
Il 12 febbraio scorso per la seconda volta un tribunale francese ha detto che le richieste di un insegnante francese sono legittime. Nel 2010 Frederic Durand-Baissas, pubblicò un’immagine del famoso dipinto di Gustave Courbet L’origine du monde del 1866, Facebook lo rimosse e sospese l’account di Durand-Baissas perché il post violava le regole del social network sulla nudità, l’insegnante fece causa e nel marzo 2015 un tribunale francese decise di aprire un procedimento sostenendo che il social network non ha il diritto di sospendere un account di un utente francese se la Francia lo ritiene sbagliato. Gli avvocati di Facebook avevano sostenuto che il fatto che il servizio è gratuito non dà diritto a un utente francese di protestare contro le scelte di Facebook e inoltre che la causa avrebbe dovuto svolgersi in California, dove si trova la loro sede. Ora il tribunale deciderà se accogliere o meno le richieste di Durand-Baissas, che chiede due cose: la riattivazione del suo account e circa 20mila euro di danni. Facebook ha ancora la possibilità di fare appello contro la decisione del tribunale francese.
- ” È un caso di libertà d’espressione e censura. Se Facebook non riesce a vedere la differenza tra un capolavoro e un’immagine pornografica, noi in Francia ci riusciamo».
- Ma Facebook non è nuova a queste censure infatti a giugno del 2015 sospese per 24 ore il servizio a Vittorio Sgarbi per aver postato una foto accanto al famoso quadro esposto al Musée d’Orsay a Parigi. “Come sempre la censura di Facebook introduce elementi di astratto moralismo (tra cristiano e islamico), sottoponendo la libertà dell’arte a una insopportabile censura. E’ l’equivoco tra contenuto e forma. I Bronzi di Riace sono nudi come Rocco Siffredi, ma appartengono all’arte, non alla pornografia! L’origine du monde di Gustave Courbet è uno dei capolavori dell’arte di tutti i tempi. Censurare una fotografia non in una camera da letto in atti intimi, ma davanti al capolavoro di Courbet al Museo d’Orsay, è un crimine contro la civiltà. E’ una gravissima censura al’arte che Facebook dovrà pagare”.
Alla fine Facebook pagherà?