India, 4 atlete di canottaggio si avvelenano e una muore

India

Choc in India e precisamente nel Kerala, dove mercoledì sera 4 allieve quindicenni di una squadra di canottaggio si sono avvelenate mangiando i frutti di “Othalanga”, un albero che cresce quasi solo in Kerala e in Sri Lanka chiamato “l’albero dei suicidi” perché notoriamente dà frutti avvelenati.

Una delle ragazzine è morta e le altre tre sono gravi in ospedale.  Si trovavano in un ostello della Authority degli Sport dell’India (Sai), nel distretto di Alappuzha, località a 130 chilometri dalla capitale dello Stato, Trivandrum, e prima di compiere il terribile gesto avevano scritto una lettera d’addio dalla quale sembrava che accusassero di molestie un allenatore.  Invece il sovrintendente della polizia locale, Suresh Kumar, ha negato che ne parlassero, facendo riferimento solo ad un “piccolo errore commesso dalle ragazze, per cui erano state ammonite”. Dal Centro sportivo hanno riferito che sarebbero state rimproverate per aver bevuto della birra.

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Durissima la replica dei familiari di Aparna Ramabhadran, l’adolescente deceduta, per i quali lei e le sue compagne non sarebbero state” in grado di sopportare le torture fisiche e mentali” a cui sarebbero state sottoposte dai loro allenatori. I familiari hanno raccontato che pochi giorni prima di suicidarsi, la ragazzina era stata colpita alla schiena con un remo.

Il personale del Centro frequentato da Aparna e dalle altre, nega, ma il direttore Srinivas ha annunciato in conferenza stampa che sarà avviata un’indagine interna e, se saranno trovati dei colpevoli, verranno presi i più “severi provvedimenti”. Un’inchiesta è stata annunciata anche dal ministero dello Sport.

 

 

 

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).