La favola della famiglia Mattarella: una rivincita Berlusconiana firmata DC

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Siamo a Palermo nel lontano 1945 quando Bernardo Mattarella, l’ignaro padre dell’attuale Presidente della Repubblica Italiana, entra nel mondo della politica. Tutto inizia quando diventa vice segretario della Democrazia Cristiana negli anni in cui stare in politica era tanto difficile quanto significativo. Nonostante ciò, Bernardo acquisisce sempre più riconoscenza al punto che, durante il governo De Gasperi, viene ripetutamente eletto prima sottosegretario e poi ministro. Accusato più volte di avere rapporti con la mafia, ed in particolare con Cosa Nostra, muore nel 1971 per un malore accusato proprio mentre si trovava nella camera dei deputati.

La sua passione per la politica però, non passa inosservata agli occhi dei figli Piersanti e Sergio, i quali fanno presto ingresso nel mondo del padre. Il primo infatti, diventa inizialmente assessore e poi Presidente della regione Sicilia; l’altro, inizia la sua carriera come professore di diritto parlamentare presso l’università di Palermo. È nel 1980 che avviene la svolta decisiva nella famiglia Mattarella: Piersanti, in prima linea nella lotta contro i favoritismi sugli appalti siciliani, viene ucciso da Cosa Nostra davanti agli occhi del fratello.

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Il triste destino spinge così Sergio ad entrare in Parlamento pochi anni dopo, nel 1983. In quattro anni, sulle orme del padre, ottiene grande successo e sotto la carica di Andreotti, passa al ministero della pubblica istruzione. Estremamente intransigente sui valori, e con un passato importante alle spalle decide, assieme ai colleghi della DC, di dare le dimissioni per protestare contro l’approvazione della legge Mammì. La sua volontà di bloccare l’ombra dell’era Berlusconiana fallisce. Sono i primi anni ’90 e Sergio diventa direttore de “Il Popolo”.

Tutto sembra andare per il meglio quando anche lui viene travolto dagli scandali mafiosi. Nel ’94 infatti, riceve una busta con una grande somma di denaro in buoni benzina, donatagli dall’imprenditore Filippo Salamone, considerato “il braccio” dei lavori di Totò Riina. Questo è un grave colpo per la sua carriera, ma il direttore si giustifica dicendo di aver accettato i buoni solo per donarli ai collaboratori. Dopo grande clamore, il caso viene chiuso in quanto il fatto non sussiste e Sergio decide per alcuni anni di prendersi una pausa dalla politica.

Pausa che si rivela molto breve, in quanto nel ’98 ritorna al governo con D’Alema, battezza il “mattarellum” e diventa ministro della difesa oltre che co-fondatore del partito de “La Margherita”. Dopo anni di pace, decide di non ricandidarsi alle elezioni del 2008 e, nell’anno successivo, gli viene impedito di diventare presidente Rai sempre per la presenza di Berlusconi a Palazzo Chigi. Sono pochi i passi che lo separano dall’attuale carica di Presidente. Nel 2011 viene infatti eletto alla corte costituzionale, riprendendosi una grande rivincita. Dichiara incostituzionale il cosiddetto “Porcellum” e taglia fuori una volta per tutte il suo nemico di sempre.
Questa la lunga storia di un uomo a cui oggi, all’età di 73 anni, è stato dato in mano lo Stivale.
Buona fortuna Presidente.