La protesta contro il razzismo e la furia iconoclasta

La furia e il vandalismo contro le statue religiose

Photocredit https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Statua_della_Sirenetta.JPG

La chiamano iconoclastia. Se consultiamo la “Treccani”, leggeremo: “La dottrina e l’azione di coloro che nell’Impero bizantino, nel sec. 8° e 9°, avversarono il culto religioso e l’uso delle immagini sacre. La lotta contro le immagini cominciò con le disposizioni prese nel 726 dall’imperatore Leone III Isaurico, mosso sia da considerazioni di ordine pratico immediato (togliere un argomento all’incalzante propaganda musulmana che accusava di idolatria i cristiani) sia dalla preoccupazione della crescente influenza sulle masse popolari dei monasteri e dei monaci, presso i quali si trovavano immagini particolarmente e fanaticamente venerate”.

Da quel tempo di furibondi scontri religiosi, che sfociarono poi nelle Crociate, in molte altre fasi della storia si è assistito all’iconoclastia il cui significato era sempre lo stesso: abbattere un’effige che rappresentava una civiltà, una cultura, un potere. Insomma, sono azioni che non presagiscono niente di buono, se non un nuovo “terrore”.

Shuan king lo scrittore attivista

La ragione di tanta furia, che si articola non solo negli atti di vandalismo e distruzione di statue, è sorta in seguito all’uccisione di George Floyd da parte di un poliziotto. Le sacrosante proteste hanno preso questa piega grazie all’invito di Shaun King – scrittore, attivista di estrema sinistra e uno dei leader del “Black Lives Matter”, ai suoi sostenitori, affinché distruggessero i simboli di quella che lui individua quale forma di supremazia bianca e propaganda razzista.

Un esempio ci proviene dall’Inghilterra, dove arriva la richiesta di rimuovere dalle cattedrali anglicane – governate dall’arcivescovo di Canterbury – le statue di San Michele mentre schiaccia con il piede il Signore degli Inferi, poiché questa immagine ricorda l’uccisione di Gorge Floyd.

Ma torniamo al comunista Shaun King, all’artefice di questa moderna iconoclastia. Probabilmente il suo modello deve essere stato la rivoluzione bolscevica, che si accanì contro tutte le statue della Russia zarista e saccheggiò le chiese ortodosse per fondere l’oro degli arredi liturgici. Fu così cancellata una parte importante della storia di quel Paese e ciò è sempre presente nella presa del potere da parte di regimi totalitari.
Non sarà possibile una presa del Palazzo d’Inverno “nella terra della libertà”, come recita l’inno americano, ma stiamo assistendo ad una sorta di follia collettiva della quale non sono ancora ben chiari gli obiettivi. Sicuramente, protetti da una sorta di giustificazione ideologica, si muovono persone che con Floyd non hanno nulla a che fare e sono imparentate solo con la stupidità.

La statua della “Sirenetta”

“Racist fish!”, pesce razzista ha scritto qualcuno con la bomboletta spray sulla statua della “Sirenetta”: il monumento più famoso della Danimarca da ben 107 anni e che si trova al molo Langelinie di Copenaghen. A progettarla fu lo scultore Edvard Eriksen, che s’ispirò alla fiaba di Andersen per offrire un omaggio allo scrittore, alla sua fantasia e all’amore; ogni anno, infatti, è meta di migliaia d’innamorati.

L’ipotesi della polizia è che il crimine abbia un legame con il movimento “Black Lives Matter”; nelle ultime settimane, e in tutto il mondo, sono state vandalizzate e distrutte altre statue di personaggi storici legati al colonialismo o alla discriminazione razziale come, per qualcuno, quella di Cristoforo Colombo. Occorre inginocchiarsi o si è subito tacciati di razzismo, poiché viviamo tempi nei quali ci si deve uniformare ai riti proposti. Qualunque essi siano.

Ma cosa c’entra l’effige di un personaggio inventato, emblema dell’amore e della fantasia, con i diritti dei “anche le vite dei neri contano”? Cosa c’entra Colombo?

Si dà voce alla rabbia che vuole giudicare i fatti di ieri con gli occhi di oggi, separandoli dal contesto storico. E ciò è distintivo solo in una civiltà che ha perso il senso delle cose, che ha smarrito la capacità d’analisi critica oggettiva. In una parola, non ha più conoscenza, cultura, non ha più i suoi valori fondanti e vive di riti, di superficialità, di monopensieri e di mode, alle quali si associano le personali frustrazioni.
Il nostro tempo non è l’alba di un nuovo giorno, più giusto e luminoso; è il tramonto di una civiltà che mostra le ragioni della propria fine.

Massimo Carpegna