I grillini presentano la loro nuova legge elettorale

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La proposta provocatoriamente denominata “democratellum”, dovrebbe rafforzare il rapporto fra politica e cittadini, garantire la rappresentatività in parlamento di tutte le formazioni politiche, permette l’accesso al parlamento delle formazioni piccole, il voto di preferenza e la cancellazione dei candidati sgraditi. Vediamo appunto in cosa consiste almeno nei principi generali la proposta grillina.

In fatto di leggi elettorali, lo ricordiamo, c’è depositato in attesa di approvazione definitiva l’Italicum, parcheggiato in Commissione, ma già passato in prima lettura in Parlamento. Il sistema di elezione è sempre basato sul proporzionale a cui si applica una correzione e una soglia di sbarramento del 5% e un voto di preferenza disgiunto. Le circoscrizioni sono 42 e su base pluri provinciali, quindi di maggiore estensione territoriale (una lacuna appositamente mantenuta quelle dei collegi piccoli molto comoda che facilita l’elezione) per l’assegnazione dei seggi, evitando il collegio unico nazionale.

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Lo sbarramento del 5% è solamente su base circoscrizionale, il che salvaguarda la presenza dei gruppi minori radicate in particolari aree del paese o un eventuale difformità di composizione dei vari movimenti politici, premiando i piccoli partiti e le formazioni minori radicati in alcune zone; la norma dovrebbe scoraggiare intese fittizie, partiti esca, formazioni artificiose comunque create ad hoc. Il principio è quello di ricreare il rapporto diretto fra elettore ed eletto, viene sancito dalla scelta delle preferenze multiple. Per quanto riguarda queste ultime ecco una vera novità si vota su due schede una per il voto di lista e l’altra per esprimere un massimo di preferenze ai candidati. Previsto un meccanismo, non ben chiaro, ma innovativo, di cancellazioni di eventuali candidati non graditi. Il meccanismo dovrebbe esaltare la qualità di alcuni candidati a favore di altri ritenuti impopolari o comunque sgraditi. Per l’elezione dei Senatori, se dovesse presentarsi la necessità, basterebbe applicare dei correttivi su base regionale nella distribuzione dei seggi, attraverso un correttore, in linea con quanto previsto dalla norma costituzione che ne prevede l’elezione.

Non è previsto nessun tipo di premio di maggioranza, ma vista l’esito dell’ultima tornata elettorale sembra che non siano molti coloro che propendono per un tale metodo, giudicato come un risultato fuorviane e contraddittorio e contrario alla rappresentatività degli elettori. Nessun tipo di sbarramento sia a singole liste che a coalizioni. Completa il quadro il divieto a candidature multiple e lo snellimento nella consegna delle firme, e deposito delle liste. Insomma una buona legge, almeno come punto di partenza per una disamina o discussione, ma che non dice nulla sulla governabilità del paese, e lascia il paese tra mille oscuri giochi di palazzo, in caso di vittoria stridente e o per pochi voti. Tanto valeva applicare un sistema maggioritario che almeno garantisce nell’immediato una vittoria certa e indiscutibile. Comunque sia, in conclusione, in un paese, dove già sono in vigore contemporaneamente 5 diversi modelli di leggi elettorali, l’esigenza di crearne un’altra diversa non è certo sentita. La vera riforma sarebbe il vincolo costituzionale alle leggi elettorali in modo da evitare che alla prossima tornata elettorale, la maggioranza di turno se la modifichi, come meglio crede, adattandola ai propri potenziali risultati.

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S. Ferrara laureato in sociologia, indirizzo Economia e del Lavoro, presso l’università di Urbino, ha collaborato e collabora attualmente con siti web, giornali e riviste locali e nazionali, è giornalista e scrittore. Vive e lavora a Roma.

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