Iran, condannata a morte 20enne incinta per avere bruciato una foto

L'immagine era del fondatore della repubblica islamica, Ruhollah Khomeini

Ancora l’Iran fa parlare di sé per le condanne a morte ai danni dei più deboli. Secondo l’emittente di proprietà saudita “Al Arabiya” questa volta la vittima sarebbe una ventenne incinta di origine curda. Shahla Adbi è accusata di avere incendiato una foto del fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran, Ruhollah Khomeini. Per tale reato è prevista la pena di morte. L’esecuzione dovrebbe essere “imminente”.

La donna era stata arrestata lo scorso ottobre nella città nordoccidentale di Urmia. Una sua compagna di prigionia ha dichiarato che quando Shahla è arrivata in carcere era molto spaventata e “sotto shock”. Era incinta di quattro mesi ed è stata tenuta in isolamento 30 giorni.

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Il Consiglio per i diritti umani della Nazione Unite ha chiesto una “azione urgente” per contrastare la decisione e bloccare i tempi.

Da quando il 17 settembre 2022 la 22enne Mahsa Amini è stata uccisa per avere indossato male il velo e sono iniziate le proteste nel Paese Islamico, più di 500 persone avrebbero perso la vita, secondo le stime degli attivisti iraniani. I tribunali hanno emesso 17 sentenze di condanna a morte, di cui sono state eseguite quattro.

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Il governo iraniano ha emesso nel frattempo sanzioni contro 34 soggetti europei per avere “istigato atti terroristici e violenza contro il popolo iraniano….diffuso false informazioni sull’Iran e partecipato all’escalation di sanzioni crudeli contro il popolo iraniano“. Tra i soggetti “banditi” si trova anche l’eurodeputata leghista Anna Bonfrisco.

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