Società e cultura

Donne e lavoro ai tempi del coronavirus

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Molte sono le donne spaventate dai cambiamenti radicali di abitudini di vita e di lavoro, soprattutto per quanto concerne la gestione e la cura dei propri figli.

Perché le mamme sono maggiormente preoccupate?

Le scuole resteranno chiuse sicuramente fino a settembre. Molte sono le donne provate da un forte senso di frustrazione. Le donne si occupano di tutto, organizzare la famiglia, il tempo dei figli, di trovare risposte alle loro domande. La pandemia ha spezzato gli equilibri raggiunti con molto sacrificio, in tante famiglie.

Tante sono le donne che si sono ritrovate a lavorare da casa, dovendosi occupare dei propri figli, della loro salute, della loro istruzione. È così che sono ricadute su di loro, tutti quei lavori che avevano affidato alla scuola o ad altre figure come i nonni. Con l’emergenza sanitaria, il lavoro domestico è aumentato considerevolmente. Conciliare tutto a volte sembra impossibile. Non dobbiamo dimenticarci che le donne guadagnano circa il 16% in meno rispetto agli uomini.

Segregazione di genere

Le donne che desiderano lavorare, hanno facoltà di accedere a determinate professioni, a discapito di altre. Le loro scelte risultano confinate in un ambito molto più limitato. Si concentrano prevalentemente in occupazioni talvolta legate a stereotipi sociali e dunque su lavori caratterizzati da retribuzioni poco elevate e scarse prospettive di carriera. Il problema è legato alla domanda di lavoro, che richiede maggiormente figure maschili. Le donne saranno la categoria più esposta alla perdita del lavoro e questo accadrà perché hanno generalmente contratti meno garantiti. Il divario tra i loro stipendi e quelli degli uomini è destinato ad estendersi a macchia d’olio ed in un momento così particolare, saranno ancora una volta, loro, a doverne pagare gli scotti. È come se questa pandemia avesse portato alla luce tutte le disuguaglianze che ormai esistono da sempre e che probabilmente si erano solo assopite.

Possibili soluzioni

L’economia all’orizzonte è peggio di una guerra. È necessario adottare misure integrate, che siano incentrate anche sulle donne. Non basta il bonus per le baby-sitter. Non bastano i congedi parentali straordinari. È necessario riempire il vuoto di quella carenza di welfare per l’infanzia. Carenza che ricade inevitabilmente sulle donne. Occorre, pertanto, moltiplicare le occasioni di riflessione su temi economici e sociali, temi che non sempre vengono considerati dalla politica, dalle istituzioni, dal mondo dell’impresa e dalla stessa società civile. Bisogna essere propositivi, impegnandosi per presentare proposte concrete atte a facilitarne la soluzione.

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