Elena Ceste, chiesti 30 anni per il marito

Buoninconti

L’udienza si è svolta con rito abbreviato e l’imputato è stato presente per tutta la durata del processo. Il pm ha dichiarato che contro di lui ci sono dati incontrovertibili, che le indagini sono state condotte in maniera ineccepibile e non esistono ipotesi alternative al fatto che sia stato proprio il vigile del fuoco ad uccidere sua moglie.

La sentenza e cosa succederà

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Michele Buoninconti, 44 anni, capelli più lunghi rispetto a quando i media l’hanno mostrato l’ultima volta, jeans, pullover grigio e camicia blu, ha ascoltato impassibile la sentenza, con una specie di sorriso sulla faccia. E’ accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere con l’aggravante dei vincoli famigliari. Grazie al rito abbreviato, però, godrà dello sconto di un terzo della pena per aver ucciso la madre dei suoi 4 figli, di 6, 9, 11 e 14 anni.

Ora si attende di sentire gli avvocati della famiglia di Elena Ceste, Deborah Abate Zaro e Carlo Tabbia, e Benedetta Donzella, legale per l’associazione Penelope (Associazione di sopporto ai famigliari e agli amici delle persone scomparse), per la quale era in aula il presidente Francesco Farinella. Il 7 ottobre parlerà invece la difesa di Buoninconti, secondo cui non c’è stata un’adeguata analisi degli indizi. Entri il giorno successivo arriverà la decisione del giudice Roberto Amerio.

La scomparsa di Elena, il ritrovamento del cadavere e l’arresto del marito

La casalinga 37enne di Costigliole d’Asti era sparita dalla sua abitazione la mattina del 24 gennaio 2014. Michele Buoninconti aveva detto di non averla trovata più, dopo che era andato a portare i bambini a scuola, e man mano che le indagini erano proseguite, aveva anche accusato ingiustamente alcune persone di aver ucciso Elena. Il cadavere della donna è stato rivenuto solo la mattina del 18 ottobre nel rio Mersa, un canale di scolo tra Costigliole e Isola d’Asti, non lontano da casa sua. Il marito è stato arrestato il 29 gennaio scorso. Avrebbe ucciso Elena per gelosia dei suoi contatti virtuali, vedendosi offeso nel proprio onore (proprio così). E ancora risuona ciò che l’uomo aveva detto ai figli della loro mamma: che lui aveva impiegato 18 anni della sua vita per “recuperarla”, per “raddrizzarla”. Agli stessi figli aveva raccomandato di non dire agli inquirenti che litigava con la moglie.

 

 

 

 

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).
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