Gaza, a Rafah cinque morti palestinesi mentre Israele ammassa carri armati

La città confinante con l'Egitto ancora al centro delle operazioni, a poche ore dall'imminente invasione di terra israeliana

Bombardamenti a Rafah mentre l’esercito israeliano prepara l’invasione contro quella che definisce l’ultima roccaforte di Hamas. Oramai è questione di ore, al massimo giorni, prima che Tel Aviv metta in campo l’operazione di cui parla da mesi e che solo gli attriti con l’Iran ha temporaneamente bloccato. Intanto, proprio nella città confinante con l’Egitto continuano gli assalti delle truppe israeliane tramite attacchi di tipo aereo: funzionari palestinesi parlano di cinque morti a Rafah dovuti agli attacchi israeliani, che non accennano a diminuire nemmeno nel centro di Gaza dove, tra l’altro, una brigata di Hamas avrebbe preso di mira il cosiddetto ‘corridoio Netzarim’ – strada che attraversa la Striscia da est a ovest a sud di Gaza City – in cui era di stanza una unità dell’unità dell’Idf.

Preparativi di guerra

A essere state colpite da Hamas sono state due unità della Brigata Nahal, l’unica dell’esercito rimasta fino a quel momento nel sud della Striscia dal 7 aprile in poi: mortai e ordigni improvvisati, riferisce Al Jazeera, avrebbero preso di mira la brigata che starebbe in questo ore preparando il suo spostamento verso Rafah, in vista dell’invasione di terra, per unirsi alla 162 Divisione. E per farlo, scrive Times of Israel, l’esercito l’avrebbe sostituita con la 679a Brigata corazzata Yiftah e la 2a Brigata di fanteria Carmeli. Nel mentre, secondo quanto riporta un inviato dell’Associated Press, diverse unità di carri armati si starebbero muovendo verso Rafah, e ciò fa capire che l’ultimo Gabinetto di guerra abbia deliberato l’invasione della città.

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Il punto di vista egiziano

Nonostante i tentativi di concordare l’attacco alla città con l’Egitto – al Cairo sono sbarcati il capo dello Shin Bet, Ronen Bar, e il capo di stato maggiore dell’Idf, Herz Halevi -, Israele, al contrario, starebbe mettendo in pericolo i rapporti diplomatici con Il Cairo, nati a partire dall’accordo di pace firmato a Washington nel 1979. A dirlo, seppure velatamente, è il presidente Al Sisi che ha ribadito il punto di vista del paese in merito alla delicata questione. Inoltre, puntualizza lo stesso presidente egiziano durante un discorso al Sinai Liberation Day, ogni tentativo di collocare i palestinesi al di fuori del confine segnato dal valico di Rafah sarà respinto. Scopo dell’Egitto, ha detto ancora Al Sisi, è raggiungere un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e non aumentare ulteriormente le tensioni.