Il Manifesto olimpico di Pierre De Coubertin aggiudicato a 9,8 milioni di euro

Il manoscritto del 1892 di Pierre De Coubertin illustra la sua visione sportiva e olimpica . Da Sotheby's ha raggiunto il record price.

Il manifesto olimpico di Pierre De Coubertin è stato aggiudicato a 9,8 milioni di euro perché lo scritto, in cui il barone francese ha riassunto la sua idea di spirito olimpico, è stato battuto da Sotheby’s a New York per 8,8 milioni di dollari (9,8 in euro).

Il manifesto olimpico di Pierre De Coubertin aggiudicato a 9,8 milioni di euro: il suo manoscritto batte il record price

Il documento originale del 1892 scritto da De Coubertin ha conquistato, in definitiva, il record mondiale per il cimelio a carattere sportivo più costoso di sempre.

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il manoscritto di 14 pagine è stato infatti battuto a una cifra da capogiro, ben oltre le previsioni degli esperti, che pensavano di totalizzare al massimo un milione di dollari per l’aggiudicazione.

Al contrario, si è scatenata una gara al rialzo sempre più frenetica fra tre acquirenti internazionali anonimi per oltre 12 minuti, compreso il vincitore che si è aggiudicato il cimelio unico al mondo.

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Il manifesto olimpico di Pierre De Coubertin aggiudicato a 9,8 milioni di euro: il suo manoscritto è unico al mondo

In altre parole, Il manifesto olimpico di Pierre De Coubertin aggiudicato a 9,8 milioni di euro è l’unico originale esistente del discorso che il barone francese tenne alla Sorbona con quattro anni di anticipo sull’apertura della prima edizione dei Giochi moderni (Atene 1896).

Inoltre, il manoscritto non è mai apparso in pubblico, anche se una copia di alta qualità è stata esposta a Copenaghen durante una sessione del Cio nel 2009. Di conseguenza, siamo di fronte a un inedito senza precedenti e i collezionisti ai massimi livelli di tutto il mondo si sono avventati sull’ambito trofeo.

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Il manifesto olimpico di Pierre De Coubertin aggiudicato a 9,8 milioni di euro: chi era il suo autore

Pierre de Frédy barone di Coubertin, era nato a Parigi il 1° gennaio 1863 ed è morto a Ginevra il 2 settembre 1937. Conosciuto soprattutto come dirigente sportivo e fondatore dei moderni giochi olimpici, è stato, d’altra parte, anche un pedagogista e storico francese.

Non tutti sanno che De Coubertin era anche di origini italiane perché discendeva dal ceppo aristocratico di Fredi (o Fredy) che traeva le sue origini nella Roma rinascimentale.

Il barone francese aveva colto l’occasione di concepire una competizione internazionale per promuovere l’atletica, visto che a Olimpia erano avvenute alcune scoperte archeologiche che avevano riacceso l’interesse mondiale per le olimpiadi antiche.

De Coubertin è stato quindi l’ideatore del congresso internazionale alla Sorbona che ha istituito il comitato Olimpico Internazionale e ha ugualmente ideato la bandiera olimpica e uno sport specifico: il pentathlon moderno.

L’importanza del manoscritto battuto da Sotheby’s

De Coubertin partiva da una situazione tipica della sua epoca, vale a dire la pratica sportiva integrata nelle esercitazioni militari per addestrare i soldati alle fatiche della guerra.

Come conseguenza, il barone francese ha rovesciato quindi il ragionamento e ha concepito l’estensione dell’atletica e degli sport, a condizione che fossero alla portata di tutte le classi sociali e in favore di chiunque desiderasse praticarli con lealtà e spirito di sana competizione.

Nelle  pagine del manoscritto, De Coubertin spiega il suo progetto e la sua visione di manifestazione sportiva olimpica e il documento gli è servito perciò come traccia del suo discorso pronunciato alla Sorbona.

Il manifesto olimpico di De Coubertin realizza un fuori campo degno di una finale di baseball

Il documento ha quindi anche un valore storico, oltre che sportivo, e aveva fatto perdere le sue tracce per decenni dopo la morte dell’autore.

Solo negli anni 90 lo studioso François d’Amat ha imboccato la pista giusta rinvenendo il “manifesto olimpico” in Svizzera, non a caso, nella cassaforte di un collezionista.

Il manifesto olimpico di Pierre De Coubertin aggiudicato a 9,8 milioni di euro realizza, da ultimo, un record price da fuori campo senza precedenti, considerando che oscura il record raggiunto in precedenza di 6,2 milioni, pagati lo scorso giugno per una maglia indossata dal fuoriclasse Babe Ruth, campione proprio di baseball negli Yankees di New York.

Il contenuto del manifesto olimpico

Secondo il giornalista Benny Casadei Lucchi, il documento non presenta, in realtà, tutti i contenuti alti e nobili che si svilupperanno successivamente nella storia delle olimpiadi moderne.

Concludendo, il barone De Coubertin si è concentrato nel suo manoscritto soprattutto sull’obiettivo pratico di dimostrare che l’attività fisica, confinata in accademie militari e caserme, aveva, a dire il vero, valori educativi di grande importanza sociale nella formazione delle nuove generazioni.

La sua professione di pedagogista lo aveva in effetti portato alla conclusione che si doveva andare incontro ai tanti giovani che desideravano praticare sport per raggiungere non solo l’eccellenza individuale, ma anche per sentirsi meglio grazie a una vita sana.

I modelli di De Coubertin

Casadei Lucchi ricorda che De Coubertin ha fatto tesoro di esperienze precedenti per riportare in vita l’esperienza olimpica, ispirandosi, in ogni caso, al filantropo greco Evangelis Zappas che aveva ideato le “olimpiadi della Repubblica” a Parigi tra il 1856 e il 1888.

Non va inoltre dimenticato il medico e botanico inglese William Penny Brookes, che elargiva premi in denaro ai vincitori delle olimpiadi di Zappas, e che aveva ideato una competizione simile nella sua cittadina natale di Wenlock, alle quali aveva assistito lo stesso De Coubertin.

La frase celebre

Infine, la famosa frase “L’importante non è vincere ma partecipare“, attribuita al barone francese è, in realtà, una citazione leggermente storpiata di un concetto espresso dal vescovo anglicano Ethelbert Talbot durante il suo sermone alla vigilia delle Olimpiadi londinesi del 1908.

Di conseguenza, il manifesto olimpico del 1892, acquistato per ben 9,8 milioni di euro da Sotheby’s, non contiene ancora la storica frase perché l’hanno pronunciata 16 anni dopo, con buona pace, si spera, dell’anonimo aggiudicatario.


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