“La prima vittima di una guerra è la verità”

La diplomazia deve essere sempre la via maestra per risolvere qualsiasi contrasto ed evitare un conflitto armato

Nessuna guerra può trovare giustificazione per la semplice ragione che ogni contrasto può essere risolto con la diplomazia e un accordo soddisfacente per entrambe le parti.

La dichiarazione del Presidente russo

Ieri, il Presidente Vladimir Putin ha rilasciato questa dichiarazione alla stampa: “Tutti hanno dichiarato di voler trattare e discutere con la Russia per una soluzione pacifica, ma solo se la Russia avesse accettato le loro condizioni. Hanno messo la Russia con le spalle al muro: o fai quello che ti diciamo o nulla. La UE, gli USA e la NATO hanno solo e sempre minacciato e dettato ultimatum alla Russia. È questa la diplomazia della UE?”.
In effetti, sembra che Putin non abbia tutti i torti, a parte il caso del nostro Ministro degli Esteri che si è fatto un viaggio a Mosca per dire ai russi che con loro non ci parlava.
La tensione, sfociata oggi in guerra, ha una lunga storia e l’Ucraina e il suo popolo, così strettamente legato a quello russo, non sono i protagonisti, i nemici. Il nemico vero sono gli Stati Uniti e gli alleati, che Putin ha definito i “vassalli”.

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L’assedio della NATO alla Federazione Russa

Ribadendo che questa guerra non aveva alcuna ragione di scoppiare, ha posto i suoi presupposti nel 1997. Nonostante gli accordi di Reagan con Gorbaciov, in quell’anno furono invitati 3 Paesi dell’ex blocco comunista: Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca ad aderire alla NATO. Nel 2004 si è completato il processo di adesione di altri 7 Paesi ex sovietici: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia.

Ogni Stato sovrano ha il diritto di allearsi con chi vuole

In totale, 15 ex Repubbliche sovietiche sono passate sotto l’ombrello americano con il sogno del benessere ed era rimasta solo l’Ucraina, la più vicina a Mosca. Putin ha chiesto fino all’ultimo d’avere rassicurazioni sul non impiantare basi missilistiche a Kiev, con vettori che possono portare la bomba a Mosca in 3 minuti. Nessuna risposta e questo è il risultato. Anzi, l’Occidente una risposta l’ha data: ogni Stato sovrano ha il diritto di allearsi con chi vuole.

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Il dubbio che il “bene” non sia da una parte sola

Come oggi evidenzia un quotidiano milanese, “La mossa dell’ex funzionario del KGB è una follia. L’Occidente ha però sbagliato a inondare di soldi Kiev per staccarla da Mosca, facendo sentire la Russia sotto minaccia. Ignorata la lezione di Henry Kissinger: «Far entrare gli ucraini nella NATO, porterà solo conflitti»”.
Oltre ai milioni di dollari, in verità, l’Ucraina è stata inondata anche di nuove armi e ciò sicuramente non ha deposto a favore di un rapporto pacifico tra la Russia e l’America.

Le sanzioni: altra benzina sul fuoco

Ora si contano i morti, i palazzi distrutti, una economia già fragile – quella ucraina – che sicuramente non trarrà beneficio dalle bombe. E, a proposito di economia, Stati Uniti e Alleati danno prova di un’altra visione lungimirante: l’inasprimento delle sanzioni contro Mosca.
In buona sostanza, l’Alleanza Atlantica dice a Putin che per il momento non scende in campo per non scatenare la Terza Guerra Mondiale, ma cercherà di ridurre la Russia in miseria, così che il popolo affamato si liberi della sua presenza.

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Sia abbattuto il nuovo Hitler!

Lo scopo delle sanzioni, con l’aiuto della comunicazione tambureggiante su tutti i media, social compresi, è poi solo questo: fare in modo che siano gli stessi russi e detronizzare il nuovo Zar, presentato come l’Hitler del Ventunesimo secolo, il pazzo che vuole ricostruire l’Unione Sovietica e minaccia il Mondo. Ma come giustamente ha evidenziato il Sen. Andrea Cangini, già direttore di QN Quotidiano Nazionale, “Le sanzioni economiche hanno sempre rafforzato il sanzionato. Rischio saldatura tra Russia e Cina”.

Eschilo aveva ragione

Come scrisse Eschilo nel VI secolo a.C “La prima vittima di una guerra è la verità”. Come indicato in precedenza, la Russia è circondata da repubbliche sotto l’ombrello della NATO e colpire una di loro, significa davvero scatenare la Terza Guerra Mondiale.
Qualcuno può pensare che la “Grande Russia”, ma con un PIL inferiore al solo Stato del Texas e 144 milioni di abitanti – Italia e Germania messe insieme – possa volersi suicidare contro i 30 Paesi della NATO?

L’ansia di una America detronizzata

No, questa è propaganda che serve a preparare il terreno su un eventuale ingresso dei Marines a difesa della “libertà e della democrazia” in Ucraina, se in Russia non nascerà un movimento forte d’opposizione a Putin. La Russia non deve saldarsi con la Cina o non ce n’è più per nessuno, sia economicamente che militarmente e gli Stati Uniti scendono a giocarsi il terzo posto tra le super potenze con l’India. Anche questo è un elemento da considerare attentamente.

L’uovo di Colombo. Anzi di Reagan

Alcuni giorni fa, a mia firma e su questa stessa testata, è uscito un articolo dal titolo “L’uovo di Colombo. Anzi di Reagan”. In esso raccontavo che al sorgere della Federazione Russa, il Presidente americano propose con lungimiranza a Gorbaciov d’entrare nel Patto Atlantico. Il comunismo e l’Unione Sovietica non esistevano più e gli analisti di Reagan prevedevano che presto si sarebbe affacciato un nuovo nemico sulla scena mondiale, con la sua dittatura comunista e un miliardo di persone: la Cina.
Se Reagan ce l’avesse fatta, oggi non avremo la cronaca dei morti a Kiev, dopo aver ascoltato per due anni quelli per Covid, il mondo poteva vivere sicuro e senza pericoli di guerre per decenni, forse secoli, perché la Cina non avrebbe avuto Partners potenti da contrapporre all’alleanza occidentale.

Invece, l’America ha scelto di riprendere la vecchia strada che vede sempre la Russia quale nemica e, a quanto pare, non ha alcuna intenzione di lasciarla.

Massimo Carpegna

Massimo Carpegna
Massimo Carpegnahttp://www.massimocarpegna.com
Docente di Formazione Corale, Composizione Corale e di Musica e Cinema presso il Conservatorio Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Scrittore, collabora con numerose testate con editoriali di cultura, società e politica.

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