Immigrazione, l’Ungheria non rispetterà più le regole UE

13581867193_88c2338487_zNuove decisioni anti-immigrati da parte dell’Ungheria.

Il governo nazionalista di Viktor Orban ha, infatti, deciso di non rispettare più le regole europee in materia di richiedenti asilo. Dopo la proposta di alzare un muro di oltre quattro metri per 175 chilometri sul confine con la Serbia, i nazionalisti di Budapest, quindi, stanno tentando una nuova soluzione per fermare l’ondata di profughi siriani, iracheni e afghani che, dalla Turchia, attraversano Bulgaria, Macedonia e Serbia e arrivano in terra magiara prima di dirigersi verso Francia, Germania e Paesi scandinavi.

Budapest, a sorpresa, ha sospeso a tempo indeterminato le regole imposte dal terzo trattato di Dublino, secondo il quale le richieste d’asilo devono essere esaminate dal primo Paese dell’Unione Europea in cui i profughi giungono, che, in questo caso sarebbe proprio l’Ungheria. Budapest, quindi, non riaccoglierà i migranti che, dopo essere entrati in territorio UE in Ungheria, siano già usciti dai confini nazionali o che si trovino già in altri Paesi dell’Unione.

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La Rendorszeg, la Polizia ungherese, ha fatto sapere di aver già fermato sessantamila profughi, quando lo scorso anno erano quarantatremila e nel 2012 solo duemila. La risposta di Orban è la solita, ovvero “basta profughi”, prima gli ungheresi” ecc.

Naturalmente, il premier magiaro ha riaperto lo scontro con Bruxelles in una vera “guerra sui rifugiati”. Chi si sente coinvolto sono i Paesi UE confinanti con l’Ungheria, soprattutto l’Austria. Ha detto la ministra dell’Interno di Vienna, Johanna Mikl-Leitner: “Chi vuole continuare ad avere un’Europa senza frontiere deve rispettare le regole di Schengen. E ciò implica la stretta osservanza del regolamento di Dublino”. L’Austria, quest’anno, ha già ricevuto ventottomila richieste d’asilo, in gran parte in arrivo da altri Stati membri, Italia e Ungheria in testa.

Queste manovre sono la prova di una falla di consensi per Orban tra gli elettori di destra, come provano le percentuali in crescita per Jobbik, il movimento euroscettico, populista e di estrema destra guidato da Gabor Vona, ormai stabilmente oltre il 20%. Il premier, parlando di muri, premendo sull’Unione Europea perché chiuda le frontiere e accennando al fallimento del multiculturalismo, cerca di riprendersi quei consensi, con un atteggiamento vago davanti alle autorità di Bruxelles: Orban, ieri, sotto pressione da parte dell’UE per la questione della chiusura delle frontiere, si è limitato a dire “motivi tecnici”.

Stefano Malvicini

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