contrario?

L’arma d’ordinanza dei carabinieri

Rigurado l’arma in dotazione ai carabinieri, il giornalista De Lorenzo aiuta a capire i problemi nel gestirla.

Primo fra tutti: perché la pistola non si riesce a mimetizzarla in estate?

La risposta la offre il sito web dell’arma dei Carabinieri con pochi semplici dati:

  • L’arma in dotazione è una pistola Beretta modello 92 FS
  • E’ lunga quasi 22 centimetri, alta poco meno di 14 con uno spessore di 3,8
  • Spara proiettili calibro 9 mm Parabellum che sono munizioni da guerra
  • L’arma scarica pesa quasi un chilo

E’ evidente che non è una pistola adatta a operazioni speciali in borghese.

A questo riguardo, esiste l’alternativa della calibro 38 per i reparti operativi dell’Arma.

Ma, secondo le testimonianze raccolte dal Giornale.it, questa seconda pistola, che si può anche fissare a caviglia, non è in dotazione nelle singole stazioni e nei comandi di Compagnia dei Carabinieri.

Le richieste insoddisfatte di armi più leggere

Il problema riguarda anche la polizia di Stato che ha un problema simile e i sindacati delle forze dell’Ordine chiedono da tempo armi più pratiche e facilmente occultabili ma, al momento, la 9 millimetri Parabellum è rimasta l’arma classica in dotazione.

Ecco quindi i problemi principali da risolvere:

  • Gli agenti lavorano in borghese a loro grave rischio se non possono difendersi
  • Le armi di uguale calibro, ma più piccole e leggere, non vengono assegnate
  • Un porto d’armi per difesa personale, con acquisto di una pistola più piccola, non è concesso facilmente neppure alle forze dell’Ordine
  • Solo gli ufficiali possono avere armi di diverso tipo, quasi tutti gli agenti semplici usano esclusivamente la Beretta calibro 9 mm.

Delitto Rega. Alcuni dubbi sono ancora irrisolti

Forse non sapremo mai con certezza per quale motivo il vicebrigadiere Cerciello Rega non aveva l’arma quella tragica notte.

Ma probabilmente il grave dubbio d’intervenire armati o meno in circostanze speciali può aver animato i pensieri del carabiniere di Somma Vesuviana al pari dei suoi colleghi.

Si tratterebbe, in questo caso, di una ragione ponderata per causa di forza maggiore e non di una semplice dimenticanza della pistola in caserma.

Delitto Rega: nuove armi per onorarne la memoria?

Gli agenti sacrificano la vita tutto l’anno ma l’estate complica le cose, quando sono in borghese e non possono nascondere un’arma pesante con munizionamento da guerra.

Ma, se s’interviene disarmati, il rischio di morire o restare feriti è molto più alto.

Ecco perché i sindacati delle forze dell’Ordine insistono nel perfezionare l’addestramento e modernizzare equipaggiamenti e armi in dotazione.

Non si tratta semplicemente di fronteggiare un crimine sempre più spietato, ma di lanciare un segnale di cambiamento operativo non più rinviabile.

Sarebbe forse anche un modo di onorare Mario Cerciello Rega e tutti gli agenti che hanno sacrificato la vita per difendere cittadini e Istituzioni.


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