Estero
Israele, Gallant: no a guerra con Hezbollah. Ma la tensione al confine aumenta

Mentre la situazione a Gaza continua a rimanere drammatica – si contano 2.240 morti tra i palestinesi e 1400 tra gli israeliani -, e l’operazione di terra da parte delle IDF rimane sempre più probabile, a nord di Israele la situazione potrebbe sfuggire di mano se gli scontri con alcuni militanti di Hezbollah dovessero proseguire. Finora si sta puntando più che altro a calmare le acque sebbene dallo scorso 7 ottobre diversi scontri a fuoco si sono registrati tra i militari israeliani e le forze di Hezbollah. Protagonista degli scontri è stata di recente la città di Kiryat Shmona: le autorità temono che nei pressi della zona ci siano degli infiltrati per cui l’allarme rimane sempre alto. Ai cittadini è stato consigliato di mettersi a riparo dagli attacchi. Anche agli abitanti di Metula, altra cittadina incastonata tra Libano e Israele, è stato chiesto di rimanere nei rifugi per evitare pericoli.
Il governo di Tel Aviv domenica ha avvertito i cittadini di non avvicinarsi a quattro km dal confine dal confine con il Libano visti i continui scontri a fuoco che si stanno registrando nelle scorse ore con conseguenze nefaste anche per diversi giornalisti, come il reporter di Reuters Issam Abdallah, ucciso dai militari israeliani mentre stava effettuando delle riprese al confine. Il gruppo libanese ha giustificato la sua presenza militare a causa degli scontri degli ultimi giorni ma il rischio dell’apertura di un secondo fronte a nord è sempre più probabile. Sebbene il ministro della difesa Yoav Gallant in un video abbia detto che “Israele non ha interesse ad entrare in guerra con Hezbollah”, i rischi rimangono di un fronte nord appare più che concreto.
Intanto, a poche ore di distanza dalle parole alla CNN del Consigliere della sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan e del ministro dell’energia Israel Katz, i quali avevano riferito di voler ripristinare l’acqua a favore dei cittadini del sud di Gaza in diversi “punti specifici”, nulla ancora è cambiato: gli operatori umanitari di Gaza hanno affermato che l’acqua non è stata ancora ripristinata, mentre un portavoce del governo di Hamas ha confermato che il blocco continua ancora.








