Israele approva piano militare a Rafah: Biden critica Netanyahu

Israele definisce il piano di invasione di Rafah: Stati Uniti e altri paesi Occidentali non ci stanno e vanno all'attacco

Nonostante le voci critiche e il timore di una estensione della crisi umanitaria in atto, Israele va avanti allo scopo di eliminare “due battaglioni di Hamas” presenti a Rafah, a pochi km di confine dall’Egitto. Questa l’intenzione di Benjamin Netanyahu. Che in un incontro con il premier olandese Mark Rutte ha confermato ancora una volta la sua linea intransigente. E gli ultimi raid notturni hanno confermato che l’intenzione di invadere con le truppe di terra la città dell’estremo sud di Gaza è più viva che mai. Tanto che i vertici militari israeliani avrebbero già pronto un piano militare, approvato dal gabinetto di guerra e concordato con tutti i membri del governo. Lo riporta l’emittente pubblica israeliana Kan che cita le parole del capo di stato maggiore di Tel Aviv Herz Halevi.

Nella notte diversi radi notturni degli aerei israeliani hanno attaccato quattordici abitazioni civili e tre moschee, provocando almeno 67 morti tra i civili palestinesi. In totale le vittime dall’inizio dell’offensiva di terra a Gaza sono 28.176, di cui la maggioranza donne e bambini. Alcune bombe sganciate da Israele, riporta la Fondazione Sinai (una organizzazione umanitaria egiziana), avrebbero sfiorato persino il confine egiziano. Ciò rischia di provocare una risposta da parte dal Cairo che nel frattempo sta potenziando la propria presenza militare al confine con la Striscia.

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Secondo l’esercito di Tel Aviv “sono state condotti una serie di attacchi su obiettivi terroristici nell’area di Shaboura, nella Striscia di Gaza meridionale”. In più, a seguito di una incursione dei militari in un edificio di Rafah, sarebbero stati liberati due ostaggi presenti lì dal 7 ottobre: gli argentini Fernando Simon Marman e Louis Har. Entrambi sono in condizioni di salute buone, afferma ancora l’esercito. Lo stesso Netanyahu ha definito l’operazione di salvataggio come un “successo”, facendo capire che le prossime operazioni militari israeliane seguiranno questo tenore: attacchi aerei e incursioni di terra con tanto di carri armati e mezzi pesanti.

Da parte di Tel Aviv non emerge nessun dubbio sull’intraprendere un’operazione di questo tipo e i continui appelli di prudenza da parte di governi e organizzazioni umanitarie non vengono presi in considerazione. A partire da quello di Joe Biden che, in una telefonata al Netanyahu, ha confermato la riluttanza statunitense nel sostenere un’azione di questo genere, rischiosa soprattutto senza un piano preciso per salvaguardare i civili. Piano di evacuazione evocato in precedenza dallo stesso premier israeliano, ma che non può avere una applicazione concreta, per il semplice motivo che non esistono altri luoghi in cui spostare i rifugiati palestinesi (la maggior parte dei quali provenienti proprio dal Nord della Striscia). Secondo fonti Usa, il presidente americano avrebbe quindi esternato in privato rabbia e frustrazione per l’imminente operazione israeliana e per la “sordità” del primo ministro. Molti media parlano persino di rottura tra i due, con i consiglieri del presidente americano che gli intimano di usare parole più dure contro di lui.

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