Francia, a Nantes e Digione vendetta o gesti isolati?

Francia, a Nantes e Digione vendetta o gesti isolati?

Due giorni fa a Digione un uomo travolgeva con l’auto undici persone gridando Allah u Akbar (”Dio è grande”). La stessa frase sarebbe stata pronunciata dall’uomo che ieri a Nantes ha commesso lo stesso gesto con un furgone, prima di accoltellarsi. Al momento è piantonato in ospedale. Il primo attentatore è un soggetto con precedenti per malattia mentale, mentre del secondo si sa ancora poco. Nessuno dei due viene al momento associato al fondamentalismo religioso ma le coincidenze tra i due casi preoccupano l’opinione pubblica francese. E cresce la psicosi per la possibilità di un’escalation.

La Francia è in prima fila nella lotta contro l’Isis, tanto da partecipare a raid aerei al fianco degli Stati Uniti. Logico pensare quindi a una ritorsione, anche se non si hanno ancora prove al riguardo. Già da tempo i servizi segreti francesi hanno aperto un vero e proprio fronte interno: nella comunità islamica più grande d’Europa è forte il rischio che la propaganda dell’Isis possa trovare proseliti. Senza contare il recente impegno in Mali per sedare le velleità jihadiste locali. Il premier Valls invita la cittadinanza a una reazione composta ma sarà difficile per i francesi convivere con lo spettro del terrore.

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Nato nel 1986 a Carate Brianza (MB) ma cresciuto in Sicilia. Ha studiato Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma laureandosi con una tesi dedicata al giornalismo culturale de 'la Repubblica'. Coltiva molti interessi fra cultura, politica e sport. Crede nel valore del libero confronto fra idee e mette tutto il suo impegno nel sostenerlo.