La solitudine della Brexit

Il Regno Unito solo e fuori dall’UE è la metafora dell’uomo derelitto connesso con tutto il pianeta ma sconnesso con chi gli sta accanto. Un mondo popolato da uomini soli.

Allo scoccare della mezzanotte del 31 gennaio, il Regno Unito è uscito dall’Europa. L’immagine dei maggiordomi di Bruxelles che rimuovono le bandiere inglesi fuori dalla sede dell’Unione Europea è emblematica. D’ora in avanti, quando il vento di Bruxelles soffierà sul Parlamento, la Union Jack non sventolerà più insieme alle altre.

Mille teorie e riflessioni cercano di spiegare come si sia arrivati a questo clip show: la Gran Bretagna è territorialmente troppo lontana ed isolata dal resto del continente; gli inglesi erano vittime dell’egemonia franco-tedesca; la working class di Jhon Lennon si era troppo impoverita a vantaggio dei Lord, eccetera eccetera eccetera. La ragione non si sa dove sia. Quello che è invece certo, è che la Gran Bretagna era sola prima e sola rimarrà anche da qui in poi. Sola come gli inglesi, gli scozzesi, gli irlandesi e i gallesi. Sola esattamente come tutti gli altri 27 stati che dentro l’Unione Europea ci sono rimasti (per ora). Sola come tutte le persone che calpestano la superficie di questo sudicio mondo.

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Gli ultimi dati sulla popolazione mondiale raccontano di 7 miliardi e mezzo di teste che vivono insieme nello stesso pianeta. Insieme ma non insieme. Mai come ora la razza umana affoga nella solitudine. Anno dopo anno, giorno dopo giorno, l’uomo ha da sempre mirato al progresso con l’obiettivo di vivere e lavorare meglio e di più. La produttività è aumentata, sono migliorate anche l’aspettativa e la qualità della vita, ma stranamente si sta peggio. Invece che unire le persone, l’innovazione tecnologica le ha divise e in questa maniera ogni rapporto umano muore. La macchina sta continuando a divorare spazio di vita all’uomo e con l’avanzare tecnologico, questo si ridurrà fino a quasi scomparire.

Logico e tremendo effetto dell’evoluzione della tecnica è la vittoria dell’individualismo sulla collettività. Ognuno gioca esclusivamente per sè stesso senza pensare a nessun’altro e valori come solidarietà e condivisione vengono dimenticati. La nascita di gruppi comunitari, sovranisti o di ispirazione fascista sono figli dell’individuo che schiaccia il collettivo. Di persone che si sentono sole e senza identità.

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Quello di internet è un inganno. Il web ci rende iper-connessi con chi vive dall’altra parte del mondo e al contempo sconnessi con chi ci è accanto. Vicini ma distanti. Abbiamo centinaia e migliaia di amici su Facebook, ma pochi o nessuno nella vita vera. Parliamo ogni giorno con tantissime persone attraverso brevi messaggi in codice scambiati in maniera meccanica e automatica. Neanche ci si telefona più. Il virtuale ha ucciso il reale. L’apatia del virtuale ha contagiato persino moltissimi dei cosiddetti VIP e star dello spettacolo, che si conoscono e si approcciano con i social network o che sono iscritti ad app d’incontri. Il contatto e il respiro umano mancano come l’acqua nel deserto. L’uomo è diventato come un’app del cellulare che deve continuamente aggiornarsi per non diventare obsoleto e questa costante necessità di rinnovamento toglie tempo alle relazioni tra persone. Si vive dentro un algoritmo.

Quello di oggi è un mondo spopolato da uomini e popolato da uomini soli. Che cos’è dunque la vita? La vita è quel treno che ti passa davanti mentre te sei piegato sul telefono.

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Riccardo Chiossi