Iraq, volontari cristiani combattono contro l’Isis

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E’ tristemente nota la situazione di persecuzione che vivono i cristiani sotto l’Isis, in Siria ed in Iraq. Ora molti di loro pensano che non sia più il tempo di porgere  l’altra guancia, così si sono organizzati in milizie come quella irachena chiamata Dwekh Nawsha, che grosso modo significa “Votati al sacrificio” o “Martirio futuro”. E’ formata da duecento giovani volontari, per la maggior parte assiri, quasi tutti tra i venti e i trent’anni con a capo ufficiali più anziani che potrebbero essere loro padri. Gli assiri sono stati i primi ad “arruolarsi” e fino a tre mesi fa erano solo una quarantina, ma poi si sono aggiunti caldei, siriaci e ortodossi. Inoltre combattono insieme ai peshmerga curdi.

Il loro quartier generale è a Duhok, capoluogo del Kurdistan occidentale, tra Mosul (l’antica Ninive) ed il confine con Siria e Turchia.

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“Con il governo centrale  e l’esercito regolare non abbiamo rapporti se non per scambiarci informazioni di carattere strettamente militare, ma per il resto siamo indipendenti”, spiegano.  “Le armi vengono dalle riserve dell’Assryian Patriotic Party (il partito patriottico assiro, ndr), in parte sono di proprietà dei nostri combattenti e in parte le acquistiamo con i soldi delle donazioni che raccogliamo via Internet. Da tre settimane abbiamo attivato un servizio di donazioni via PayPal: per il momento non è ancora molto efficace, e per questo ci vuole tempo”.

Per il momento non sono neppure abbastanza forti per affrontare l’Isis apertamente: “Il nostro dovere è quello di controllare il territorio e tenere i cristiani fuori pericolo. Per questo continuiamo a fare esercitazioni militari e ad addestrarci, continuamente”.

“Preghiamo e combattiamo, questa è la nostra terra e dobbiamo proteggerla dai terroristi” dichiarano. Inoltre si recano nei villaggi e nelle cittadine cristiani attorno a Mosul per verificare se ci sono monasteri devastati dalle bandiere nere e se è possibile salvare qualcosa, come croci e testi antichi, libri di preghiere scritti a mano dai monaci.

Sono anche quotidianamente attivi sui social network per far conoscere la loro lotta e ottenere così anche il sostegno dell’Occidente, che sta già arrivando tramite offerte di denaro da diversi Paesi.

“Vogliamo restituire alla cristianità la piana di Ninive, le nostre speranze sono qui, non lasceremo questa terra senza combattere”, assicurano.

 

 

 

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).